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Per un' Italia Liberale, Liberista, Libertaria_Costituente Liberale Nazionale
POLITICA
7 giugno 2009
SOSTENIAMO IL RICORSO PER RIAVERE LE PREFERENZE.
Il ricorso (testo integrale e memoria lo trovate più avanti, sempre in questo post) predisposto dall'avv. Mauro Anetrini contro la legge elettorale e sottoposto alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo verrà presto discusso.

Il ricorso tra l'altro recita:

" è doveroso sottolineare e farne oggetto di espressa denuncia l’assenza di possibilità di scelta da parte dell’elettore, il quale, contrariamente a quanto afferma l’articolo del Protocollo addizionale della Convenzione ed al generale principio che assegna al popolo la sovranità, può soltanto conferire la propria preferenza ad una lista – scelta e confezionata senza che l’elettore possa in alcun modo intervenire, neppure indirettamente -, nella quale ciò che conta è l’ordine in cui sono disposti i candidati,  ma non dispone del diritto di scegliere tra i vari candidati, i quali verranno eletti non già in forza del giudizio degli elettori, bensì sulla base del numero d’ordine loro assegnato dai compilatori delle liste.
Con il risultato che la posizione in lista determina l’elezione, non il libero voto o la libera scelta degli elettori."


"Secondo la Legge attualmente vigente, l’elettore – che è cittadino e compone il corpo elettorale attraverso il quale si esprime il popolo – non può in alcun modo partecipare alla scelta dei suoi rappresentanti tra i veri candidati iscritti nella lista: non nella fase in cui vengono composte le liste, alla quale resta del tutto estraneo, non esistendo, in Italia, il c.d. sistema delle primarie regolato per legge; ma neppure nella fase della elezione, derivando la stessa da un fatto eterogeneo rispetto alle dinamiche sulle quali si fonda una democrazia moderna. Con riserva, di ulteriori approfondimenti, il dato di tutta evidenza è la spoliazione totale ed assoluta della sovranità popolare sulla quale si fonda la Repubblica e con conseguente annichilimento del diritto di ogni elettore ad esprimere liberamente un voto non soltanto in favore di una formazione politica, ma, anche e soprattutto, di una persona, ritenuta idonea e meritevole di assumere il ruolo rappresentativo, che non può non scaturire dalla volontà dei cittadini rappresentati. Il concetto di sovranità, infatti, non può essere circoscritto alla mera personalizzazione del ruolo politico degli eventuali leaders delle coalizioni in contesa, ma si realizza, in concreto, mediante la piena ed incondizionata attuazione dei precetti posti a base di uno Stato davvero democratico, nel quale l’elettore, attraverso l’adesione o il dissenso ai programmi e alle persone, esercita il primo e più importante diritto di cui consta la cittadinanza."


CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
- Sezione Seconda -
Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia
.................................................................

LETTERA della' Avv. Mauro ANETRINI agli amcici sostenitori del ricorso:

Cari amici,
innanzi tutto: un sentito grazie a tutti coloro che hanno aderito alla mia iniziativa. Mi hanno fornito e mi forniranno un contributo indispensabile in questa battaglia per la democrazia
Ho presentato ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per ottenere con una sentenza quello che ci è stato sottratto da una legge ingiusta ed illegittima: la facoltà di esprimere, anche alle elezioni politiche, le preferenze sui candidati.
Abbiamo la concreta e reale possibilità di riconquistare la libertà di scegliere liberamente il candidato dal quale intendiamo essere rappresentati nel Parlamento della Repubblica. Un diritto oggi negatoci, in quanto l'elettore non può - pena la nullità del voto - esprimere alcuna preferenza. Ci viene solo “concesso” di apporre la croce sul simbolo del partito.
Per rimuovere questa mostruosità, che lede gravemente il primo e principale diritto sul quale si fonda ogni democrazia, ci siamo rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo; le abbiamo chiesto di certificare che la legge elettorale italiana contrasta con i più elementari principi di una moderna democrazia e, soprattutto, di determinare le condizioni perché venga modificata.
Il ricorso verrà discusso e sarà emessa una sentenza. Noi faremo tutto il possibile affinché ci sia favorevole..
 
Ora, perché mi serve il vostro appoggio? Davanti alla corte ci sarò io, ma vorrei non essere solo. Se sarò in grado di mostrare un forte consenso su questo tema, i giudici dovranno bilanciare la ragione di stato con le richieste pervenute dall’opinione pubblica. Questo potrebbe fare la differenza.
 
LA CAUSA NASCE PER QUESTO: SE, INFATTI, DAVANTI ALLA CORTE POTRO’ MOSTRARE UN NUMERO DI ADERENTI MOLTO ALTO, AVRO’ UN VALIDO ARGOMENTO PER SOSTENERE CHE GLI ITALIANI VOGLIONO LE PREFERENZE E CHE SI SENTIRANNO DERUBATI DI UN LORO DIRITTO FINCHE’ NON LE AVRANNO RIOTTENUTE
 
Cosa vi chiedo, come potete aiutarmi?
Vorrei che, se non l’aveste già fatto, aderiste a questa causa, su Facebook: http://apps.facebook.com/causes/290676  e che poi contattaste, al più presto, i vostri amici (mi si dice si definiscano contatti), invitandoli a condividere l’iniziativa. Più saremo, più in fretta saremo cresciuti, maggiori possibilità avremo di spuntarla. Si tratta, in fondo, di un piccolo gesto che potrebbe determinare un grande risultato.
Per concludere, ancora grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto e che cercheranno di farlo ancora ed ancora di più.
 
Mauro ANETRINI

..................................
Il testo del RICORSO

Ricorso nr. 11929/08
Anetrini e Alessio c. Italia

Nell’interesse di Guido ANETRINI e Paola ALESSIO, ricorrenti contro la Re-pubblica Italiana, il sottoscritto difensore di fiducia rassegna alla Corte ecc.ma la seguente
M E M O R I A
e
FORMULA ISTANZA
affinché il ricorso sovraemarginato venga trattato e discusso con procedura di urgenza.

