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Per un' Italia Liberale, Liberista, Libertaria_Costituente Liberale Nazionale
POLITICA
19 dicembre 2007
La Presidente Nazionale dei Circoli della Libertà a Torino
In coincidenza del 1^ Anno di vita del 1 Circolo della Libertà costituitosi in terra sabauda,
la Presidente dell' Associazione Nazionale Circolo della Libertà Michela Vittora BRAMBILLA ci onora della sua presenza.

Infatti sarà a Torino nella giornata di oggi, mercoledì 19 dicembre alle ore 18.00, per la conferenza stampa di presentazione della struttura organizzativa dei Circoli della Libertà piemontesi.

In serata, alle ore 20.30, si terrà un incontro aperto al pubblico, durante il quale la presidente Brambilla presenterà il nuovo progetto politico del Popolo della Libertà, il ruolo dei Circoli della Libertà e le prospettive future.

Gli appuntamenti si terranno all'Hotel Royal di corso Regina Margherita 249


Ricordiamo che il giorno 21.12 a partire dalle ore 19, per festeggiare il Compleanno del Circolo si terrà   a partire dalle ore 19

l' APERICENA DELLA LIBERTA'

@

ARGONAUTA

Via XX settembre 78

Tale appuntamento sarà preceduto a partire dalle 18 dall'Assemblea dei Soci e dei Simpatizzanti del Circolo della Libertà Città di Torino Luigi EINAUDI.

Saranno presenti gli amici DARIO TROIANO E FERNANDO VDENTRIGLIA oltre ad altri esponenti e presidenti dei Circoli della Libertà di Torino e Provincia.

Nel corso dei due appuntamenti sarà possibile pre-iscriversi a "il popolo della libertà".

Tutti voi siete invitati a partecipare numerosi!

INFO: 3406703498

BUONE FESTE A TUTTI!


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SOCIETA'
12 settembre 2007
BOTTE A CHI DIFENDE I VALORE DELL'OCCIDENTE. INCREDIBILE!
Quello che temevamo è puntualmente accaduto. I difensori dei valori dell' Occidente e della Libertà, gli oppositori all'islamizzazione strisciante dell'Europa, gli ultimi crociati, presi a botte a Bruxelles da chi questi valori dovrebbe difendere più di ogni altro: le autorità di quel paese, le autorità dei paesi d'Europa. Ma, purtroppo, ormai il mondo sembra essersi rovesciato. E la ragione va a chi è per la "cultura" della morte, i Bin Laden, i terroristi e le sinistre più o meno radicali conviventi. Neppure ORIANA aveva immaginato tanto.
A questi signori vogliamo semprlicemente dire di stare attenti. Non abbiamo paura, non ci fermerete, non ci fermeranno. Come a LEPANTO la nostra lotta per la Libertà non si fermerà. E saremo noi a vincere.
A BORGHEZIO (e amici) trattato come un terrorista, come chi spacca le vetrine e devasta la città, tutta la nostra solidarietà e l'invito a NON MOLLARE: perchè non sei, non siete soli.
La vostra battaglia, la nostra battaglia.

Hasta la Libertad siempre!

 
Unione per le Libertà
Circolo della Libertà di Torino Luigi EINAUDI

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n. 215 del 2007-09-12 pagina 11

Bruxelles, botte contro la protesta anti-islam
di Alessandro M. Caprettini

Polizia scatenata per impedire la consegna alla Ue di una petizione di 10mila firme che chiede di bloccare la sharia in Europa
Tra i 154 fermati vari parlamentari, anche italiani

da Roma

Calci, pugni, arresti (anche se le autorità hanno tenuto a precisare trattarsi di «fermi»): nella capitale d’Europa un centinaio di poliziotti si sono scatenati ieri contro duecento manifestanti anti-islamici, tra cui alcuni europarlamentari come il leghista Borghezio, finito in guardina qualche ora e rilasciato dopo perquisizioni e verbali nonostante avesse notificato il suo «status» di deputato.
«Manifestazione vietata, e dunque bisognava cominciare ad arrestare», ha spiegato secco il capo della polizia Roland Van Reusel. Freddy Thielemans, sindaco socialista della capitale belga, già da giorni aveva fatto sapere che minicorteo e manifestazione del Sioe (Stop Islamisation of Europe: basta all’islamizzazione dell’Europa) non si sarebbero dovuti tenere. Scusa ufficiale: la presenza di parecchi musulmani in città che avrebbero potuto sentirsi offesi dalla protesta con la consegna di una petizione con 10mila firme che chiede alla Ue di bloccare la contaminazione e soprattutto di vietare in qualsiasi modo l’introduzione della sharia nel Vecchio continente. Ma tra la decina di sigle che avevano organizzato l’appuntamento, non a caso nel sesto anniversario dell’attentato alle torri gemelle di New York, non poche hanno deciso che si sarebbe proceduto lo stesso. Nonostante il divieto.
Così ieri mattina, a place Schumann, davanti alla sede del Consiglio e a due passi dalla commissione, si sono pian piano riuniti i danesi dei Siad, gli olandesi del No sharia here, francesi, il leghista Borghezio - armato di volantini su cui era scritto «No Eurabia» - ma anche, più numerosi, militanti del Vlaams Belang (Interesse fiammingo), guidati dai loro leader: il presidente Frank Vanhecke e il capogruppo nel parlamento belga, Filip Dewinter.
Con tutta probabilità, più che il timore di recare offesa alla comunità islamica («ma noi non ce l’abbiamo con i musulmani, quanto con l’integralismo islamico», ha protestato il danese Andres Gravers, fondatore del Sioe), a far decidere il divieto al sindaco di Bruxelles e a far muovere con molta decisione la polizia è stata proprio la presenza dei separatisti fiamminghi. Il Belgio, a tre mesi dalle elezioni - vinte dai cristiano-democratici che hanno scalzato una coalizione di sinistra - è senza governo per i dissidi esplosi tra fiamminghi e valloni del partito vincitore. E nelle Fiandre monta l’ondata separatista (il 46% degli abitanti delle Fiandre è per la secessione).
Così si è usato il pugno duro. Contro i parlamentari, coi due del Vlaams Belang finiti in manette e deferiti all’autorità giudiziaria perchè, a detta dei poliziotti, avrebbero messo le mani addosso all’autista del furgone su cui erano stati caricati. Ma anche e soprattutto contro la libertà d’espressione. «Le leggi della Ue - ha protestato l’inglese Stephen Gash, fondatore del Sioe britannico - prevedono libertà di parola e noi volevamo solo manifestare pacificamente il nostro pensiero, consegnando la petizione all’Europarlamento».
Le firme raccolte, in aula ci arriveranno: ci ha pensato il capo degli anti Ue britannici (Ukip) all’europarlamento, Batten a farsele consegnare. Niente minicorteo, invece e niente manifestazione: 154 i partecipanti fatti salire sui furgoni della polizia, identificati e trattenuti per 4-5 ore in guardina. «Non hanno ottemperato alle leggi», ha spiegato laconico il sindaco Thielemans. Che su Borghezio ha aggiunto: «La legge è la legge. Non ci sono differenze tra parlamentari belgi o italiani». Diverso il giudizio di Frattini: «Tutte le manifestazioni non violente dovrebbero essere autorizzate, tranne quelle che sostengono il nazismo». Dall’Italia, nonostante il fermo di un nostro europarlamentare, silenzio di tomba per lunghe ore. Fino a che, in serata, la Farnesina ha provveduto a diramare una nota di protesta indirizzata al governo belga.






Borghezio: «Vogliono farci tacere solo per paura degli integralisti»
di Redazione

L’europarlamentare leghista: «È scandaloso che ci abbiano impedito di contestare pacificamente chi minaccia le nostre città»

da Roma

C’è del marcio a Bruxelles? Tra i cori di protesta intonati dagli anti-integralisti ancora bloccati nella stazione di polizia, e il cellulare quasi scarico, la voce di Mario Borghezio giunge un po’ a strappi, ma i concetti sono chiari: «Che l’11 settembre, nella capitale europea, sia impedito ad alcuni europarlamentari di trattare pubblicamente il tema dell’islamizzazione e del terrorismo non mi pare affatto normale...».
Ce l’ha, l’eurodeputato leghista, non tanto e non solo per il divieto della marcia tra i palazzi delle istituzioni europee, ma con la violenza delle forze di polizia e - ancora e soprattutto - per lo stop imposto agli organizzatori della manifestazione di tenere una conferenza stampa con la quale avrebbero illustrato lo stato delle cose e i possibili antidoti. «Non hanno voluto che parlassimo. Hanno espressamente proibito uno dei capisaldi dell’Unione: la libertà di esprimere il proprio pensiero».
E come mai, secondo lei, questo atteggiamento?
«Qualcuno ha paura di inimicarsi quei Paesi che sostengono il radicalismo islamico».
Parla di «qualcuno» della Ue o delle autorità belghe?
«Voglio credere che si tratti del sindaco di Bruxelles, anche perché non mi risulta che nella Commissione ci sia chi ha chiesto di vietare la nostra manifestazione. Guardi che è stata roba da non credere, anche per me che pure ho vissuto il periodo “duro” della contestazione leghista. Mai visti poliziotti così scatenati: pronto a colpire al capo con gli scarponi il leader del Vlaams Belang e a darmi gomitate e cazzotti. Qualcuno glielo deve avere espressamente richiesto. Anche perché le assicuro che da parte nostra non c’è stata nessunissima provocazione. Siamo stati bene attenti, anzi, a che nessuno fuoriuscisse dalle righe. E invece...».
E invece?
«Ho visto gente manganellata, presa a calci, spintonata brutalmente. Siamo stati arrestati e ammanettati. Portati in guardina e lasciati soli per ore. Poi siamo stati identificati e perquisiti. Ora pare che ci lascino andare, ma ci sono troppe cose che non tornano».
Vale a dire?
«È inammissibile che si sia vietata una manifestazione pacifica. È delittuoso che si sia proibita una conferenza stampa. Siamo davanti a un caso politico che non può finire qui: come è possibile che l’Europarlamento, sempre pronto a prendere le difese di ogni minoranza e a far valere il diritto d’espressione, non tenga conto di quello che è successo oggi? Com’è possibile che non si possa manifestare contro l’integralismo islamico le cui operazioni delittuose sono note ormai a tutti?».
Senta Borghezio, lei si dipinge da agnellino, ma lo sa che il sindaco di Bruxelles ha detto che tra i partecipanti c’è chi ha usato violenza nei confronti della polizia?
«Un falso clamoroso. Sappia che tutto è avvenuto davanti a decine di telecamere e a centinaia di obiettivi fotografici. Nessuna provocazione, niente di niente. Ci sono venuti addosso e ci hanno pestato e arrestati. Hanno continuato a menare anche una volta che siamo stati messi nei furgoni».
Borghezio: come si sente di uscire da questa giornata un po’ balorda?
«Con la convinzione del valore profetico degli ultimi scritti di Oriana Fallaci. Oggi l’abbiamo visto coi nostri occhi il rischio della montante islamizzazione dell’Europa».


