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UpL
Per un' Italia Liberale, Liberista, Libertaria_Costituente Liberale Nazionale_PLI
politica interna
15 luglio 2011
http://confcontribuenti.piemonte.over-blog.it/article-martino-i-tagli-alle-tasse-dimenticati-e-da-socialisti-stare-nel-pdl-non-ha-piu-senso-79500398.html

E
 A QUESTO PUNTO, AGGIUNGO IO, CHE LA RIVOLUZIONE, LIBERALE, QUELLA VERA, ABBIA INIZIO!!!

 .........


ROMA - «Anche le formiche nel loro piccolo si adirano».


«I tagli alle tasse dimenticati. È da socialisti» .

 

RIPRODUCIAMO UNA INTERESSANTA INTERVISTA USCITA SUL CORSERA DI QUESTA MATTINA AL GIA' MINISTRO ANTONIO MARTINO, UNO DEI PUNTI DI RIFERIMENTO DEI LIBERALI ITALIANI (quelli veri!). 

ASSOLUTAMENTE DA RIMARCARE QUANDO DICE, TESTUALE: 

<<Sono appena stato da Berlusconi e gli ho detto che per me restare nel Pdl non ha più senso>>.

........

Da "Il Corriere della Sera" di venerdì 15 luglio 2011

L'INTERVISTA ad Antonio MARTINO.

L`ex ministro Martino: "gli unici liberali sono Galan e Crosetto" 

 

Non faccia il modesto, onorevole Antonio Martino. Lei è un ex ministro...

Cosa pensa di questa manovra, che ai parlamentari non toglie un euro?

 

«Questa storia che io farei parte dei ricchi, l`uno per cento della popolazione, non mi convince. Ho la stessa automobile, la stessa casa e la stessa moglie da moltissimi anni. Però mi chiedo che senso abbia tassare l`altro 99 per cento perché io possa avere gratis le medicine dal servizio sanitario nazionale».

 

La casta non paga dazio. La lobby degli avvocati parlamentari è riuscita a stoppare l`emendamento che aboliva esame di Stato e ordini professionali.


«1 gruppi organizzati hanno sempre la meglio sull`interesse generale. È una cosa tristissima, il governo ha fatto marcia indietro perché vive di consenso.

Ma le sembra giusto che chi ha lo yacht, la villa al mare e l`amante risulta più povero di me? Oppure che il meccanico, con le sue tasse, debba pagare l`università all`aspirante avvocato?».

 

Ma dove sono i liberali del Pdl?

 

«Sono appena stato da Berlusconi e gli ho detto che per me restare nel Pdl non ha più senso.

Sul mio blog i liberali veri mi dicono "lei che ci sta fare con un governo di pazzi socialisti?". I no- stri elettori sono furibondi. Gli unici liberali rimasti sono Galan e Crosetto.

Non sarà un caso se in questo governo i socialisti sono la maggioranza.

Sacconi, Brunetta...».

 

E Tremonti?

 

«Nega, ma è socialista pure lui. E dire che dal `94 Berlusconi ha combattuto tutte le campagne elettorali con coerenza, sulla base di un programma che prometteva di abbassare il carico fiscale. Invece non se ne è fatto nulla».

 

Più tasse, pensioni più leggere e rispunta anche il ticket...

 

«Questa manovra è l`ennesima porcheria, colpisce la povera gente e anche il popolo delle partite Iva. Avevamo promesso che gli avremmo abbassato le tasse e invece muoiono come le mosche. Tremonti crede che le spese discrezionali sono inutili, ma non è così. Se non si fa manutenzione agli elicotteri dell`esercito si rischia di uccídere qualche militare, come è succes- Si colpiscono la gente povera e le partite Iva Il problema e che abbiamo un sistema ~~ e assurdo Ex ministro Antonio Martino, 69 anni so in Francia».

 

Lei cosa avrebbe fatto, al posto di Tremonti?

 

«Il nostro problema è la normale fisiologia di un sistema sbagliato, non la patologia di un sistema sano da curare con la medicina annuale della manovra.

Abbiamo un sistema fiscale assurdo.