Il ricorso ad un Organo di Giustizia internazionale, quale è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, affinché intervenga per rimuovere – o favorire la rimozione – di un grave ostacolo al libero esercizio del diritto di voto in uno dei Paesi che hanno contribuito alla sottoscrizione della Convenzione, rappresenta, all’evidenza, un fatto, per un verso, inusuale e, per altro verso, inquietante.
Guido ANETRINI e Paola ALESSIO, cittadini italiani, regolarmente iscritti nelle liste elettorali della Repubblica Italiana, lamentano di essere deprivati di un diritto che costituisce il cardine delle moderne democrazie europee e protestano contro un provvedimento di legge che sovverte radicalmente il principio della sovranità popolare.
Invero, a causa ed a seguito della emanazione della Legge nr. 270 del 2005 – quella, per intendersi, che lede l’articolo 3 del Protocollo addizionale alla Con-venzione Europea dei Diritti dell’Uomo -, le elezioni per il Parlamento della Re-pubblica Italiana, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, si svolgono mediante procedure che svuotano di ogni contenuto il principio secondo il quale ad ogni cittadino è assicurata libertà di scelta nella designazione dei rappresentanti del popolo, essendo esclusa ogni possibilità di indicazione della preferenza in favore di  (almeno) uno tra i candidati nelle liste presentate dai partiti o dalle coalizioni in competizione.
In altri termini, a mente degli articoli 1.10 e 4.6 della Legge citata, il voto si e-sprime tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, con divieto – pena la nullità del voto – di ogni ulteriore indicazione.
Ne deriva che:
1. L’ordine di inserimento dei candidati nella lista determina, nell’ordine, la certezza, la probabilità, la possibilità di elezione, ovvero, la impossibilità della elezione medesima;
2. Nessun ruolo è riconosciuto al giudizio del cittadino elettore nella scelta di coloro che saranno eletti. Ciò che si svolge con questo sistema non è una libera elezione, ma una vera e propria ratifica delle decisioni che spettano solo al popolo;
3. Le liste elettorali sono una mera finzione, atteso che per coloro i quali – secondo semplici calcoli demoscopici - saranno eletti, sono del tutto inutili. A maggiore riprova della gravità della situazione in atto, va aggiunto che la collocazione in lista in una posizione di rincalzo estromette, di fatto, l’interessato dal novero dai candidati.
4. La selezione dei rappresentanti del popolo nel Parlamento della Repubblica è determinata, sotto il profilo soggettivo, non già dalla scelta effettuata dai cittadini, bensì dalla designazione di coloro che redigono la lista, i quali, pertanto, sono depositari di un potere – cui non corrisponde, come sarebbe logico e giusto, alcuna responsabilità - che non ha eguali in nessuna delle moderne democrazie e che, a ben vedere, rappresenta una vera e propria eversione rispetto ai canoni stabiliti dalla Convenzione.
5. La designazione ad opera di soggetti che non hanno ruolo istituzionale e non assumono alcuna responsabilità politica di fronte al popolo sovrano determina, altresì, l’ulteriore conseguenza che gli eletti rappresentano una mera emanazione di un potere occulto legittimato da una norma inaccettabile, con eliminazione di ogni rapporto di rappresentanza tra il parlamentare ed il popolo sovrano.
6. Gli eletti, essendo debitori di una illegittima designazione, di fatto non dispongono neppure della indispensabile indipendenza ed autonomia di pensiero e di azione rispetto a coloro che, nella sostanza, sono i loro mandanti. Il sistema costituzionale italiano, accogliendo un principio affermatosi fin dalla rivoluzione francese, esclude il c.d. vincolo di mandato dell’eletto nei confronti degli elettori. La Legge 270 del 2005 è riuscita, oltre al resto, a compromettere ciò che, mai, era stato messo in discussione, creando un vincolo, se possibile, ancora più perverso, siccome non riconducibile neppure agli interessi della frazione di corpo elettorale che si riconosce nel parlamentare eletto;
7. Del tutto paradossalmente, la legge di cui si discute si applica – e non a ca-so, soltanto alle elezioni del Parlamento. I rappresentanti del popolo nei Consigli regionali, provinciali, comunali e financo circoscrizionali sono eletti in base a norme che consentono l’espressione del voto di preferenza. Il più alto consesso assembleare che la nostra Costituzione prevede – quello in cui si assumono le decisioni che determinano le sorti della Nazione intera – è regolato da una disciplina non solo illegittima, ma anomala ed inusuale per il sistema. Viene da chiedersi quale oscura ragione possa giustificare questo mostruoso unicum normativo, che non ha eguali neppure in Italia.
Sotto un profilo più strettamente giuridico, lo scrutinio di compatibilità tra l’attuale assetto normativo italiano e le norme convenzionali induce ad una ulteriore – e, forse, ancora, più inquietante – riflessione.
L’articolo 3 del Protocollo Addizionale alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo parla espressamente di “condizioni” tali “assicurare la libera espressione dell’opinione del popolo nella scelta del corpo legislativo”. Ora, è di tutta evidenza che, se le parole hanno un senso ( e lo hanno sicuramente in un testo di Legge, che fa della parola lo strumento di definizione del suo contenuto), la proposizione “libera espressione …  nella scelta” non può non riferirsi –anche ed essenzialmente – alla facoltà di individuare, nel novero dei candidati, coloro a cui assegnare la preferenza. La nozione di scelta, infatti, non può essere circoscritta alla mera opzione in favore di una tra le molte compagini politiche in competizione, ma deve necessariamente estendersi anche alla individuazione della persona – rectius: del candidato – che l’elettore reputa più idoneo a ricoprire il ruolo di parlamentare.
A codesta ecc.ma Corte non sfuggirà l’accostamento tra i concetti di espressione, che indica la manifestazione della volontà, e di scelta, che involge, invece, la selezione. Ebbene: entrambi i concetti – il primo significativamente connotato dall’attributo “libera” – sono formulati secondo una relazione tale da non lasciare spazio alcuno e si riferiscono, entrambi, al “popolo”, vale a dire, a quel soggetto di diritti che, nella Convenzione come nella Costituzione Italiana, è titolare della sovranità. Sovranità che si esprime proprio attraverso l’esercizio di un voto libero.
Si noti: l’intera proposizione è strutturata in modo tale da escludere che le condizioni di legittimità possano dirsi integrate là dove sia prevista una riduzione dell’estensione della scelta: ciò in riferimento tanto alle modalità di espressione del voto, quanto alla facoltà di espressione del voto stesso, dovendosi intendere per libero voto soltanto quello che consente all’elettore di scegliere sia la formazione politica in cui si identifica, sia la persona da cui intende essere rappresentato.
Le norme denunciate alla Corte, incontestabilmente, ledono il diritto ad esprimere un voto davvero libero e sottraggono al popolo, nella sua interezza ed in ogni suo componente, quella libertà che è la base di un sistema davvero democratico. A suffragio della suesposta argomentazione, lo scrivente indica, ed invoca, il confronto con le modalità di elezione dei rappresentati del popolo previste dalla altre Nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione, nonché l’accostamento con le norme che, in Italia, regolano le elezioni dei consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. In altri termini: lo sfregio alla libertà del popolo italiano non ha eguali, perché colpisce proprio il “corpo legislativo”, rappresentato, in questo paese, dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, i quali, a mente dell’articolo 70 della Costituzione Italiana, esercitano “collettivamente” la funzione legislativa.