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POLITICA
8 settembre 2007
11.11.07 MILANO: EURABIA? NO GRAZIE! MANIFESTAZIONE-
UpL (Unione per le Libertà) e CdL(Circolo della Libertà) di Torino Luigi Einaudi aderiscono e segnalano due iniziative altamente meritorie e alle quali è necessario essere presenti massicciamente.

La prima, che si terrà a MILANO nella giornata di MARTEDI' 11 Settembre (triste anniversario dell'inizio della guerra al terrore in cui ricordiamo le vittime delle TORRI GEMELLE), è contro l'islamizzazione lenta e inesorabile (se non sapremo opporci!) del ns. continente e il conseguente annichilimento dei nostri valori, i valori della ns., l'unica civiltà, quella dell'OCCIDENTE LIBERO, della LIBERTA', della TOLLERANZA, del rispetto e della difesa della VITA.

La seconda, in qualche modo legata idelalmente al primo, si terrà ad IMOLA il 15. settembre ed è intitolata, significativamente, "MEMORIAL ORIANA FALLACI - UNA VIA PER ORIANA".
Tutti i dettagli quì sotto.

E mi raccomando, non mancate, fate girare, PASSAPAROLA!

Galgano PALAFERRI
Presidente Nazionale
UNIONE PER LE LIBERTA'
Portavoce e Addetto Stampa
CdL di Torino L.EINAUDI

VENITE CON NOI DAVANTI AL PARLAMENTO EUROPEO DI MILANO
 
Islam integralista e Terrorismo L’osservatorio Del Diritto Italiano e Internazionale http:://www.oddii.eu   assieme al magazine Lisistrata  sotto la guida di Adriana Bolchini Gaigher  organizza una manifestazione presso il Parlamento europeo -  Rappresentanza regionale di Milano della Commissione europea    - Palazzo ex Stelline - Corso Magenta, 59 -  Milano l’11 settembre martedì  dalle ore 15 alle 17.  
Il ritrovo avverrà precisamente in Corso Magenta all’angolo di Via Caradosso, proprio di fronte al Palazzo ex Stelline  nello spiazzo antistante la chiesa delle Grazie.

Tale iniziativa appoggia quella che avverrà nello stesso giorno a Bruxelles, davanti al Parlamento Europeo, che vede la partecipazione dei due gruppi che l’hanno organizzata: SIOE (come rappresentanza inglese) e SIAD (danese), a cui hanno aderito molti cittadini comuni e gruppi provenienti da tutti i Paesi d’Europa, fra cui l’Italia. per dedicare un pensiero alle vittime delle stragi dell’11 settembre 2001 negli USA e per dire: STOP ALL’ISLAMIZZAZIONE DELL’EUROPA, anche se il sindaco socialista Freddy Thielemans, ha negato il permesso di manifestare pacificamente.
L’ obiettivo è quello di portare all’attenzione delle autorità, il malessere che ormai sta dilagando fra i cittadini europei e di convogliare verso una meta comune, le energie dell’opinione pubblica su queste argomentazioni.

I° Raduno internazionale europeo per sostenere i valori delle Carte Costituzionali e delle Leggi in vigore negli Stati europei, nonché il rispetto della Carta dei diritti dell’uomo che tutti gli Stati hanno sottoscritto e per dire no all’islamizzazione dell’Europa.  

A COSA DICIAMO NO:  
NO alla sharia nei tribunali italiani ed europei,
NO alla sharia applicata nei gruppi sociali di origine islamica,
NO al separatismo fra donne e uomini e fra immigrati e nativi,
NO alla discriminazione sessuale, religiosa, culturale, sociale e politica,
NO alla suddivisione delle società in classi sociali con diritti diversi,
NO alla poligamia,
NO alla teocrazia e
NO all’odio religioso.

A COSA DICIAMO SI:    
SI al rispetto delle Carte Costituzionali delle Nazioni Europee,
SI al rispetto delle Leggi vigenti nelle Nazioni Europee,
SI all’integrazione e alla libera circolazione delle idee, delle religioni e delle espressioni artistiche,
SI all’applicazione della carta dei diritti dell’uomo,
SI al diritto e alla libertà,
si al diritto di critica e di satira,
SI a tutto quanto rende il multiculturalismo una realtà e non sfrutta la democrazia per imporre su tutti un’unica legge che non prevede il multiculturalismo nei paesi occidentali: LA SHARJA.
SI alla democrazia e al confronto democratico e
SI alla comprensione e al valore delle differenze.

MANIFESTO TRANSLATE IN ENGLISH
Leaflets will be printed and handed out to passers-by to explain the reason for the rally.  I have translated the text into English with the Italian version below.  May I suggest that SIOE also prepare leaflets along these lines in several different languages for distribution on the day.  I would be happy to help out with translations:

First European International Gathering in support of the values of the Constitutional Charters and the Laws in force in the European States, as well as the International Declaration of Human Rights for all the nations who have signed it, we stand together against the Islamisation of Europe:

WE SAY:
NO  to Sharia in the Italian and European Courts
NO  to the application of Sharia Law within the Muslim community
NO  to the separation of women and men and between indigenous populations and immigrants
NO  to sexual, religious, cultural, social and political discrimination
NO  to the subdivision of societies and social classes with different rights,
NO  to poligamy
NO  to teocracy
NO  to religious hatred.

WE SAY:
YES To respect of the Constitutional Charters of the European Nations,
YES to respect of the existing Laws of the European Nations,
YES to integration and the free circulation of ideas,
YES to religious and artistic expression
YES to the application of the Declaration of Human Rights
YES to Freedom and the Rule of Law
YES to the right of criticism and satire
YES to multiculturalism in the true sense of the word, meaning respect for everyone's rights, which does  not mean taking advantage of democracy in order to impose views on others that are alien to them
YES to Democracy and democratic debate
YES to understanding and the appreciation of differences.

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POLITICA
31 maggio 2007
SPECIALE "IL GIORNALE DELLA LIBERTA" e a seguire "LA TV DELLA LIBERTA'"!
Finalmente il gran giorno: domani nasce
"IL GIORNALE DELLA LIBERTA'" voce dell'Associazione Circolo della Libertà presieduta da Michela VITTORIA Brambilla. E ogni venerdì, sarà distribuito in abbinamento a "il Giornale".
Quì sotto una breve Rassegna Stampa relativa ll'evento. Non prima però di Ricordare ai nostri lettori che sta per partire, a ruota, anche "LA TV DELLA LIBERTA'" diretta da Giorgio MEDAIL. E con questo il conto alla rovescia per il Governo Prodi, anche grazie agli ultimi risultati elettorali,  si fa sempre più veloce! Ma non si preoccupi, l'amico PRODI: potrà sempre trastullarsi con quel giocattolino chiamato PARTITO DEMOCRATCO. Altro che chiacchere: il vero Partito della gente, per la gente, futuro Partito della Libertà, sono i CIRCOLI DELLA LIBERTA'. Il vero cambiamento, per la nuova Italia, per l'Italia Libera, per la Libertà.

Galgano PALAFERRI

Unione per le Libertà
Circolo della Libertà di Torino - Luigi EINAUDI

SPECIALE “ASSOCIAZIONE CIRCOLO DELLA LIBERTA’”:

Finalmente al via “il Giornale della Libertà” e “la TV della libertà”.

Rassegna dai Media……

 

Da 1^ giugno, ogni venerdì, in allegato al quotidiano diretto da Belpietro, vi sarà “Il Giornale della Libertà”, voce ufficiale dei Circoli della Libertà di Forza Italia 

Dallo scorso 21 aprile, ogni sabato, in abbinamento facoltativo (vale a dire con un sovrapprezzo di 50 centesimi) con “Il Giornale” di Maurizio Belpietro, esce in edicola “Il Domenicale” (uscendo il sabato, non si sa perché si chiami “domenicale”…), settimanale culturale di 24 pagine, edito da Marcello Dell’Utri (senatore di Forza Italia). Dalla prossima metà di giugno, Belpietro farà il bis, procedendo nella sua marcia per trasformare “Il Giornale” in un vero e proprio organo di partito (ovviamente di Forza Italia): ogni venerdì, infatti, sarà in edicola “Il Giornale della libertà”, edito dall’Associazione stessa (che fa capo a Forza Italia), presieduta da Michela Brambilla (foto). La giovane rampante cui Berlusconi pare intenzionato a cedere il testimone di leader del partito e della coalizione, una volta raggiunti limiti d’età, avrebbe intenzione d’espandere il bacino d’utenza e di notorietà dei propri circoli e questo esperimento potrebbe risultare davvero decisivo. Il settimanale dovrebbe avere una foliazione di 12 pagine, essere stampato in un formato che ricorda “Il Foglio” di Giuliano Ferrara ed avere, dichiaratamente, un taglio fortemente politico. Inoltre, non dovrebbe essere venduto in abbonamento facoltativo come “Il Domenicale”, bensì obbligatorio (senza costi aggiuntivi), raggiungendo, perciò, un’utenza di circa 220mila lettori la settimana. Questa mossa trasformerebbe il quotidiano di Belpietro (edito da una società che fa capo alla famiglia Berlusconi) in un organo d’informazione di partito, se mai ve ne fosse bisogno dato il taglio delle notizie che vi si trovano. A dirigere “Il Giornale delle libertà” sarà, con ogni probabilità, Marco Barbieri, ex direttore del quotidiano “La Provincia” di Como ed ex caposervizio del “Sole 24 Ore”. Un’altra iniziativa importante, quindi, per la Brambilla, la quale appare come il volto nuovo più rilevante all’interno del centro-destra (strategia di marketing molto mirata da parte di Berlusconi, per svecchiare l’immagine del proprio partito e della propria coalizione, in un momento nel quale la discussione sull’età avanzata dei vertici istituzionali è molto viva). Ed ha in serbo un’altra iniziativa: creare il “Canale delle libertà”, una tv digitale di partito, che sarà inserita nel pacchetto Sky e, con ogni probabilità, in quello del digitale terrestre. (Giuseppe Colucci per NL)