Si noti: la preoccupazione degli Illustri Autori della Convenzione si è soffermata – soltanto – sul corpo legislativo, affidando alla discrezionalità delle singole Nazioni la predisposizione di eventuale analoga tutela per gli Organi Amministrativi. Anche questo non è casuale e ha un preciso significato giuridico. Il corpo legislativo, attraverso le Leggi, fissa le regole alle quali l’organo esecutivo deve attenersi, attuandole e rispettandole scrupolosamente. Il corpo legislativo, in ogni sistema democratico è diretta emanazione del popolo, mentre l’Organo Esecutivo può rappresentarne una derivazione. Il corpo legislativo, come si evince dai concetti utilizzati, ha natura assembleare, mentre l’Organo esecutivo può ridursi ad un mero collegio gerarchicamente organizzato.
Se, dunque, un significato può essere attribuito all’articolo 3 del Protocollo Addizionale alla Convenzione, questo non può che essere quello che riconosce l’esistenza di diritto intangibile del popolo e assicura una tutela non riducibile alle scelte che lo stesso compie.
Ancora. A chi, mai, volesse domandare se il testo della norma sia conciliabile con le disposizioni vigenti nella Repubblica Italiana, si potrebbe rispondere che agli illustri estensori della Convenzione – come ai Padri Costituenti in Italia – non venne neppure il barlume di un sospetto che, un giorno, qualcuno avrebbe potuto sferrare un attacco di questa portata alle più elementari libertà democratiche. Il che significa che le norme la cui legittimità è oggetto del presente ricorso sopravanzano di gran lunga anche la più fervida delle fantasie, per attestarsi nell’area politica e costituzionale riservata all’autoritarismo antidemocratico. Senza mezzi termini, la spoliazione compiuta è un fatto che non può in alcun modo essere tollerato, perché evoca un passato nel quale si auspicava l’Italia non sarebbe ricaduta e dal quale i cittadini credevano di essersi definitivamente affrancati. E se anche – ma sarebbe giuridicamente insostenibile – qualcuno volesse replicare che il sacrificio di democrazia è fatto in nome di una chimerica governabilità, non si potrà non osservare che, intanto, si può governare democraticamente e secondo le Leggi e, in secondo luogo, che se la governabilità è raggiunta a prezzo della democrazia non di stabilità si deve parlare, ma di assetto costituzionale autoritario. Ovvia la conclusiva considerazione che tanto il primo quanto il secondo argomento confermano ulteriormente l’esistenza di un conflitto insanabile tra le norme denunciate e l’articolo 3 del protocollo addizio-nale della CEDU.
In discussione non è il sistema elettorale adottato – nel più perfetto stile italico, fatto di indecisioni, ripensamenti e revisionismo illogico -, ma la sua deformazione strumentale, in vista del perseguimento di uno scopo tanto illecito quanto illiberale. Emanata sulla scorta di necessità contingenti, la legge 270 del 2005 ha reintrodotto in Italia il sistema proporzionale. Ciò ha fatto, tuttavia, ribaltando – ma sarebbe meglio dire: calpestando – i diritti dei cittadini, ai quali non è più riconosciuta la facoltà di operare quella scelta che, invece, in ogni sistema democratico costituisce diritto intangibile di ogni elettore. Sotto accusa, dunque, non è il sistema proporzionale a turno unico, ma ben altro. Quale che sia, infatti, il modello elettorale di riferimento – proporzionale puro, maggioritario, misto; a turno unico o a doppio turno; francese, tedesco, spagnolo, olandese, inglese -, nessun Paese civile assegna ad una oligarchia priva di ogni responsabilità la designazione anticipata dei membri del Parlamento. Il sistema maggioritario esalta il confronto diretto tra i contendenti, costretti ad esporre chiaramente al popolo sovrano le loro intenzioni ed i loro programmi. Anche nel sistema proporzionale, i candidati sono indotti a raccogliere il consenso degli elettori. In nessun sistema, ed in nessun regime democratico, però, è dato di sapere anticipatamente quali saranno i candidati eletti.
Forse, se qualche parola può essere spesa al riguardo, il sistema proporzionale si presta maggiormente a colpi di mano come quello descritto, perché possiede caratteristiche di maggiore elasticità, suscettibili di più consistenti manipolazioni. In ogni caso, si ribadisce che la responsabilità – visto che di responsabilità grave si tratta – non è del modello elettorale, ma di chi lo ha strumentalmente manipolato e di chi insiste nel tenere in vita una legge che offende i principi della democrazia ( e pretende che gli Italiani si rechino al voto ratificandone le scelte).
Ciò significa – come se non bastasse - che chi detiene il perverso potere di designazione è libero di formare le liste anteponendo le persone che gli assicura-no maggiore sottomissione, che gli sono più gradite, ovvero che lo ricompensa-no maggiormente.
Il Parlamento della Repubblica Italiana controlla, attraverso il voto di fiducia, l’azione del Governo. Viste le condizioni in cui si vota in questo Paese, è lecito presumere che l’esecutivo sarà sostenuto o sfiduciato sulla scorta di valutazioni che risentono inevitabilmente della procedura di elezione dei parlamentari.
Non basta. Il potere di selezione dei parlamentari è, altresì, potere di condizionamento della politica nazionale e produce una preoccupante contrazione del potere di garanzia assegnato al Presidente della Repubblica, garante della legalità costituzionale.
La democrazia è, prima di tutto, responsabilità, assoggettamento a controllo, ricerca del consenso e formazione di maggioranza. I parlamentari eletti secondo il modello vigente in Italia non assumono alcuna responsabilità individuale verso il popolo, ma si rifugiano dietro le indecifrabili scelte del partito o della coalizione. In altri termini, e per dirla chiaramente: il peggiore tra tutti i parlamentari, quand’anche avesse manifestato il suo disprezzo verso la democrazia, avrebbe comunque la certezza di essere rieletto se fosse inserito in capo alla lista del suo partito.
V’è di più. Le conseguenze perverse di questa legge non si esauriscono nel momento della elezione, ma si protraggono nel tempo e condizionano l’intera vita democratica del nostro Paese.
Se, ancora e per concludere, si pensa al fatto che – in assoluto spregio alle norme della Costituzione italiana – i partiti e le coalizioni politiche si presentano agli elettori indicando un candidato “premier”, mentre la Costituzione parla di ben altro, è agevole cogliere la gravità e la portata del vulnus alla libertà ed alla democrazia che si è – speriamo non irrimediabilmente – determinato nel nostro Paese.
Per queste ragioni, i ricorrenti si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: per chiedere che in Italia sia ristabilita la democrazia.
La richiesta è rivolta direttamente alla Corte perché – com’è ovvio e comprensibile – le leggi elettorali non sono assoggettate ad alcun ricorso giudiziario: soltanto le Camere possono giudicare della legittimità della elezione dei loro membri e della loro stessa legittimità.
Il ricorso è inoltrato alla Corte, poi, perché il cittadino elettore, il quale crede nella democrazia e rifugge da strumenti di protesta illegali, non può che rivolgersi ad un Giudice terzo ed imparziale, che possa valutare la situazione e disponga del potere di intervento. I ricorrenti sono semplici cittadini, allarmati per la deriva autoritaria imboccata – nel silenzio delle istituzioni ( complice la maggioranza della Stampa, che si limita ad ironizzare su quello che appare un vero e proprio attentato ai diritti fondamentali dell’Uomo) – e preoccupati per la inarrestabile erosione delle libertà democratiche. Nondimeno, essendo cittadini, non accettano di essere ridotti al rango di sudditi, in un sistema nel quale il potere è appannaggio di pochi e sfugge al controllo democratico.
Il 13 ed il 14 aprile prossimi, in Italia, si svolgeranno le elezioni politiche: il nuovo Parlamento della Repubblica, quindi, sarà eletto con le regole descritte. La situazione, dunque, riveste carattere di urgenza ed impone un intervento immediato. Per questo motivo, i ricorrenti, a mezzo dello scrivente difensore, chiedono che la Corte ecc.ma voglia disporre che il ricorso come sopra rubricato venga assegnato con urgenza per la decisione: per evitare che, all’offesa subita, non debba aggiungersi un ulteriore danno, le cui conseguenze ricadrebbero su tutti i cittadini di questa Repubblica, cancellandone quello spirito democratico che le ha consentito di iscriversi al gruppo delle grandi democrazie europee.

Con osservanza,
Torino, 17 marzo 2008
…………………………

La MEMORIA      

CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL’UOMO
- Sezione Seconda -
Consiglio d’Europa – Strasburgo, Francia


Ricorso nr. 11929/08
Anetrini e Alessio c. Italia


Nell’interesse di Guido ANETRINI e Paola ALESSIO, ricorrenti contro la Re-pubblica Italiana, il sottoscritto difensore di fiducia rassegna alla Corte ecc.ma la seguente
M E M O R I A
e
FORMULA ISTANZA
affinché il ricorso sovraemarginato venga trattato e discusso con procedura di urgenza.

Il ricorso ad un Organo di Giustizia internazionale, quale è la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, affinché intervenga per rimuovere – o favorire la rimozione – di un grave ostacolo al libero esercizio del diritto di voto in uno dei Paesi che hanno contribuito alla sottoscrizione della Convenzione, rappresenta, all’evidenza, un fatto, per un verso, inusuale e, per altro verso, inquietante.
Guido ANETRINI e Paola ALESSIO, cittadini italiani, regolarmente iscritti nelle liste elettorali della Repubblica Italiana, lamentano di essere deprivati di un diritto che costituisce il cardine delle moderne democrazie europee e protestano contro un provvedimento di legge che sovverte radicalmente il principio della sovranità popolare.
Invero, a causa ed a seguito della emanazione della Legge nr. 270 del 2005 – quella, per intendersi, che lede l’articolo 3 del Protocollo addizionale alla Con-venzione Europea dei Diritti dell’Uomo -, le elezioni per il Parlamento della Re-pubblica Italiana, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, si svolgono mediante procedure che svuotano di ogni contenuto il principio secondo il quale ad ogni cittadino è assicurata libertà di scelta nella designazione dei rappresentanti del popolo, essendo esclusa ogni possibilità di indicazione della preferenza in favore di  (almeno) uno tra i candidati nelle liste presentate dai partiti o dalle coalizioni in competizione.
In altri termini, a mente degli articoli 1.10 e 4.6 della Legge citata, il voto si e-sprime tracciando, con la matita, sulla scheda un solo segno, comunque apposto, nel rettangolo contenente il contrassegno della lista prescelta, con divieto – pena la nullità del voto – di ogni ulteriore indicazione.
Ne deriva che:
1. L’ordine di inserimento dei candidati nella lista determina, nell’ordine, la certezza, la probabilità, la possibilità di elezione, ovvero, la impossibilità della elezione medesima;
2. Nessun ruolo è riconosciuto al giudizio del cittadino elettore nella scelta di coloro che saranno eletti. Ciò che si svolge con questo sistema non è una libera elezione, ma una vera e propria ratifica delle decisioni che spettano solo al popolo;
3. Le liste elettorali sono una mera finzione, atteso che per coloro i quali – se-condo semplici calcoli demoscopici - saranno eletti, sono del tutto inutili. A maggiore riprova della gravità della situazione in atto, va aggiunto che la collocazione in lista in una posizione di rincalzo estromette, di fatto, l’interessato dal novero dai candidati.
4. La selezione dei rappresentanti del popolo nel Parlamento della Repubblica è determinata, sotto il profilo soggettivo, non già dalla scelta effettuata dai cittadini, bensì dalla designazione di coloro che redigono la lista, i quali, pertanto, sono depositari di un potere – cui non corrisponde, come sarebbe logico e giusto, alcuna responsabilità - che non ha eguali in nessuna delle moderne democrazie e che, a ben vedere, rappresenta una vera e propria eversione rispetto ai canoni stabiliti dalla Convenzione.
5. La designazione ad opera di soggetti che non hanno ruolo istituzionale e non assumono alcuna responsabilità politica di fronte al popolo sovrano determina, altresì, l’ulteriore conseguenza che gli eletti rappresentano una mera emanazione di un potere occulto legittimato da una norma inaccettabile, con eliminazione di ogni rapporto di rappresentanza tra il parlamentare ed il popolo sovrano.
6. Gli eletti, essendo debitori di una illegittima designazione, di fatto non di-spongono neppure della indispensabile indipendenza ed autonomia di pensiero e di azione rispetto a coloro che, nella sostanza, sono i loro mandanti. Il sistema costituzionale italiano, accogliendo un principio affermatosi fin dalla rivoluzione francese, esclude il c.d. vincolo di mandato dell’eletto nei confronti degli elettori. La Legge 270 del 2005 è riuscita, oltre al resto, a compromettere ciò che, mai, era stato messo in discussione, creando un vincolo, se possibile, ancora più perverso, siccome non riconducibile neppure agli interessi della frazione di corpo elettorale che si riconosce nel parlamentare eletto;
7. Del tutto paradossalmente, la legge di cui si discute si applica – e non a ca-so, soltanto alle elezioni del Parlamento. I rappresentanti del popolo nei Consigli regionali, provinciali, comunali e financo circoscrizionali sono eletti in base a norme che consentono l’espressione del voto di preferenza. Il più alto consesso assembleare che la nostra Costituzione prevede – quello in cui si assumono le decisioni che determinano le sorti della Nazione intera – è regolato da una disciplina non solo illegittima, ma anomala ed inusuale per il sistema. Viene da chiedersi quale oscura ragione possa giustificare questo mostruoso unicum normativo, che non ha eguali neppure in Italia.
Sotto un profilo più strettamente giuridico, lo scrutinio di compatibilità tra l’attuale assetto normativo italiano e le norme convenzionali induce ad una ulteriore – e, forse, ancora, più inquietante – riflessione.
L’articolo 3 del Protocollo Addizionale alla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo parla espressamente di “condizioni” tali “assicurare la libera espres-sione dell’opinione del popolo nella scelta del corpo legislativo”. Ora, è di tutta evidenza che, se le parole hanno un senso ( e lo hanno sicuramente in un testo di Legge, che fa della parola lo strumento di definizione del suo contenuto), la proposizione “libera espressione …  nella scelta” non può non riferirsi –anche ed essenzialmente – alla facoltà di individuare, nel novero dei candidati, coloro a cui assegnare la preferenza. La nozione di scelta, infatti, non può essere circoscritta alla mera opzione in favore di una tra le molte compagini politiche in competizione, ma deve necessariamente estendersi anche alla individuazione della persona – rectius: del candidato – che l’elettore reputa più idoneo a ricoprire il ruolo di parlamentare.
A codesta ecc.ma Corte non sfuggirà l’accostamento tra i concetti di espressio-ne, che indica la manifestazione della volontà, e di scelta, che involge, invece, la selezione. Ebbene: entrambi i concetti – il primo significativamente connotato dall’attributo “libera” – sono formulati secondo una relazione tale da non lasciare spazio alcuno e si riferiscono, entrambi, al “popolo”, vale a dire, a quel soggetto di diritti che, nella Convenzione come nella Costituzione Italiana, è titolare della sovranità. Sovranità che si esprime proprio attraverso l’esercizio di un voto libero.
Si noti: l’intera proposizione è strutturata in modo tale da escludere che le con-dizioni di legittimità possano dirsi integrate là dove sia prevista una riduzione dell’estensione della scelta: ciò in riferimento tanto alle modalità di espressione del voto, quanto alla facoltà di espressione del voto stesso, dovendosi intendere per libero voto soltanto quello che consente all’elettore di scegliere sia la formazione politica in cui si identifica, sia la persona da cui intende essere rappresentato.
Le norme denunciate alla Corte, incontestabilmente, ledono il diritto ad esprimere un voto davvero libero e sottraggono al popolo, nella sua interezza ed in ogni suo componente, quella libertà che è la base di un sistema davvero democratico. A suffragio della suesposta argomentazione, lo scrivente indica, ed invoca, il confronto con le modalità di elezione dei rappresentati del popolo previste dalla altre Nazioni che hanno sottoscritto la Convenzione, nonché l’accostamento con le norme che, in Italia, regolano le elezioni dei consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali. In altri termini: lo sfregio alla libertà del popolo italiano non ha eguali, perché colpisce proprio il “corpo legislativo”, rappresentato, in questo paese, dalla Camera dei Deputati e dal Senato della Repubblica, i quali, a mente dell’articolo 70 della Costituzione Italiana, esercitano “collettivamente” la funzione legislativa.