 

I CIRCOLI HANNO UNA MARCIA IN PIU'

 

 

 

Chioma rossa, coca cola e abitino scuro sopra un fisico da fotomodella. Michela Brambilla arriva nell'antico Circolo di lettura nel cuore di Parma e sembra una star per tutti i generi e tutte le età. Gli uomini sgranano gli occhi, le donne applaudono. La platea freme. Sara lei la leader del nuovo centrodestra? Giancarlo Mazzuca, il direttore di QN che deve condurre le danze, va dritto al cuore: tanta popolarità non rischia di schiacciarla? E come saranno le reazioni allo tsunami Brambilla? Lei capisce al volo e mette in chiaro: «Berlusconi è un highlander, non avrà bisogno di successori». Ma avverte: «Ho detto più volte che al Grande Fratello della politica non parteciperò. Essere nominata non mi interessa».
Meglio stare nel Circolo della Libertà, giura: il movimento spariglia le carte nel centrodestra, ma - visto da Parma - sembra riaccendere la base che sogna una grande aggregazione alla francese, modello Sarkozy. Senza curarsi di infastidire qualche barone. «Siamo una realtà scomoda. Abbiamo più nemici di prima, me ne accorgo sulla mia pelle. Ma se c'è un'accelerazione, dico: ok, giochiamola fino in fondo».
Una vita di corsa. Con due obiettivi: riunire il «popolo del centrodestra» con una «nuova linfa», e poi «mandare a casa il governo Prodi». «Dormo tre ore per notte, ci metto l'anima». Il pubblico si galvanizza. E lei lo rincuora, un po' gatta, un po' Giovanna D'Arco: «Voi non dovete prendere ordini da nessuno. Nessuno vi può impedire di seguirci. Il nostro è un movimento libero. Almeno fino a che non mi trucideranno». Il refrain trilla come quello del primo Berlusconi. Sembra un tuffo nel 1994. «Noi interpretiamo il sentire del Paese - insiste la Brambilla -. Il nostro problema è la lontananza fra paese e politica. Se non ci siamo noi a parlare di tasse, ad esempio, non ne parla nessuno».
Via, allora, con una campagna mediatica in tv e sulla stampa: «Faremo la Tv della Libertà e il Giornale della Libertà - è l'annuncio -. Parleremo dei problemi dei cittadini. Saranno loro a raccontarli: manderemo in onda il sentimento del paese». Più la senti, più pensi che l'Onda Rossa dovrà fronteggiare presto i vecchi marpioni della politica. «Il Circolo della Libertà non vuole sostituirsi a nessun partito politico. Ma la politica da sola non ce la fa. Il Circolo accorpa tutte le componenti del centrodestra e ora anche moderati del centrosinistra che hanno votato questo governo e se ne sono pentiti. Noi andiamo oltre lo schema dei partiti tradizionali». Avanti tranquilla? Proprio immune dalle frecciate? «Non perdo tempo a contrastare queste voci perché non me ne frega niente.
Dobbiamo   salvaguardare questa democrazia della base».
Un sondaggio su Quotidiano.net la promuove leader del centrodetsra con il 70% dei consensi. «Troppo carini», sorride lei. E confessa: «Negli anni passati sono stata spesso corteggiata dalla politica, ma non no mai detto sì. In primo luogo perché sono un tipino difficile...».

(da Nazione - Carlino - Giorno, 18/05/07)

 

 

19-05-2007 - Italia chiama Italia
Parte il Giornale della Libertà

 

 

lunedì 21 maggio 2007

 

La Brambilla rilancia il messaggio di Berlusconi del 1994

Casini e lo scioglimento del Senato. Con la proposta – lanciata ieri attraverso una intervista a La Repubblica – di sciogliere il Senato e rivoltare solo per questa Camera (come costituzionalmente possibile), Pierferdinando Casini ha sfruttato le critiche di Prodi al Parlamento, ma non ha addossato la responsabilità alla legge elettorale voluta dal centrodestra (e il ritorno al proporzionale voluto proprio dall’Udc). Per Casini, lo stallo del Parlamento dipende dal fatto che al Senato “non c’è la maggioranza”; poi, nella polemica tra Prodi e Bertinotti, ha detto: “Bene ha fatto Bertinotti a difendere la dignità di un Parlamento e di una Camera che soffre degli intoppi del Senato”.
Detto questo, da che parte sta Casini? Afferma di riconoscere per la sua Udc “un comune denominatore con i gruppi del centrodestra” ma insiste nel sostenere la necessità di una “ristrutturazione del sistema politico italiano”. Lasciando da parte Bayrou – sul quale aveva molto sperato – aderisce al modello Sarkozy. Ma non è questo il punto perché tra il dire e il fare, in questo caso, ci sono di mezzo le Alpi.

Sciogliere solo il Senato significherebbe non rimettere in discussione il pur discusso – per esiguità di voti: 24mila – il successo della sinistra alla Camera. Alcuni elettori non particolarmente di parte, con la vista un po’ annebbiata dall’auto-celebrazione di Prodi per i successi del suo governo, potrebbe pensare: diamogli una chance completa e cioè una buona maggioranza anche al Senato.
Ma potrebbe accadere l’opposto. Ad esempio in Campania e a Napoli in particolare, dove continuano a bruciare i mucchi di immondizia. La Campania, per pochi voti, e con un misterioso blocco di trasmissione dei dati (all’interruzione era in vantaggio la destra, alla ripresa del flusso il vantaggio era passato alla sinistra), potrebbe votare per il centrodestra e dare a questo una buona maggioranza al Senato.
L’impasse sarebbe totale. Forse, in questo caso, Casini proporrebbe di sciogliere solo la Camera. Allora sarebbe meglio sciogliere subito l’intero Parlamento poiché, essendo il nostro un bicameralismo perfetto (cioè paritario), lo zoppicamento di una Camera si trasferisce anche sull’altra.
Non siamo in grado di entrare nei disegni profondi di Casini. Forse ha avuto un’idea e l’ha lanciata, tanto per dimostrare che c’è. Ma alla fine il centrosinistra avrebbe una possibilità di rafforzarsi molto dubbia. Tanto è vero che Piero Fassino ha subito messo le mani avanti: “Qualsiasi ritorno alle urne ha bisogno che prima si cambi la legge elettorale”. Prospettiva improbabile allo stato attuale (a meno che non siano fondati i sospetti di Mastella di un accordo tra i grandi partiti per fare fuori i piccoli).

Lasciamo le interpretazioni profonde ad altri. Secondo il verde Angelo Monelli, “la proposta di Casini ha l'evidente obiettivo di disarticolare le attuali coalizioni per modificare la geografia politica italiana eliminando il bipolarismo”. Poi aggiunge: “Il punto non chiaro è se Casini in caso di elezioni correrà con il centrosinistra o con il centrodestra. Il suo intento è quello di rompere da un lato con la Cdl e dall'altro di sparigliare la coalizione di centrosinistra per eliminare dal nostro sistema politico il bipolarismo, che è stata una conquista di democrazia per il nostro Paese”.

Realistico Nello Formisano, dell’Italia dei Valori: “Se servisse a risolvere i problemi saremmo d'accordo con Casini. La verità è che con nuove elezioni al Senato, con la attuale legge elettorale, vincerebbe la CdL, per cui secondo il Casini-pensiero sarebbero inevitabili le larghe intese, per assicurare un governo stabile al paese, essendoci una diversa maggioranza alla Camera e al Senato. Non ci sembra che questa sia la strada migliore. E' invece importante scrivere subito la nuova legge elettorale ed eventualmente, se necessario, andare al rinnovo del Parlamento con una nuova legge meno porcata di quella vigente”.

Per Altero Matteoli, An, “il governo Prodi ha fallito, producendo un vero disastro perché è allo sfascio sostenuto da una maggioranza divisa culturalmente e politicamente. I problemi non nascono solo perché al Senato mancano i numeri per governare, questo è sotto gli occhi di tutti. Se la litigiosità, i contrasti sulle pensioni, sul fisco, sull'Ici, sulle coppie di fatto, sull'immigrazione, in sintesi sul modello di società che si vuole costruire o salvaguardare dipendessero dai numeri del Senato, la proposta di Casini potrebbe essere presa in considerazione, ma l'amico Casini che quotidianamente contesta al governo le sue scelte sa bene che il vero problema irrisolvibile per Prodi e per la maggioranza è politico e che i numeri non sono determinanti, tant’è che quando l'Unione è riuscita ad essere unita i provvedimenti sono passati anche a Palazzo Madama nonostante la forza dell'opposizione”.
In sostanza Matteoli propone di lasciare logorare il governo Prodi.