Si noti: la preoccupazione degli Illustri Autori della Convenzione si è soffermata – soltanto – sul corpo legislativo, affidando alla discrezionalità delle singole Nazioni la predisposizione di eventuale analoga tutela per gli Organi Amministrativi. Anche questo non è casuale e ha un preciso significato giuridico. Il corpo legislativo, attraverso le Leggi, fissa le regole alle quali l’organo esecutivo deve attenersi, attuandole e rispettandole scrupolosamente. Il corpo legislativo, in ogni sistema democratico è diretta emanazione del popolo, mentre l’Organo Esecutivo può rappresentarne una derivazione. Il corpo legislativo, come si evince dai concetti utilizzati, ha natura assembleare, mentre l’Organo esecutivo può ridursi ad un mero collegio gerarchicamente organizzato.
Se, dunque, un significato può essere attribuito all’articolo 3 del Protocollo Ad-dizionale alla Convenzione, questo non può che essere quello che riconosce l’esistenza di diritto intangibile del popolo e assicura una tutela non riducibile alle scelte che lo stesso compie.
Ancora. A chi, mai, volesse domandare se il testo della norma sia conciliabile con le disposizioni vigenti nella Repubblica Italiana, si potrebbe rispondere che agli illustri estensori della Convenzione – come ai Padri Costituenti in Italia – non venne neppure il barlume di un sospetto che, un giorno, qualcuno avrebbe potuto sferrare un attacco di questa portata alle più elementari libertà democratiche. Il che significa che le norme la cui legittimità è oggetto del presente ricorso sopravanzano di gran lunga anche la più fervida delle fantasie, per attestarsi nell’area politica e costituzionale riservata all’autoritarismo antidemocratico. Senza mezzi termini, la spoliazione compiuta è un fatto che non può in alcun modo essere tollerato, perché evoca un passato nel quale si auspicava l’Italia non sarebbe ricaduta e dal quale i cittadini credevano di essersi definitivamente affrancati. E se anche – ma sarebbe giuridicamente insostenibile – qualcuno volesse replicare che il sacrificio di democrazia è fatto in nome di una chimerica governabilità, non si potrà non osservare che, intanto, si può governare democraticamente e secondo le Leggi e, in secondo luogo, che se la governabilità è raggiunta a prezzo della democrazia non di stabilità si deve parlare, ma di assetto costituzionale autoritario. Ovvia la conclusiva considerazione che tanto il primo quanto il secondo argomento confermano ulteriormente l’esistenza di un conflitto insanabile tra le norme denunciate e l’articolo 3 del protocollo addizio-nale della CEDU.
In discussione non è il sistema elettorale adottato – nel più perfetto stile italico, fatto di indecisioni, ripensamenti e revisionismo illogico -, ma la sua deforma-zione strumentale, in vista del perseguimento di uno scopo tanto illecito quanto illiberale. Emanata sulla scorta di necessità contingenti, la legge 270 del 2005 ha reintrodotto in Italia il sistema proporzionale. Ciò ha fatto, tuttavia, ribaltando – ma sarebbe meglio dire: calpestando – i diritti dei cittadini, ai quali non è più riconosciuta la facoltà di operare quella scelta che, invece, in ogni sistema democratico costituisce diritto intangibile di ogni elettore. Sotto accusa, dunque, non è il sistema proporzionale a turno unico, ma ben altro. Quale che sia, infatti, il modello elettorale di riferimento – proporzionale puro, maggioritario, misto; a turno unico o a doppio turno; francese, tedesco, spagnolo, olandese, inglese -, nessun Paese civile assegna ad una oligarchia priva di ogni responsabilità la designazione anticipata dei membri del Parlamento. Il sistema maggioritario esalta il confronto diretto tra i contendenti, costretti ad esporre chiaramente al popolo sovrano le loro intenzioni ed i loro programmi. Anche nel sistema proporzionale, i candidati sono indotti a raccogliere il consenso degli elettori. In nessun sistema, ed in nessun regime democratico, però, è dato di sapere anticipatamente quali saranno i candidati eletti.
Forse, se qualche parola può essere spesa al riguardo, il sistema proporzionale si presta maggiormente a colpi di mano come quello descritto, perché possiede caratteristiche di maggiore elasticità, suscettibili di più consistenti manipolazioni. In ogni caso, si ribadisce che la responsabilità – visto che di responsabilità grave si tratta – non è del modello elettorale, ma di chi lo ha strumentalmente manipolato e di chi insiste nel tenere in vita una legge che offende i principi della democrazia ( e pretende che gli Italiani si rechino al voto ratificandone le scelte).
Ciò significa – come se non bastasse - che chi detiene il perverso potere di de-signazione è libero di formare le liste anteponendo le persone che gli assicura-no maggiore sottomissione, che gli sono più gradite, ovvero che lo ricompensa-no maggiormente.
Il Parlamento della Repubblica Italiana controlla, attraverso il voto di fiducia, l’azione del Governo. Viste le condizioni in cui si vota in questo Paese, è lecito presumere che l’esecutivo sarà sostenuto o sfiduciato sulla scorta di valutazioni che risentono inevitabilmente della procedura di elezione dei parlamentari.
Non basta. Il potere di selezione dei parlamentari è, altresì, potere di condizio-namento della politica nazionale e produce una preoccupante contrazione del potere di garanzia assegnato al Presidente della Repubblica, garante della le-galità costituzionale.
La democrazia è, prima di tutto, responsabilità, assoggettamento a controllo, ri-cerca del consenso e formazione di maggioranza. I parlamentari eletti secondo il modello vigente in Italia non assumono alcuna responsabilità individuale verso il popolo, ma si rifugiano dietro le indecifrabili scelte del partito o della coalizione. In altri termini, e per dirla chiaramente: il peggiore tra tutti i parlamentari, quand’anche avesse manifestato il suo disprezzo verso la democrazia, avrebbe comunque la certezza di essere rieletto se fosse inserito in capo alla lista del suo partito.
V’è di più. Le conseguenze perverse di questa legge non si esauriscono nel momento della elezione, ma si protraggono nel tempo e condizionano l’intera vita democratica del nostro Paese.
Se, ancora e per concludere, si pensa al fatto che – in assoluto spregio alle norme della Costituzione italiana – i partiti e le coalizioni politiche si presentano agli elettori indicando un candidato “premier”, mentre la Costituzione parla di ben altro, è agevole cogliere la gravità e la portata del vulnus alla libertà ed alla democrazia che si è – speriamo non irrimediabilmente – determinato nel nostro Paese.
Per queste ragioni, i ricorrenti si sono rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo: per chiedere che in Italia sia ristabilita la democrazia.
La richiesta è rivolta direttamente alla Corte perché – com’è ovvio e comprensi-bile – le leggi elettorali non sono assoggettate ad alcun ricorso giudiziario: sol-tanto le Camere possono giudicare della legittimità della elezione dei loro membri e della loro stessa legittimità.
Il ricorso è inoltrato alla Corte, poi, perché il cittadino elettore, il quale crede nel-la democrazia e rifugge da strumenti di protesta illegali, non può che rivolgersi ad un Giudice terzo ed imparziale, che possa valutare la situazione e disponga del potere di intervento. I ricorrenti sono semplici cittadini, allarmati per la deriva autoritaria imboccata – nel silenzio delle istituzioni ( complice la maggioranza della Stampa, che si limita ad ironizzare su quello che appare un vero e proprio attentato ai diritti fondamentali dell’Uomo) – e preoccupati per la inarrestabile erosione delle libertà democratiche. Nondimeno, essendo cittadini, non accet-tano di essere ridotti al rango di sudditi, in un sistema nel quale il potere è ap-pannaggio di pochi e sfugge al controllo democratico.
Il 13 ed il 14 aprile prossimi, in Italia, si svolgeranno le elezioni politiche: il nuo-vo Parlamento della Repubblica, quindi, sarà eletto con le regole descritte. La situazione, dunque, riveste carattere di urgenza ed impone un intervento immediato. Per questo motivo, i ricorrenti, a mezzo dello scrivente difensore, chiedono che la Corte ecc.ma voglia disporre che il ricorso come sopra rubricato venga assegnato con urgenza per la decisione: per evitare che, all’offesa subita, non debba aggiungersi un ulteriore danno, le cui conseguenze ricadrebbero su tutti i cittadini di questa Repubblica, cancellandone quello spirito democratico che le ha consentito di iscriversi al gruppo delle grandi democrazie europee.