Fassino e i laici. Per salvare il Governo, e quindi acquisire qualche merito, Fassino cerca una soluzione ai Dico e propone di riconoscere diritti alle coppie di fatto attraverso semplici modifiche al codice civile che, a suo parere, avrebbero più chance di essere approvate in Parlamento rispetto al disegno di legge sui Dico poiché “gli esigui e incerti equilibri parlamentari rischiano di non consentire l'approvazione di quella legge. E dunque chi si batte per i diritti delle persone e dei conviventi è di fronte ad una scelta: semplicemente riconfermare la soluzione Dico, scontando tuttavia che non venga approvata e rinviando sine die la soluzione del problema. Oppure ricercare con quali altri strumenti realizzare gli stessi diritti”.
Optando per la seconda soluzione, Fassino offre sia “una disponibilità ad esaminare altri progetti di legge depositati al Senato, tra cui quello del senatore Biondi che potrebbe facilitare una convergenza tra centrosinistra e almeno una parte del centrodestra, sia a verificare la praticabilità di riconoscere i diritti dei conviventi attraverso norme di diritto comune, cioè in articoli del codice civile, come viene proposto dalle associazioni cattoliche promotrici del Family day”.

Pronta la replica degli alleati laici. Marco Rizzo, dei Comunisti italiani, afferma di ritenere “piuttosto grave anticipare a mezzo stampa l'esito di un dibattito che deve essere tutto parlamentare e che dovrebbe coinvolgere le forze politiche in Aula. Di più: i comunisti, la sinistra, le forze democratiche dovrebbero essere tutte impegnate e schierate a difesa dei diritti e della libertà degli individui. Perchè mostrarsi subalterni a priori? Sui Dico Fassino firma la resa ancor prima che inizi la battaglia”.
Il verde Angelo Monelli va al di là di Fassino: “Il  Partito Democratico è libero di fare quello che ritiene più opportuno, ma noi siamo liberi di essere coerenti con il programma dell'Unione che abbiamo sottoscritto. Non siamo disposti ad arretrare l'asse programmatico dell'Unione o a sottostare alle pressioni che vengono da posizioni integraliste. Ci vuole coraggio per difendere l'Italia laica. Noi questo coraggio lo abbiamo e vogliamo metterlo al servizio del progresso civile del Paese”.
Indubbiamente il successo del Family Day deve avere impressionato Fassino, che in Piazza San Giovanni non contava le coscienze ma i voti. Da qui la sua apertura alla tesi dei Vescovi italiani: basta il codice civile.

Finocchiaro bacchetta Prodi. Angela Finocchiaro ha replicato alle critiche di Prodi al Parlamento, sostenendo che il Senato non è una “sorta di palude dove tutto si ferma” anche se “è vero (che) si lavora poco. Non è pensabile che già di giovedì pomeriggio i senatori pensino a scappar via”. In un’intervista pubblicata ieri su La Stampa, Anna Finocchiaro sostiene che ciò che serve “è una diversa organizzazione del lavoro”, anche se da parte dell'opposizione non c’è interesse a ottimizzare i lavori.
Verrebbe da replicarle: pensi per sé, alla sua maggioranza. E difatti la Finocchiaro non si tira indietro, anche se punta il dito su Prodi: “Dal governo mi aspetterei qualcosa di diverso. Che coltivi con più cura la sua maggioranza in Parlamento, che avanzi proposte un minimo già elaborate su cui esistano i consensi necessari”.

D’Alema stringe i tempi. Massimo D’Alema entra a piedi uniti sulla Costituente del Partito Democratico, pur non precisando se presenterà una propria lista, anche perché il metodo è ancora tutto da definire.
Il suo bersaglio sembra un altro, il solito, Veltroni, da molti indicato come il futuro leader del futuro PD. D’Alema è secco: “La fiducia che i cittadini hanno verso di lui è una cosa importante però nello stesso tempo bisogna anche avere la fiducia della classe dirigente perchè governare non è una impresa solitaria. A Walter mi sono sempre permesso di consigliare calma e prudenza, di non mettersi nelle mani frettolose di qualche king maker”.  
Per uscire così allo scoperto – in un’intervista rilasciata ieri al Corriere della Sera – vuol dire che la situazione sta precipitando. Allora D’Alema getta sul fuoco anche i contenuti, probabilmente per snidare Veltroni.
Parlando di riforme, afferma che c’è necessità di una riforma che “porti con sé un rafforzamento dell'esecutivo e il superamento di alcuni meccanismi obsoleti come il bicameralismo”. Non è una novità. Lo è un po’ di più l’appello all’opposizione per la riforma della legge elettorale poiché, in alternativa, “si va al referendum”.

Dire questo, però, significa scontare o che il referendum passa, e allora il premio di maggioranza va a un singolo partito (e il PD deve vedersela con FI); oppure che non passa, e allora resta la legge attuale con premio di maggioranza “nazionale” alla Camera e “regionale” al Senato: che è, questo secondo, un modo per tirare avanti.
E’ chiaro che nessuna di queste ipotesi piace a D’Alema. Per questo ricorda con nostalgia il “patto della crostata”  con cui venne sancito il patto della Bicamerale nel 1998: “Era un accordo importantissimo: c'era l'elezione popolare diretta del capo dello Stato e c'era il doppio turno che avrebbe limitato i poteri di ricatto delle forze minori”. Si tratta di un’apertura al centrodestra e in particolare a Berlusconi e/o a Fini? Non lo sappiamo.
Poi tocca un tema delicatissimo: il sindacato. Dicendo che il movimento sindacale oggi tutela solo interessi particolari e non porta avanti i grandi temi per lo sviluppo del Paese. Dice che i sindacati “hanno perso la forza di farsi carico dei grandi temi dello sviluppo del Paese. Oggi il sindacato è molto più focalizzato sulla tutela di interessi di natura particolare”. Stessa critica “a Confindustria e a tutte le altre organizzazioni economiche e sociali”. Banche comprese?

Colpendo da tutte le parti, D’Alema vuole presentarsi forse come deus ex machina? Il suo giudizio è pessimistico e lontano dal trionfalismo di Prodi: l'Italia sta vivendo “una crisi della credibilità politica che tornerà a travolgere il Paese con sentimenti come quelli che negli anni ‘90 segnarono la fine della prima Repubblica”. I risultati del governo Prodi sono, a suo parere, estremamente positivi, ma la percezione esterna è un po’ diversa perché “sono oscurati dalla crisi del sistema politico” (che non sembra solo un riferimento all’agitarsi di Mastella).
Conclusione: “Io non credo che il governo sia a rischio perchè non c'è un'alternativa”. E allora perché il tanto agitarsi dello stesso D’Alema?
Ne approfitta Fabrizio Cicchitto, Fi: “Non c'è dubbio che almeno nell'intervista di D'Alema c'è la consapevolezza della gravità della situazione. Al di là di quello che dice D'Alema emergono, ai margini sia del centrosinistra sia del centrodestra, elementi di antipolitica frutto di estremismo o di incultura. Poi c'è un'antipolitica più sofisticata, cavalcata da poteri economico-editoriali, che vogliono acquisire un sostanziale potere assoluto ed emarginare le forze politiche quali che siano, di centrosinistra o di centrodestra. Il nodo, però, è costituito dal fatto che il governo Prodi è praticamente inesistente: le opposte spinte delle sue varie componenti si elidono e si annullano e la stessa concertazione, cavallo di battaglia proprio del centrosinistra, allo stato è in una situazione di collasso. In un quadro di questo tipo l'opposizione può solo fare il suo mestiere, ma il vuoto di potere si determina perché in primo luogo c'è un vuoto di governo. Per di più oggi Prodi vive solo per le operazioni bancarie nelle quali interferisce e per una serie di leggi che sono non solo contro Berlusconi ma contro intere aree economiche e sociali.
Rispetto a tutto ciò D'Alema esprime riflessioni parziali che sembrano fatte più da un notista politico che da un leader. Comunque, al di là di tutti questi elementi critici, D'Alema non può non fare i conti con un dato elementare: la reazione di rigetto nei confronti di questo governo è tale che se oggi si andasse a votare non c'è dubbio che vincerebbe nettamente Berlusconi ed è forse anche per questo che le forze del centrosinistra consapevoli della crisi sono aggrappate a tale equilibrio perché temono che se esso fosse messo in pericolo e si andasse alle elezioni crollerebbe tutto”.

Dibattito nel centrodestra. Per diversi motivi, il centrodestra si anima. Gianfranco Fini ritorna sul modello Sarkozy – di cui si è impadronito anche Casini – per spiegare che “più che il modello Sarkozy, io importerei in Italia l'elezione diretta del Capo dello Stato e i poteri relativi. Perché è ciò che rende possibile le scelte”.
Ha in mente il candidato per tale ruolo? Se sì, lo dica; se no, vuol dire che parla tanto per parlare. Tanto più che, sul partito unico, dice che si può fare, “ma ci vuole tempo”.

La Lega Nord resta invece ferma sulle sue posizioni e ribadisce il proprio no all'ipotesi di un partito unico del centrodestra. Umberto Bossi va più in là, lanciando un avvertimento anche al centrosinistra: “Non hanno fatto una buona scelta a fare il partito unico, perché perderanno voti anziché guadagnarne” e ribadisce che “sul partito unico la Lega non ci sta. Uno pensa automaticamente di essere il padrone del partito, ma poi dentro si litiga e ci si scontra. Non penso che la sinistra abbia fatto un buon affare con il partito democratico”. Anche un partito unico di centrodestra toglierebbe “molte di quelle sfaccettature che la gente ama quando va a votare e può scegliere cosa preferisce”.
Tuttavia, ben vengano le primarie dentro la CdL, ma nella consapevolezza che l'unico leader possibile è Silvio Berlusconi. Bossi non ha dubbi: “Le primarie per me vanno sempre bene, ma è Berlusconi che riesce a tenere insieme tutti quanti. Se c'è una leadership è certamente quella di Berlusconi: via lui si sfascia tutto e la CdL scompare”.
Almeno Bossi è più chiaro e lineare di Casini e di Fini. E non avanza una cripto-candidatura.