Con osservanza,
Torino, 17 marzo 2008

Mauro ANETRINI, avvocato

.........................................
Cari amici,
innanzi tutto: un sentito grazie a tutti coloro che hanno aderito alla mia iniziativa. Mi hanno fornito e mi forniranno un contributo indispensabile in questa battaglia per la democrazia
Ho presentato ricorso presso la Corte Europea dei Diritti dell'Uomo per ottenere con una sentenza quello che ci è stato sottratto da una legge ingiusta ed illegittima: la facoltà di esprimere, anche alle elezioni politiche, le preferenze sui candidati.
Abbiamo la concreta e reale possibilità di riconquistare la libertà di scegliere liberamente il candidato dal quale intendiamo essere rappresentati nel Parlamento della Repubblica. Un diritto oggi negatoci, in quanto l'elettore non può - pena la nullità del voto - esprimere alcuna preferenza. Ci viene solo “concesso” di apporre la croce sul simbolo del partito.
Per rimuovere questa mostruosità, che lede gravemente il primo e principale diritto sul quale si fonda ogni democrazia, ci siamo rivolti alla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo; le abbiamo chiesto di certificare che la legge elettorale italiana contrasta con i più elementari principi di una moderna democrazia e, soprattutto, di determinare le condizioni perché venga modificata.
Il ricorso verrà discusso e sarà emessa una sentenza. Noi faremo tutto il possibile affinché ci sia favorevole..
 
Ora, perché mi serve il vostro appoggio? Davanti alla corte ci sarò io, ma vorrei non essere solo. Se sarò in grado di mostrare un forte consenso su questo tema, i giudici dovranno bilanciare la ragione di stato con le richieste pervenute dall’opinione pubblica. Questo potrebbe fare la differenza.
 
LA CAUSA NASCE PER QUESTO: SE, INFATTI, DAVANTI ALLA CORTE POTRO’ MOSTRARE UN NUMERO DI ADERENTI MOLTO ALTO, AVRO’ UN VALIDO ARGOMENTO PER SOSTENERE CHE GLI ITALIANI VOGLIONO LE PREFERENZE E CHE SI SENTIRANNO DERUBATI DI UN LORO DIRITTO FINCHE’ NON LE AVRANNO RIOTTENUTE
 
Cosa vi chiedo, come potete aiutarmi?
Vorrei che, se non l’aveste già fatto, aderiste a questa causa, su Facebook:

RICORSO ANETRINI PRO-PREFERENZE

e che poi contattaste, al più presto, i vostri amici (mi si dice si definiscano contatti), invitandoli a condividere l’iniziativa. Più saremo, più in fretta saremo cresciuti, maggiori possibilità avremo di spuntarla. Si tratta, in fondo, di un piccolo gesto che potrebbe determinare un grande risultato.
Per concludere, ancora grazie a tutti coloro che mi hanno sostenuto e che cercheranno di farlo ancora ed ancora di più.
 
Mauro ANETRINI

POLITICA
7 novembre 2007
TUTTI IN PIAZZA PER MANDARE A CASA QUESTO GOVERNO!
16, 17 e 18 NOVEMBRE:
I CIRCOLI,
L'UpL,
L'ITALIA TUTTA,
IN PIAZZA CONTRO IL GOVERNO
 E
PER LA SICUREZZA
NELLA LEGALITA'
E NELLA
LIBERTA'!
 

Anche i Circoli della Libertà (unitamente all'UpL, la CdL, gli italiani tutti, (almeno quelli che nulla hanno a che fare con la casta, i poteri forti, le oligarchie di partito, i e i politicanti!), partecipano alla manifestazione che il presidente Berlusconi ha indetto per i giorni 16, 17 e 18 novembre, per far sì che questo Governo vada finalmente a casa.
Nelle piazze di molte città verranno quindi organizzati gazebo e banchetti. Le ragioni della mobilitazione dei Circoli sono innumerevoli: un devastante aumento della pressione fiscale che ha raddoppiato il numero delle famiglie indebitate, uno sviluppo economico che è oggi il più basso d'Europa, una spesa pubblica gonfiata a dismisura, sicurezza sotto zero e criminalità a 100. E poi, ai margini di tutto questo, una conflittualità continua ed esasperata di partiti, di fatto incapaci di trovare forme costruttive di coesistenza per la formulazione di programmi, leggi e riforme.

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INFO BANCHETTI E ATTIVITA' PER TORINO e PROVINCIA:

3939145501 (C.d.L. Luigi Einaudi)

Riunione Informale dei Circoli di Torino e Provincia:

8.11.2007 ore 18 - 20 Via Millio 20 (Zona S.Paolo)

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BRAMBILLA: «AL VIA LE PRIMARIE SULLA SICUREZZA»
 
I Circoli della Libertà indicono le primarie sulla sicurezza, che si svolgeranno nella seconda metà di novembre. A darne l'annuncio è stata Michela Vittoria Brambilla, presidente nazionale dei Circoli della Libertà, in una conferenza stampa che si è tenuta al Grand Hotel de la Minerve a Roma mercoledì 31 ottobre. Era presente anche Franco Frattini, vicepresidente della Commissione Europea, con delega alla Sicurezza e alla Giustizia.
"I cittadini" ha spiegato Brambilla "verranno chiamati a votare una serie di proposte e di soluzioni elaborate dai Circoli della Libertà sul tema della sicurezza. E potranno così indicare le misure più urgenti e necessaria in materia. La politica non potrà non tenere conto dell'esito di queste primarie". Positiva la reazione di Frattini, che ha sottolineato come in Europa le consultazioni tra i cittadini siano molto frequenti. "I risultati delle primarie" ha spiegato "potrebbero essere oggetto di una proposta di legge di iniziativa popolare, così come previsto dalla nostra Costituzione".
La presidente dei Circoli della Libertà ha poi parlato del pacchetto sicurezza appena approvato dal Governo, definendolo "l'ennesima presa in giro degli italiani". Ha detto che si tratta di "un manifesto di buone intenzioni destinate a rimanere tali, perché non si sa quale sarà il percorso di questi disegni di legge". Ha spiegato poi che nel pacchetto sicurezza ci sono alcune norme positive come l'inasprimento delle pene, il rafforzamento dei poteri dei sindaci o le confische dei beni dei mafiosi, ma tutto questo non avrà un futuro parlamentare "perché una parte della maggioranza non vuole sentire minimamente parlare di giro di vite". Sempre a proposito del pacchetto sicurezza, Frattini ha sottolineato la mancanza di ciò che preme di più ai cittadini: un processo per direttissima per tutti i reati di allarme sociale. Il vicepresidente della commissione europea ha ribadito inoltre la scarsità di risorse a disposizione delle forze dell'ordine per i compiti operativi e ha proposto una soluzione: "Bisognerebbe che una quota del 5 per mille della dichiarazione dei redditi, magari il 2 per mille, venisse destinato a questo scopo".

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www.rivotiamo.it

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Roma - Un «asilo» sicuro al riparo dalle espulsioni. Mentre il governo cerca voti per varare un pacchetto-sicurezza mirato a cacciare dalla porta principale clandestini e comunitari pericolosi, il Viminale apre la finestra per accogliere migliaia di «mancati rifugiati».
Una sanatoria in piena regola. Grazie alla quale gli extracomunitari che si sono visti respingere la richiesta di status di rifugiato, e che hanno presentato appello contro la decisione, possono strappare un permesso di soggiorno per motivi umanitari. All’unica condizione di rinunciare al ricorso. Un’offerta generosa, messa nero su bianco dalla Commissione nazionale per il diritto all’asilo del ministero dell’Interno in una nota spedita il 20 aprile ad associazioni, patronati e sindacati che si occupano di immigrazione. Motivata dall’eccesso di contenzioso (1.300 ricorsi) legato alle richieste di asilo che intasano il tribunale di Roma. Un classico della giustizia all’italiana.
Il colpo di spugna (e di scena) si ha con l’entrata in vigore, il 21 aprile del 2005, della nuova normativa che regola la concessione dello status di rifugiato. Dalla commissione centrale con sede a Roma, che un tempo esaminava le domande in tempi biblici, si è passati a commissioni territoriali, e soprattutto a un iter più spedito. Ma a rallentare gli ingranaggi del nuovo sistema ci sono, appunto, i 1.300 ricorsi pendenti, oltre a ben 5.000 domande ancora inevase. Gli uni e le altre passate alla competenza della «sezione speciale stralcio» della Commissione nazionale. Appena nata e già oberata di lavoro. Per uscire dall’impasse il Viminale offre esplicitamente uno «scambio» a chi si è visto rifiutare l’asilo e ha reagito a colpi di carte bollate. «Questa Commissione nazionale sezione stralcio - recita la lettera del ministero - in accordo col Capo dipartimento per le Libertà civili e per l’immigrazione, in via di autotutela ritiene di procedere all’esame di tutti i casi di contenziosi pendenti e di chiedere al questore il rilascio di un permesso per motivi umanitari, subordinato alla rinuncia dal richiedente asilo agli atti del giudizio in corso, con conseguente cessazione della materia del contendere».
Se ancora ci fossero dubbi sull’automatismo della procedura, seguono le istruzioni per l’uso, con tanto di «modulo allegato» in formato word (reperibile su diversi siti web) nel quale il «mancato rifugiato» contestualmente «dichiara di rinunciare agli atti giudiziari» e «chiede al questore il rilascio di un permesso per motivi umanitari ai sensi dell’art. 5, sesto comma del D.Lgs. 25/7/1998 n.286». Insomma, nessun esame caso per caso dei «seri motivi» richiesti per rilasciare un permesso di carattere umanitario: lo stesso immigrato che il Viminale, per due volte, certifica non avere i requisiti per l’ottenimento dello status di rifugiato, si ritrova regolarizzato in maniera del tutto acritica. Proprio in queste settimane stanno arrivando le relative «decisioni» della Sezione speciale stralcio sull’esame delle richieste di status di rifugiato rigettate in passato. Per tutti viene confermata la bocciatura dell’asilo politico, ma non c’è il rischio di ritrovarsi clandestini. Perché, nella stessa «sentenza» la sezione stralcio «riconosce l’esigenza di protezione umanitaria» per l’extracomunitario. Il cui fascicolo arriva in questura blindato da un parere praticamente vincolante, visto che è frutto di un accordo scritto tra Viminale e immigrato. Difficile infatti che un questore possa negare il permesso e smentire il «programma premiale» concesso dal suo ministero a chi rinuncia al ricorso.
Ma c’è di più. Secondo il segretario del sindacato di polizia Coisp, Franco Maccari, «questa soluzione, nata per disinnescare i troppi ricorsi, da aprile ha contagiato anche l’esame delle domande d’asilo ancora inevase presentate secondo il vecchio ordinamento». E così, quasi prevenendo i possibili ricorsi degli immigrati che da anni aspettano una risposta, fioccano le bocciature per gli aspiranti rifugiati. Addolcite però dal via libera al permesso umanitario.

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3939145501 (C.d.L. Luigi Einaudi)

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8.11.2007 ore 18 - 20 Via Millio 20 (Zona S.Paolo)

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politica interna
23 marzo 2006
Elezioni Poltiche 2006
 PARTITO LIBERALE ITALIANO


Invito alla Convention di Milano 
Scarica l'invito                                             

Vuoi conoscerci meglio ???
Pillola liberale


E il 9 e 10 Aprile   V O T A  bene, vota e fai votare LIBERALE!

Hasta la Libertad, Siempre!






permalink | inviato da il 23/3/2006 alle 16:15 | Versione per la stampa
28 febbraio 2006
Invito
CLUB BRUNELLESCHI
fax 055289098
cell  3478288390 / 3392660648
 

Cari amici,

come sapete ho avuto l' onore di recarmi a New York con il Presidente del Consiglio Regionale della Toscana Riccardo Nencini per premiare Oriana Fallaci con una medaglia d' oro per i suoi meriti culturali  e professionali.

E' stato un evento unico ed emozionante e credo sia doveroso da parte mia condividere con tutti voi che amate Oriana questa esperienza.

 

Vi aspetto numerosi venerdì 3 marzo alle ore 21.00 a Firenze Hotel Mediterraneo L.no Del tempio 44. insieme a tutti i vostri amici.