Brambilla a Napoli. Ieri si è svolto a Napoli primo meeting dei 'Circoli della Libertà' del Sud alla presenza di Michela Brambilla, presidente nazionale dei Circoli.
La Brambilla ha toccato diversi punti e più volte si è rivolta ai napoletani parlando di rifiuti, camorra e di voglia di legalità. Forti gli attacchi a Prodi, al ministro dell'Interno, Giuliano Amato (“Si è permesso di dire che non ci sono i fondi per la sicurezza... E a cosa servono allora i soldi che i cittadini pagano?”) e a Padoa-Schioppa.
Interessanti le proposte avanzate, che vanno dall'introduzione, nelle scuole primarie, di corsi di informazione sui pericoli della droga, alla concessione di più poteri ai prefetti delle grandi città contro la criminalità, al rientro in patria degli immigrati che commettono reati, al referendum abrogativo qualora dovesse passare la nuova legge sull'immigrazione.
Punto fondamentale è la riduzione dei costi della politica: “Non è possibile che il Quirinale abbia spese tre volte superiori all'Eliseo”. E non ha tralasciato la riduzione degli stipendi degli europarlamentari che sono “più del doppio dei loro colleghi dell'Unione Europea”. Ha chiesto il taglio di un quinto delle auto blu e il dimezzamento del numero dei parlamentari.
La missione dei 'Circoli della Libertà', secondo la Brambilla, è avvicinare la politica alle necessità della gente: “I veri problemi del Paese non sono i Dico o i matrimoni gay, ma la riduzione della spesa pubblica, delle tasse e della criminalità”.
Infine ha ribadito che il suo movimento vuole restare una forza indipendente (“Non ci faremo mettere il cappello in testa da nessuno”), ma che terrà conto della meritocrazia dei suoi aderenti e ascolterà la gente. E proprio per questa finalità, a breve, nasceranno la Tv e il giornale 'della Libertà' per dar voce a chi vuole parlare di cose reali, lontane dal 'politichese'.
Sembra evidente che l’ampia porzione di forza Italia che si è “parlamentarizzata” non possa nutrire sentimenti benevoli verso la Brambilla, che tuttavia sta rilanciando il messaggio iniziale di Berlusconi, quello del 1994.

da:http://www.grrg.it/

 

Esclusivo/ Michela Brambilla lancia un settimanale e una televisione

Mercoledí 16.05.2007 12:05


Michela Brambilla pensa in grande. E non si limita a girare l'Italia come presidente dei Circoli della Libertà e ad apparire in televisione, ora la 'donna' del Cavaliere che tanto ha fatto arrabbiare i vertici di Forza Italia, si prepara a lanciarsi nel mondo dell'editoria. Secondo quanto risulta ad Affari, infatti, la Brambilla sta progettando un settimanale, con sede a Milano nella centralissima via Torino, che dovrebbe chiamarsi 'Il giornale della libertà'. La prima uscita è imminente: o venerdì 25 maggio o il venerdì successivo, il primo giugno.

Direttore lei stessa, che è giornalista professionista, o Marco Barbieri, suo attuale portavoce, ex Sole 24 Ore, già vicedirettore della Provincia di Como per le pagine di Lecco e Varese e fondatore di Punto.com. E addirittura sono già iniziate le assunzioni. Ma non finisce qui. La Brambilla sta anche organizzando la costituzione di un canale con Giorgio Medail, il suo primo capo quando lavorava a Canale 5, metà anni Novanta. Il network quasi certamente andrà sul satellite, piattaforma Sky.

 




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POLITICA
30 maggio 2007
COSTI DELLA POLITICA? DACCI UN TAGLIO. CON UNA FIRMA, LA TUA!

Intervista a M.VITTORIA BRAMBILLA. (da "il Giornale")
«Crisi della politica? Saranno in crisi D'Alema, Bertinotti e la politica del governo Prodi». Michela Vittoria Brambilla contesta la retorica con cui il centrosinistra ha cercato di mettere il cappello sul fallimento di un anno di governo. La presidente nazionale dei Circoli della libertà scandisce: «No, io non ci sto a questa strumentalizzazione. È l'etica politica di questo governo a essere in crisi».
Insomma la politica è in crisi o no?
«Questo governo, anche grazie alla sua politica fiscale, ha allontanato definitivamente i cittadini dalle istituzioni della politica, al punto che oggi gli uni e le altre vivono sotto lo stesso tetto come separati in casa, cioè non si parlano, non dialogano, non si intercettano più. I Circoli della libertà vogliono difendere le istituzioni democratiche, cercando di colmare la distanza tra queste e la gente. Sentire adesso che Massimo D'Alema e Fausto Bertinotti parlano di una politica in crisi, essendo loro al governo, mi sorprende e mi fa insospettire. Io resto convinta che "questo" Palazzo, è lontano dal Paese, e che "questa" maggioranza di centrosinistra ha fatto di tutto per accentuare questa separatezza, salvo poi, alla vigilia di un voto che chiama alle urne quasi 12 milioni di italiani, precipitarsi a cavalcare l'onda della protesta. Come se non fossero loro al governo».
Sì, ma insomma in questi giorni si fa un gran parlare dei conti fuori controllo per la spesa delle istituzioni, della macchina pubblica e della politica in generale. C'è chi insiste per dire che ad essere in crisi è proprio la politica. Lei come la pensa?
«Questa politica è in crisi. Sono in crisi questi politici che da un anno fingono di governarci senza fare nulla, se non sostenersi l'un altro. Il governo di centrosinistra ha scambiato la sua funzione di servizio per il Paese con un mandato di autoconservazione. In questi dodici mesi ha distribuito poteri, ha sostenuto le lobby degli amici, sta patteggiando con i sindacati del pubblico impiego per garantire  un  aumento delle retribuzioni senza chiedere in cambio produttività. Ma ai cittadini che cosa ha saputo dare?».
Appunto, a quali esigenze   primarie questa politica non ha risposto?
«Possiamo dare nome e cognome a queste domande senza risposta, possiamo fare un lungo elenco di fallimenti: diminuita sicurezza e peggiorata qualità della vita nelle grandi e nelle piccole città; scarsa   efficienza dei servizi; una iniqua pressione fiscale e nessuna riforma che abbia saputo accelerare lo sviluppo del sistema Paese.   E proprio per la manifesta incapacità della politica di questo governo di dare risposta alle esigenze del paese, i cittadini oggi non sono più disposti ad accettare una spesa per le istituzioni, per la pubblica amministrazione e per la politica che in totale arriva a 745 miliardi di euro l'anno, ovvero il 50,1% della ricchezza prodotta dall'intero Paese».
Ecco, parliamo dei costi della politica. Da che parte bisognerebbe cominciare a tagliare, a correggere?
«I Circoli della libertà da oggi hanno lanciato una petizione rivolta al presidente delle Camere per chiedere un impegno concreto per la riduzione dei costi eccessivi e degli sprechi della politica. Noi vogliamo che le istituzioni possano esibire dei conti che non ci facciano più sobbalzare. Se Camera e Senato costano oggi al cittadino circa 2 miliardi di euro l'anno, il doppio delle analoghe strutture parlamentari della Germania e della Francia, penso che sia arrivato il momento di spiegare perché si spendono tutti questi soldi. Il costo, ad esempio, del Senato è passato dai 551 milioni di euro del ‘95 a 900 milioni del 200. Il Quirinale costa quattro volte di più di Buckingham Palace».
E per la Camera dei deputati?
«La nostra costa 942.150.358 euro l'anno contro i 517.087.000 di quella tedesca, i 487.924.010 della francese, i 226.458.000 della britannica e i 74.315.520 della spagnola. E poi le chiedo - il dato è contenuto nel libro di Rizzo e Stella pubblicato in questi giorni - le pare possibile che, per funzionare, Camera, Senato e presidenza del Consiglio abbiano bisogno di ben 47 edifìci? E vuole un'altra perla?».
Dica.
«Pensi che, ad esempio, alla Regione Lazio vi sono oggi otto gruppi formati da un solo consigliere ma con relativo contorno di spese di segreteria, uscieri e auto blu. E in altre 12 assemblee di tutta Italia è così. Nella legge finanziaria era stata prevista una riduzione del 10% dei costi della politica ma fino ad ora è rimasto solo un auspicio. Un altro fallimento del governo Prodi».
__________________________________________
In tutta Italia, promossa dall'Associazione Circolo della Libertà, è partita la raccolta di firme per tagliare i costi della politica.
A tale raccolta aderisce l'Unione per le Libertà.
Ti terremo informati su dove firmare, in ogni città, nella tua città. O anche via internet, compilando (cliccaci su!) il seguente modulo:
Scarica il modulo
e inviandolo a:firma@circolodellaliberta.it e upl@hotmail.it

Per informazioni relative a TORINO:
Circolo della Libertà di Torino Luigi Einaudi
circololibertatorino@libero.it
ITALIA:
Unione per le Libertà_ItaliaModerata
upl@hotmail.it




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POLITICA
23 maggio 2007
SPECIALE ELEZIONI AMMINISTRATIVE.
Ormai mancano pochi giorni alle elezioni amministrative. Diamoci dentro, un nuovo successo del Centro-Destra dopo quello riportato in Sicilia sarebbe il modo migliore per dare l'AVVISO di SFRATTO esecutivo a PRODI e a tutti i suoi Ministri.
In attesa, un primo elenco di Candidati LIBERALI che noi come Unione per le Libertà e Circolo della Libertà di Torino Luigi EINAUDI intendiamo appoggiare. Superfluo dirlo ma è importantissimo il PASSAPAROLA!


CASELLE TORINESE (TO):
Bernardo CASSELLA (Pres. del Circolo) nelle Liste di Alleanza Nazionale


ALPIGNANO (To):
Claudia PIOVANO (Forza Italia)


MONDOVI' (CN):
Armando CRAVERO (Casa del Cittadino Einaudi) (Alleanza Nazionale)


MONCALIERI (TO)
Federico MANASSERO oppure VIncenzo LIA (Circolo della Libertà)
(Moncalieri che Cambia)

 
LUCCA:
Amerigo DE CESARIS (Italia Moderata)


LISSONE (MI):
Paola SUA (Pres. CdL LISONNE) (Forza Italia)


Segnaliamo inoltre i seguenti candidati proposti dagli amici di
Destra Liberale/ Liberali per l'Italia.

  1. San Donato Milanese, con il candidato sindaco, signor Francesco Montinaro (nuova DC). I candidati di DL/LpI sono Cinzia Viola, membro della direzione nazionale di DL/LpI e Francesco D'Angelo.
  2. Buccinasco, con il proprio candidato sindaco, signor Domenico Iannone . I candidati di DL/LpI sono Alberto Panigalli e Domenico Picheca, entrambi membri della direzione nazionale di DL/LpI.
  3. Pregnana Milanese con il proprio candidato sindaco, signora Esposito Cristina. Candidato Capolista sarà Giuseppe Valentino.

DL/LpI appoggia poi in modo attivo i candidati liberali nelle seguenti località:

  1. Lecce, Paolo Perrone, candidato sindaco
  2. Genova, Enrico Musso, candidato sindaco e Beppe Damasio, candidato al Municipio Medio Levante.

BUON VOTO A TUTTI e mi raccomando: VIGILATE, GENTE, VIGILATE!

Galgano PALAFERRI

Unione per le Libertà_Italia Moderata
e
Circolo della Libertà di Torino Luigi Einaudi



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SOCIETA'
14 maggio 2007
TORINO. TFR: BANCHETTO INFORMATIVO IL 16.5. PORTA 2 FIAT MIRAFIORI.
PASSAPAROLA!

CIRCOLOdella LIBERTA' 
di
 TORINO

Luigi Einaudi

 

COMUNICATO STAMPA
del 14 MAGGIO 2007

 
Il Circolo della Libertà di Torino Luigi Einaudi organizza nellla giornata di venerdì 18.5.2007 a partire dalle ore 13.30 un "BANCHETTO INFORMATIVO" sul TFR nei pressi del cancello n°2 dello stabilimento di Fiat Mirafiori. Un tema di stringente attualità, anche perchè ormai manca poco al termine ultimo previsto per la scelta da parte del lavoratore. Una scelta che, essendo irrevocabile, sarà di fondamentale importanza per il suo futuro. Qundi sarà bene scegliere a ragion veduta e avendo tutti gli elementi per poterlo fare.

Capire dove destinare la propria liquidazione è una scelta importante e nella maggior parte dei casi irreversibile, da compiere dopo avere valutato attentamente tutti i pro e i contro. Il governo, però, dopo aver stabilito nuove regole in materia di trattamento di fine rapporto, ha lasciato i lavoratori in balia di loro stessi, peccando gravemente di carenza di informazione. Ma i lavoratori chiedono chiarezza. Significativi i risultati emersi da un recente sondaggio condotto il Centro Studi dell’Associazione Nazionale Circolo della Libertà: la maggior parte dei giovani è preoccupata per il Tfr e per le pensioni.

Ufficio Stampa
CIRCOLO DELLA LIBERTA' DI TORINO  Luigi Einaudi
C.so Lecce, 1 - Torino
 
INFO:
 
3406703498



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politica interna
10 maggio 2007
È UNA RAGAZZA IL NUOVO BERLUSCA

Come disinnescare i "tipi sinistri" e il conflitto di interessi-


Una Brambilla per la VITTORIA. E la Presidenza del consiglio. E Silvio come regista  del futuro Partito della Libertà. Con tanti saluti al conflitto d'interessi, per la Nuova Italia, per la Libertà.
Noi ci stiamo, questa è la soluzione. E pare proprio che anche FELTRI la pensi come noi! Dunque avanti, senza indugi, coi CIRCOLI e con la RIVOLTA di POPOLO. dal basso, per tornare ad essere CITTADINI, non più sudditi. Per dire basta ai "politicanti", alle segreterie di partito, ai nipotini di Stalin, Marx, cattocomunisti, inciucisti e quant'altro. Perchè l'Italia che lavora, l'Italia che produce, l'Italia dei lavoratori autonomi, dei liberi professionisti, degli imprenditori, dei commercianti, merita di meglio e, ormai, PRODI e C. di danni ne han fatti fin troppi! Basta coi DISSIPATORI di ricchezza altrui, basta con le "sanguisughe" in servizio permanente. Lotta con Noi per la Libertà- La Tua e quella delle nuove generazioni. Unisciti a Noi!

Galgano PALAFERRI

Unione per le Libertà
Circolo della Libertà di Torino Luigi Einaudi

Da: Libero
Di: Vittorio FELTRI 

La voce girava da qualche mese, ma nessuno aveva osato darle corpo in un articolo di giornale o in un discorso pubblico. C'è voluto il Foglio disinibito di Giuliano Ferrara per infrangere il tabù con questo titolo d'apertura della prima pagina: "Berlusconi rivela agli intimi che la Brambilla ha la statura giusta". Statura giusta pefr fare cosa? Elementare, il presidente del Consiglio prossimo venturo.
Il Foglio ha ragione. Posso testimoniare che al Cavaliere Michela Vittoria Brambilla, imprenditrice (commercio ittico) di Calolziocorte (Lecco), ex giornalista di Canale 5, piace. Piace molto non perché è una bella ragazza dalla chioma fulva, ben strutturata, tacchi a spillo, Mercedes coupé e roba simile. Oddio, non che tutto ciò guasti o la svantaggi. Semplicemente non c'entra con l'innamoramento del leader di Forza Italia per la bella signora, che si è posta in evidenza per qualità diverse da quelle estetiche. In una parola è sveglia, preparata, ottima organizzatrice, buon eloquio, polemica ma non aggressiva, e dotata di un sorriso disarmante.
La sua storia è interessante, sembra creata apposta per intrigare un lombardo come Silvio.
Michela Vittoria entra giovanissima in tivù, Mediaset (Fininvest, all'epoca). Fisico da applausi, fresca di laurea, lingua sciolta, si intruppa alla corte di Medail, precursore della tivù d'inchiesta. La fanciulla se ne va in giro per l'Italia a raccontare sedute spiritiche, magie varie, sette più o meno oscure, e si diverte un mondo. Impara il mestiere. Ma quando è il momento di tirare le reti in barca e raccogliere il frutto della pesca, si accorge che merita dedicarsi alle pescherie. Nel senso che molla le telecamere e Medail, e si da all'ittica. In poco tempo l'azienda si sviluppa e sale al primo posto della graduatoria nazionale del settore. Lei assume sicurezza e vola ai vertici dell'associazione commercianti (giovani).
Ed ecco qualche sua comparsata nei programmi giornalistici della Rai, dove fa un figurone, segnalandosi alle vaste platee per la capacità di mettere nel sacco chi la contraddice. Nel nostro piccolo, noi di Libero ci rendiamo conto che la Brambilla ha dei numeri e le offriamo di collaborare, una rubrica settimanale sui problemi di categoria.
Lei nicchia un po'. Forse teme di porsi in contrasto con altri giornali. Insistiamo nella convinzione che un suo articolo (con tanto di foto a colori che dia risalto ai capelli rossi) giovi ai commercianti, a lei stessa e al nostro giornale in espansione. Avendo scoperto che Michela Vittoria è un'animalista scatenata, il parco di casa pieno di cani, gatti, cavalli, il giorno del suo compleanno - nel 2006 - le regalo un tenerissimo asinello che avevo acquistato (senza sapere dove ricoverarlo) per sottrarlo a un triste destino: quello di finire sulle graticole della Festa dell'Unità e fra i denti dei compagni, ai quali ho così evitato di trasformarsi in cannibali. Poi dicono che sono visceralmente anticomunista.
La Brambilla apprezzò il dono al punto di andarselo a prendere col Van nell'anticamera del macello. Ora l'asinello galoppa felice sulle
 
colline di Calolziocorte, divertendosi a battere i cavalli nella corsa. Un fenomeno.
La gratitudine fa miracoli: Michela Vittoria diede il via alla sua collaborazione con Libero. Che non le ha portato soldi, ma tanta fortuna, sì. Infatti, le sue apparizioni televisive sono parecchio aumentate sia in quantità sia in qualità. Berlusconi si è persuaso. Le ha affidato la presidenza dei Circoli della Libertà.
L'incarico era rischioso: se la Brambilla avesse toppato, come tutti nel giro forzitaliota avevano scommesso, sarebbe stata sepolta da una risata corale, di quelle che sgorgano dopo uno scampato pericolo. Invece il pericolo è rimasto, sempre più incombente, perché la ragazza di Calolziocorte in quattro e quattr'otto ha preso in mano i Circoli, li ha valorizzati e condotti al successo, candidandosi seriamente a entrare nelle alte gerarchie del partito. Non so se riuscirà a conquistare Palazzo
Chigi. Presto per dirlo. Sicuramente ha vinto le riserve del Cavaliere, il quale più la osserva lavorare con costrutto 18 ore al dì e più si rafforza nel proposito di farle largo.
Michela Vittoria non è soltanto uno schiacciasassi. Ha il colore e l'astuzia di una volpe. È consapevole che un imprenditore quale il Cavaliere giudica le persone dai risultati, per cui lei non bada alle ciance talvolta perfide dei concorrenti; si limita a schivare le trappole, mai perdendo - da provetta amazzone - le staffe né sprecando energie a rintuzzare pettegolezzi.
Di una signora non bisognerebbe dire l'età, però il gentiluomo non tace mai: la Brambilla ha 39 anni e un bambino da cui, impegni politici o no, torna ogni sera. Di sicuro si arrabbierà: Vittorio, il piccolino di casa, è stato ed è il suo unico e straziante amore. Il solo che le strappa qualche lacrima se, al telefono, le dice: mamma, ti aspetto. Già, la Brambilla è una delle poche donne che dà l'impressione di non piangere mai. In vece piange di nascosto. Assomiglia a una gatta. E le gatte soffrono riservatamente, lontano da occhi umani. - Sarà questo suo carattere prealpino, sarà perché la vita le ha insegnato che i sentimenti non vanno spettacolarizzati, Michela Vittoria tanto è stimata dalla gente che viaggia in tram e frequenta il supermercato, quanto è detestata dall'apparato oligarchico della politica politicante. Come, si dicono i gerarchi, noi fedeli al capo siamo qui da anni ad accumulare fieno in cascina, e adesso arriva una rossa reggicalzata da Calolziocorte e si accomoda sulla grande poltrona, accanto al Cavaliere. Non è giusto. Vade retro Satana.
Ma quale Satana. La politica è cambiata e necessita di gente che lo capisca e sappia adeguarsi. La Brambilla lo ha capito, abbassa la crapa fulva e sgobba. Non predica, ascolta. Intercetta lo stato d'animo di chi vota. Ecco perché va a genio a Berlusconi e lui se la alleva a propria immagine e somiglianza.
C'è un'altra donna per la quale prevedo un futuro. Butto lì il nome, ricordatelo: Laura Ravetto, piemontesina gentile, 36 armi, avvocato, parlamentare di Forza Italia. Qualcosa mi dice che ne sentiremo parlare. Rassegnatevi, signori uomini: il Cavaliere è più incantato dalle donne verticali che da quelle orizzontali.