 

Dobbiamo essere in tanti in questa occasione per dimostrare il nostro affetto alla scrittrice e per dimostrare che la consegna della medaglia è stato un gesto dovuto, apprezzato da tante, tantissime persone

 

Amici,è il momento di  essere uniti come sempre.

Uniti per Oriana. Uniti per la libertà di opinione.

 

Cari saluti,

Angelo Pollina

Consigliere Regionale F.I.

 

P.S. Fate girare questa mail a tutti i vostri amici!  E non dimenticate che a tutti gli intervenuti sarà consegnata la raccolta di testimonianze autografata dalla scrittrice!




permalink | inviato da il 28/2/2006 alle 21:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
CULTURA
24 febbraio 2006
Invito

LIBERALCAFE' CONSEGNA A GIAVAZZI IL PREMIO LIBERALE DELL'ANNO  

 

L’editorialista del Corriere della Sera ritirerà il premio in due occasioni pubbliche organizzate a Roma.

 

Lunedì 27 febbraio alle ore 17.30  Francesco Giavazzi terrà una lectio magistralis dal tema: 5 cose da fare per far vincere l'Italia nel 2006. L'appuntamento è presso la sala Lauree della facoltà di scienze politiche della Sapienza di Roma.

 

Lunedì 27 febbraio alle 21.00 presso gli studi televisivi di NessunoTV (canale 890 di Sky) di via Ostiense, 95 sarà assegnato il premio Liberale dell'anno a Francesco Giavazzi, organizzato dal quotidiano on line Liberalcafe.it di Giuliano Gennaio. Il famoso editorialista del Corriere della sera, nonché professore alla Bocconi di Milano, ritirerà il premio alla presenza di moltissimi ospiti politici, economisti e giornalisti tra cui anche molti giovani. Alcuni nomi: Daniele Capezzone, Oscar Giannino, Benedetto Della Vedova, Franco Debenedetti, Alessandro Cecchi Paone, Enzo Marzo, Marco Taradash, Beatrice Rangoni Machiavelli, Bruno Tabacci, Luigi Zanda e tanti altri.

 

La serata si svolgerà presso il caffè letterario di NessunoTV e le telecamere riprenderanno l'evento in diretta. Durante la serata sarà servito un rinfresco per tutti i presenti al Premio. Inoltre saranno organizzati due talk show dentro gli studi di Nessuno Tv sulle problematiche relative al mondo dell'università, del mondo del lavoro e delle liberalizzazioni da fare in Italia. Insomma sulla famosa "Agenda Giavazzi".

Giuliano Gennaio, direttore di Liberalcafe.it spiega cosi la motivazione del premio: “ Francesco Giavazzi ha saputo dare una scossa ai progetti di riforma sia del centro destra che del centro sinistra, mettendo al centro dell’agenda politica, economica e mediatica 5 punti fondamentali per il rilancio di politiche liberali in Italia. Sarà necessario ora aiutare il professore nel favorire l’implementazione di questa importantissima Agenda Giavazzi. I liberali italiani sono pronti.”

 

Entrambi gli appuntamenti sono aperti alla stampa.

 

Ufficio Stampa Liberalcafe.it

Flavia Campailla

Tel 3395022887




permalink | inviato da il 24/2/2006 alle 13:39 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
19 gennaio 2006
Treviso, 18 gennaio 2006
Da: Ufficio stampa Italia con Oriana
C.A.: Redazione Politica
 
Il movimento"Italia con Oriana"
vi invita a partecipare alla
 
MANIFESTAZIONE DI PROTESTA CONTRO LA MOSTRA "AMERICAN BEAUTY"
 
Giovedì 18 gennaio 2006 ore 18.30
Di fronte alla Galleria Luciano Inga Pin
Via Pontaccio, 12 - 20121 Milano
 
Tra le opere esposte primeggia un quadro raffigurante Oriana Fallaci, sguardo severo e collo sanguinante, decapitata...
Questa non è arte è demagogia. Siete come gli islamici assassini: tagliatori di teste?
 
Difendiamo l'Occidente, difendiamo le idee della signora Fallaci, che sono anche le nostre.
Unisciti alla nostra manifestazione silenziosa davanti all'ingresso della Galleria Luciano Inga Pin.
 
 
Rimanendo a disposizione per ulteriori informazioni,
porgo un cordiale saluto.
 
Elisa Vidotto
 
IDEEUROPEE
Communication in action - Treviso - Milano
tel:0422.308627
fax:0422.424790
e-mail: redazione@ideeuropee.com
url: www.ideeuropee.com




permalink | inviato da il 19/1/2006 alle 16:52 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
10 gennaio 2006
Invito al CONVEGNO: “I LIBERALI IN UN’ ITALIA CHE NON SA ESSERE LIBERALE”

Il presidio di Monza e Brianza ORGANIZZA IL CONVEGNO:

“I LIBERALI IN UN’ ITALIA CHE NON SA ESSERE LIBERALE”

Sabato, 28 gennaio 2006 – inizio ore 9,30

MONZA - Teatro SMERALDO - Via Turati – piazza Castello

Scarica il programma




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10 gennaio 2006
Invito al Convegno "LIBERALISMO E POLITICA"

Il giorno 28 gennaio alle ore 10 si terrà a Fermo presso l'auditorium San Martino il convegno dal titolo:
"Liberalismo e politica relazione sulle prospettive e partecipazione del Partito alle prossime elezioni politiche ed amministrative"

Scarica il programma




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2 gennaio 2006
Sgarbi a Torino, il 23 Gennaio 2006, presenta il suo ultimo libro. Da non perdere!

Vittorio SGARBI a Torino, per il "CENTRO PANNUNZIO". Modifica questo articolo
Elimina questo articolo

E' appena uscito il numero di Gennaio 2006 del Notiziario del "Centro PANNUNZIO". (Not.gennaio2006.pdf).

Tra gli appuntamenti da non perdere a cura del Centro stesso, segnaliamo il 23.1.2006 h.17.30 @ Sala Congressi Istituto Bancario S.Paolo di Torino (v.S.Teresa 1G ang. P. S.Carlo), la presentazione del libro di Vittorio SGARBI "Ragione e passione-Contro l'indifferenza". Presente l'autore, il libro sarà presentato da Paolo GRANZOTTO de "il Giornale".
Il tutto sarà introdotto da Anna RICOTTI del CP.

Vi aspettiamo.





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2 gennaio 2006
Da non perdere assolutamente:"La Laicità dello Stato oggi" - Incontro/Dibattito - Torino 13.1.2006
1 Gennaio 2006

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: DIBATTITO

                         
http://marioadinolfi.ilcannocchiale.it

INCONTRO:  “LA LAICITA’ DELLO STATO OGGI”


Venerdì 13 Gennaio alle ore 16.30 si terrà nella palestrina piccola del Liceo “Cavour”, Corso TASSONI 15 un incontro che avrà per tema: “La Laicità dello Stato Oggi”. Interverranno: Daniele Capezzone (1972), segretario dei Radicali italiani; Enrico Palumbo (1979), cattolico liberale (http://harry.ilcannocchiale.it),  laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università Iulm di Milano, ha collaborato con l’Istituto Italiano di Cultura ad Edimburgo e con la rivista culturale Ideazione.com Coordinerà la discussione il presidente di “Democrazia Diretta”, Direttore del “Media-quotidiano” e editorialista di “Europa”, dott. Mario Adinolfi (1971).





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