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POLITICA
5 maggio 2007
LIBERALI, IERI, OGGI, DOMANI

maggio 05, 2007

 

Tendenze. Ma quanto si unificano ‘sti liberali: a Destra, al Centro, a Sinistra…

Todos liberales? Quando è detto con sincerità e non per innominabili secondi fini, è un buon segno: vuol dire che noi liberali abbiamo già vinto, che la riunificazione è già iniziata senza che ce ne siamo accorti. I liberali, e anche i nuovi liberali, affermando giorno dopo giorno a gran voce l'identità, l’adesione ideologica, si stanno pre-unificando, almeno "sulla parola". Ieri, dobbiamo convenirne, non accadeva.
Ma, in tempi in cui tutti sentono come urgente la riunificazione della diaspora liberale e l’esigenza d'un forte nucleo centrale laico nella politica italiana, c'è il rischio di troppe iniziative. Il detto autoironico che noi liberali spesso ripetiamo va aggiornato: Todos liberales? Todos coordinatores. Siamo, cioè, in pieno fervore da riaggregazione. Che gli eterni malati dell’individualismo più sfrenato e snob stiano - se la parola non suonasse una parolaccia - socializzando?
Ora, dopo che noi del Comitato per l’unificazione dei Liberali Italiani abbiamo mosso le acque dello stagno, anche i liberali più insospettabili provano a nuotarvi dentro. E stanno nascendo nuove e diverse iniziative, tutte tese alle riaggregazioni. Anche in questa fase, insomma, il particolarismo liberale non si smentisce. Cominciamo ad essere in troppi a "riunificare" gli altri liberali. Come era nelle previsioni. Ma di quali "riunificazioni" o "enucleazioni" si tratta?
Noi, certo, siamo stati i primi, un anno fa. E anzi, siamo tuttora gli unici a voler testardamente unificare tutti i liberali italiani, e in modo paritario, senza sottintese egemonie, partendo da partiti, club e sigle varie, e iniziando ovviamente dai piccoli. Zanone si disse molto interessato e chiese di essere periodicamente aggiornato sugli sviluppi. "Chissà che non riusciate voi,dove ho fallito io", disse con la consueta umiltà. Ma Pli e Pri, diretti da due siciliani altezzosi, neanche risposero.
Diaconale, direttore dell’Opinione, un giornale che si spaccia per liberale, che nessuno legge, e che vive - si può dire - solo per le citazioni quotidiane di Stampa & Regime, la rassegna stampa del mitico Bordin, ci sconsigliava ironizzando: "E che, volete fare Rifondazione Liberale"? E’ una cosa vecchia, sorpassata, nostalgica". Traduzione: "Ma siete matti? Dareste molto fastidio a Forza Italia" (referente politico dell’Opinione, specialmente l’ala ex-socialista, neanche quella liberale). Il che spiega qualche discutibile "Opinione sulle libertà" a proposito di laicità, referendum per la fecondazione medica, accordi coi conservatori Ideazione e Neo-Lib, quando era benvenuto ogni articolo critico su Pli e Radicali.
Al contrario, sull'unificazione liberale avevamo visto giusto e in anticipo. Segni premonitori? Le lettere dei destinatari del Salon Voltaire, quindicinale che dal 2004 al 2006 proponeva ai suoi lettori la riunificazione liberale come uno dei temi importanti, accanto al laicismo e alla razionalità. Scoprii così con meraviglia che la base liberale era ultra-favorevole, anzi impaziente.
Ma ora che il lievito della riunificazione sta agendo dappertutto, vediamo che cosa accade in giro:
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1. Comitato per l’Unificazione dei Liberali Italiani. Questa dovrebbe essere la denominazione corretta, visto che un "coordinamento" vorrebbe dire direzione politica, ora del tutto prematura e negata esplicitamente dal Manifesto. Finora, dopo un anno dalla creazione del sito-blog e 11 mesi dalla fondazione del Comitato, sulla base di un bel Manifesto pensato come minimo comune denominatore di tutti i veri liberali, sono stati riuniti 10 club liberali. Il Comitato, che decide in modo paritario e all’unanimità, non ha ancora eletto cariche, il che è singolare. Tra i suoi membri non ci sono differenze ideologico-politiche rilevanti, ma c’è discussione sui modi e i tempi dell’unificazione. Il Comitato è molto critico verso questa Destra e questa Sinistra, in quanto a diverso titolo "poco liberali". Partecipa alla manifestazione del "Coraggio laico" indetta dai Radicali Italiani a Roma (sabato 12 maggio, ore 15, piazza Navona) per riaffermare la laicità dello Stato oggi minacciata.
2. Patto Federativo tra PLI e PRI, da sottoporre alla ratifica dei Congressi Nazionali. Alla Camera si chiederà il sottogruppo "Repubblicano, Liberale e riformatore". PRI e PLI faranno liste comuni per le elezioni amministrative ed europee, e inviteranno associazioni e personalità della cultura, dell'università, dell'imprenditoria, delle professioni e del lavoro che si riconoscono nei valori liberali, repubblicani, democratici e laici. Ma i due partiti storici, ormai solo sigle-ombra, nonostante una prima presa di distanza "terzista" dopo le umiliazioni subite da FI, sembrano riavvicinati al Centro-destra, sia pure in funzione critica.
4. Costituzione del Gruppo Italiano dell’Internazionale Liberale, in Parlamento, col leader carismatico Valerio Zanone e altri deputati eletti della Margherita (Dato, Bianco, Ossorio ecc) e DS (D’Amico), per garantire - una presenza e una politica liberale all’interno del futuro Partito Democratico, quindi a Sinistra. Nel manifesto del Gruppo si enunciano cinque "promesse da mantenere": democrazia efficiente e trasparente, dimensione europea (ma anche la "questione settentrionale"), liberalizzazioni e conti pubblici, laicità dello Stato, partito aperto e pluralistico. Ma non ci si può nascondere che il PD nasce come partito burocratico "social-cattolico" con venature clericali, in cui perfino i socialisti si troveranno in difficoltà, figuriamoci i liberali.
5. Rifondatori Italiani-Noi Liberali. Riaggregazione, diretta da Ivan Maravigna, di gran parte della struttura locale e della base dei Rifondatori Liberali di Della Vedova e Taradash, riunendo i club locali nel Centro-sud e in Sicilia, con accordi "pour parler" con i liberali PLI, per ora in vista delle elezioni regionali siciliane. Il nuovo gruppo giudica l’accordo PRI-PLI, addirittura "il primo serio tentativo di ricomporre la diaspora italiana di tutti coloro che simpatizzano per le idee del liberalismo europeo" e per una "moderna concezione del liberalismo". Sappiamo, per averlo ascoltato proprio da lui, che Maravigna intende il suo nuovo gruppo come "aperto al dialogo con tutte le altre realtà liberali, e non più chiuso in se stesso e autoreferenziale come i RL, da lui accusati giustamente di immobilismo e di essere in pratica una mera componente di FI.
6. Costituzione di Sinistra Liberale, componente DS e Ulivo, in vista del futuro Partito Democratico, per iniziativa del liberale gobettiano Gianfranco Passalacqua (ex Critica Liberale di Enzo Marzo). Nel Convegno tenutosi il 20 novembre al Capranica di Roma, si è scelto un "liberalismo progressista". Ma, è stato lo stesso Passalacqua a riconoscerlo, "il rapporto di questa "nostra" sinistra laica, liberale, azionista, democratica, liberalsocialista, ambientalista, con con quella maggioritaria nel Paese, comunista democratica e socialista, è complesso, contraddittorio, spesso caratterizzato da incomprensioni". Secondo noi, però, SL ha offerto fuori tempo massimo la stampella d’una insperata credibilità liberale a un partito morente, i Ds, senza poter minimamente influire sul futuro PD.
7. Radicali Italiani e area dei diritti civili. Il panorama si chiude con l’attivismo aggregativo di cui sono maestri i più bravi di tutti noi: gli amici Radicali. Un pò appannati però dall’appoggio perinde ac cadaver di Pannella e Bonino al Governo. Ed ha ragione il creativo Capezzone, con proposte personali e i "Volonterosi", a metterne in evidenza le contraddizioni. Sfumata l’aggregazione coi socialisti-liberali SDI nonostante l’ostinazione di Pannella, il futuro dei Radicali è tra i fratelli Liberali. E la personalità stessa dell’intelligente Capezzone - ormai l’unico futuro leader vincente dell’area liberale - lo conferma. A trentatré anni dal divorzio, la capacità aggregativa radicale sul mondo laico-liberale non è più la stessa. Lo si sapeva già, ma le adesioni dei "liberali" di destra della CdL alla giornata laica del 12 maggio non sono arrivate all’attiva segretaria Bernardini. Senza sua colpa, s'intende. E' che rispetto al lontano 1974 i conservatori sedicenti "liberali" si sono vergognosamente clericalizzati e ora manifestano sotto le insegne della Conferenza episcopale e dei parroci, che nel '74 combattevano. All'attivo dei Radicali resta l'aggregazione delle frange libertarie del costume e della libertà d'opinione, dagli scienziati con l'Associazione Coscioni, al movimento gay e Dico, temi e gruppi che hanno finalmente "ripreso" alla Sinistra, che glieli aveva scippati negli anni 80.
8. Varia. Restano le interpretazioni su che cosa faranno i soliti liberali improvvisatori, quelli che "una ne fanno e cento ne pensano", i Costa, i RL Della Vedova e Taradash, e le più calme "cariatidi" o polene Martino, Biondi e Sterpa, se non vorranno essere fagocitati dal magma clericale e conservatore di FI. Ma intanto, riferisce "Il Duemila", lo scorso 13 marzo a Torino c’è stato il gemellaggio tra il locale Circolo della libertà, struttura di FI (Michela Brambilla), e la Casa del Cittadino di Mondovì. "Alla cerimonia erano presenti Galgano Palaferri e Armando Cravero, presidenti dei rispettivi Circoli". Orbene, Palaferri fa parte del nostro Comitato, e ha tutto il diritto - anche se ci fa storcere il naso - di fare accordi con un club di FI. Perché potrebbe benissimo criticare in quanto "poco liberale" e quindi "distinguersi" dalla CdL. Ma questo, mentre stipula il gemellaggio? Ci faccia capire. E allora, perché qualcuno del Comitato per motivi analoghi - anzi meno che per un atto, solo per parole - ha severamente ripreso Destra liberale-Liberali per l'Italia di Pagliuzzi e Caputi?
__________________________
La ns. risposta:

Errore gravissimo. L'Associazione Circolo della Libertà presiedeuta dalla Vittoria Brambilla non è un circolo di FI, spiace che si continuino a scrivere inesattezze in questo senso, specie da chi come te, caro Nico fa politica con competenza e onesta intellettuale da sempre. credimi, senza polemica ma per amor di verità. I circoli della Brambilla di cui a Torino sono uno dei promotori si differenziano da quelli di Dell'Utri, che pure aderiscono all'associazione di cui sopra, proprio per questo: i circoli del buongoverno nascono come emanazione cxulturale di fi (anche se nn tutti gli iscritti provengono da FI) quelli della BRAMBILLA nascono per unire il popolo del centrodestra in un unico movimento di popolo che porti alla nascita, dal basso, del Partito delle Libertà. Che poi i giornali e alcuni politici, ad arte, alimentino confusione non è colpa mia e son convinto nella tua assoluta buonafede.

personalmente continuo a credere nella necessità di riunire i liberali in un grande partito di ispirazione laica, liberale, liberista e libertaria che si contrapponga con le idee al futuro patito democratico, spero di ispirazione socialriformista e non più comunista.

confidando nella rettifica, un caro abbraccio e sempre a disposizione.

galgano palaferri

PS:

Ulteriore precisiazione relativa alla precedente mail (credo che lo STATUTO   del Circolo e dell'Associazione faccia testo più che di ogni mia parola o pensiero) :

Dallo Statuto del Circolo della Libertà di Torino Luigi Einaudi

dall'art. 1

COSTITUZIONE E SCOPO

Il CdL di To. L.Einaudi è una associazione di cittadini che si propongonodi sviluppare iniziative culturali, sociali e politiche volte alla diffusione dei principi e dei valori della democrazie liberale. Il Circolo, oltre ai PRINCIPI ispiratori in preambolo, fa proprie le enunciazioni programmatiche del MANIESTO DI OXFOR DEL 1947, DELLA DICHIARAZIONE DI OXFORD DEL 1967 E DELL'APPELLO DI ROMA DEL 1981 approvati dall'Imnternazionale Liberale.

Dallo Statuto dell' Associazione Nazionale Circolo della Libertà:

L’Associazione Nazionale Circolo della Libertà, nata il 20 novembre 2006 dall’iniziativa spontanea di un gruppo di giovani esponenti del mondo dell’imprenditoria e delle professioni, vuole dare corpo e voce a tutte quella persone che non trovano più un’adeguata rappresentanza nei vecchi rituali della politica e in particolare in questo Governo. Ci sono infatti ormai grandi parti della società civile che si sentono escluse dai processi di costruzione del futuro nazionale: gli imprenditori, i lavoratori dipendenti e autonomi, i professionisti, le donne, i giovani. Ci sono molti cittadini che si sentono messi in un angolo da una burocrazia incomprensibile e da un sistema di cooptazione che favorisce le lobby e non i meriti.

I Circoli si propongono di creare un nuovo soggetto sociale, ispirato ai principi della democrazia liberale, che possa condizionare la politica del nostro Paese. Siamo aperti ad eventuali collaborazioni con i partiti, i sindacati, altre associazioni o il mondo del volontariato… Se vorranno sostenere le nostre battaglie, saremo felici di averli come alleati e compagni di strada.

 

Art. 1 - Costituzione e scopo

Il CIRCOLO DELLA LIBERTA'

è una associazione di cittadini che si propongono di sviluppare iniziative culturali,

sociali e politiche volte alla diffusione dei principi e dei valori della democrazia liberale.

L'azione dell’ASSOCIAZIONE sarà sempre ispirata ai principi e ai valori di questa grande cultura e volta alla promozione della pace, della libertà, della sicurezza, della dignità della persona umana, dell'economia di mercato, della sussidiarietà, della solidarietà, della giustizia...

E con questo spero di aver chiarito alcune inesattezze contenute nel tuo articolo e luoghi comuni assolutamente non corrispondenti al vero alimentati ad arte dai media simpatizzanti col governo Prodi.

Senza contare che l'Unione per le Libertà, aderente al Coordinamento è altra cosa rispetto al Circolo e all'Associazione dei Circoli di cui sopra e si propone, e non da ieri, di riunire i LIBERALI della diaspora in un unico Movimento per dare vita ad una vera alternativa liberale, liberista e libertaria nel ns. paese, in un ottica bipartitica, non bipolare, all'americana. Da quì la ns. adesione ai referendum elettorali Segni/Guzzetta e all'iniziativa per un Parlamento dei Cittadini. Perchè vogliamo tornare ad esser cittadini, non più sudditi, che scelgono i propri rappresentanti ad ogni livello. perchè diciamo basta alle oligarchie di partito e ai soliti noti scelti dalle segreterie di partito.

spero di esser stato chiaro, una volta per tutte. senza alcun intento polemico, ma di pura verità. poi, x carità, si può o meno condividere la ns. posizione. che è questa e nessun altra.

Un saluto

galgano

PPS: L'amico Armando CRAVERO, presidente della CASA del CITTADINO (pres. Naz. On. R. COSTA), gemellato al ns. Circolo Einaudi e "pietra dello scandalo" è candidato in Mondovì per AN alle prossime amministrative. Quindi, prima di dare giudizi su pretese posizioni "filo FI" pensiamo bene e soprattutto cerchiamo di capire come stanno ralmente le cose e cosa stanno cercando di fare i Liberali che hanno scelto di allearsi, sia pure criticamente, e in funzione di "pungolo",  alla CdL (o a quel che ne resta, con spirito di sacrificio!) per rendere, o cercare di dare il proprio contributo a rendere questo paese davvero più Libero e Liberale, senza asservirsi ad alcun partito che della CdL ne fa parte, ma da Uomini Liberi, e/o più semplicemente Liberali.




permalink | inviato da il 5/5/2007 alle 15:50 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
27 aprile 2007
COMUNICATO STAMPA DELLA PRESIDENZA NAZIONALE DEL CIRCOLO DELLA LIBERTA'

Dalla Presidente Nazionale del Circolo della Libertà Riceviamo e Pubblichiamo. Sottoscrivendo in pieno.
Nelle prossimi settimane saremo mobilitati, ancora una volta, a difesa dei CITTADINI, dei loro diritti e dell'Italia, un paese che amiamo sempre più alla deriva grazie a PRODI e ai suoi "compari",
Galgano PALAFERRI
(Unione per le libertà)
_____________________________________________________________________
BRAMBILLA (CIRCOLO DELLA LIBERTA’): DDL DELEGA/IMMIGRAZIONE? UN COCKTAIL DI INCOERENZA E DEMAGOGIA

 

“Di fronte ad un simile cocktail di incoerenza, di pressappochismo ed anche di demagogia non resta che una strada da percorrere, quella di un’immediata mobilitazione in tutte le città e in ogni sede istituzionale perché una legge così assurda, nei principi e in molti dei suoi contenuti, muoia ancor prima di vedere la luce”. È quanto ha dichiarato Michela Vittoria Brambilla, presidente dei Circoli della Libertà, in merito al disegno di legge delega sull’immigrazione varata ieri dal Consiglio dei Ministri. “ Non escludo che possa essere utile, ha aggiunto, adeguare e aggiornare regole e normative ad un contesto che, rispetto a qualche hanno fa, appare oggi mutato, ma da questo a varare invece una legge che , da una parte, mira a sostanzialmente legalizzare, in varie forme, l’immigrazione clandestina e, dall’atra, in assoluto contrasto con le normative europee, privilegia i diritti dell’immigrato rispetto a quelli che devono essere invece i suoi specifici doveri, c’è un abisso”. E ha aggiunto: “Tre punti, difatti, di questa legge non stanno proprio in piedi. Il primo è quello dell’autosposorizzazione dell’immigrato per il quale, d’ora in poi, potrebbe essere sufficiente disporre di un reddito per avere diritto di soggiorno legale in Italia. Come se non si sapesse – basterebbe leggere del resto i bollettini di guerra che su questo tema dirama periodicamente il Ministero dell’Interno – che esistono almeno 18 organizzazioni criminali di matrice straniera disposte a finanziare in ogni modo ed anche in forme legali immigrati che, una volta entrati in Italia, possano servire loro da braccio armato o manovalanza per ogni tipo di traffico e reato. Già oggi il mercato dei clandestini, che è poi il 50% dell’immigrazione, è gestito da queste organizzazioni. Il secondo è la proposta di trasferire ai comuni, dopo il primo anno di soggiorno, il controllo dell’identità dell’immigrato. E con quali strumenti i comuni potrebbero, al posto delle autorità di polizia, esercitare efficaci controlli? Infine, sostituire il meccanismo dell’espulsione con il meccanismo del rimpatrio volontario, norma che nessun altro paese europeo si è mai sognato di varare, vuol dire entrare addirittura nella fantascienza ed anche esporsi al ridicolo in tutte le sede europee.”




permalink | inviato da il 27/4/2007 alle 19:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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