Ire, Ires e Irap fruttano il 14,6% del reddito nazionale, non sarebbe più sensata una sola aliquota del 20%? La colpa del mancato gettito non è tanto dell`evasione fiscale, ma di elusione ed erosione. Posso dire una cosa che mi provocherà molti nemici?».

 

La dica.

 

«Quando il genio di Sondrio aprì il suo studio di tributarista, solo nel primo anno fece erodere ai suoi clienti, in modo legale, base imponibile per 6oo miliardi di lire. Il che, tradotto in parcelle, vuol dire qualcosa come tre miliardi».

M.Gu.

politica interna
10 luglio 2011
PER LA RIVOLUZIONE.LIBERALE. APPELLO AI "PRODUTTIVI".

PER LA RIVOLUZIONE.LIBERALE. APPELLO AI "PRODUTTIVI".

PER LA RIVOLUZIONE.LIBERALE. APPELLO AI "PRODUTTIVI".

 

Cambiare tutto per non cambiare nulla? Basterà veramente ALFANO  per farlo? Ci credete per davvero, voi?  

Basta con un centro-destra sedicente liberale, ma in realtà, coi vari Tremonti, Sacconi, Brunetta, iper-statalista.

Basta con un'opposizione che di liberale ha ben poco, visto storia e tradizione, anch'esso statalista, giustizialista, con venature corporative e di difesa delle caste (le loro, al pari del centro-destra), basta con un centro di baciapile, solidarista, senza una vera strategia, molto "asino di Buridano" (ve lo ricordate?), dove spiccano le maestrine del giorno dopo, o i falliti del giorno prima.

OCCORRE UN NUOVO CENTRO.DESTRA (se ha ancora un senso definirci così), DICHIARATAMENTE E FORTEMENTE LIBERALE, LIBERISTA E LIBERTARIO. Che faccia della vera RIVOLUZIONE LIBERALE (quella del 1994, per intenderci!) LA PROPRIA RAGION D'ESSERE E DI LOTTA, DI GIORNO E DI NOTTE, FINO ALLA LIBERAZIONE DI QUESTA NOSTRA ITALIA DALLO STATO.

Basta con un fisco onnipresente che succhia i nostri risparrmi, il frutto del ns.lavoro. 

Occorre la RIVOLTA di noi popolo di tartassati. E' ora di riprenderci LA NOSTRA LIBERTA' Tutto il resto son solo vuote parole!

 

TEA PARTY, CONFCONTRINBUENTI, UPL.MOVIMENTO LIBERTARIO, ICR,  PARTITO DELLE AZIENDE, PARTITO IVA, PARTITO NO TASSE, PLI E MOVIMENTI/ASSOCIAZONI DI AREA LAICO-LIBERALE, POPOLO DEOI PRODUTTIVI, DELLA PARTITE IVA, DEI CREATORI DI RICCHEZZA, DEI LACORATORI MA ANCHE DEI DISOCCUPATI E INIOCCUPATI A CAUSA DI QUESTO STATO OPPRESSORE, .....DIAMOCI UN OBBIETTIVO COMUNE, UN PROGRAMMA MINIMO PER LA RIVOLUZIONE. LIBERALE. E PRE LA CRESCITA DEL PAESE, IL NOSTRO PAESE, L'ITALIA CHE AMIAMO.

UNIAMOCI, UNIAMO LE FORZE, E' L'ITALIA CHE CE LO CHIEDE. O FAREMO LA FINE DELLA GRECIA.

E QUESTI POLITICI? ROTTAMIAMOLI TUTTI, tranne, forse, RENZI!

 

E CHE LA RIVOLUZIONE, LIBERALE, ABBIA INIZIO. E' ORA!



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permalink | inviato da UpL il 10/7/2011 alle 21:57 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
13 aprile 2011
BASTA CAMBIALI IN BIANCO AI POLITICI.

Cos’è l’Impegno a Difesa dei Contribuenti?
In occasione delle elezioni comunali del 15 maggio 2011, ConfContribuenti e Tea Party Italia organizzano un’iniziativa a difes

a dei contribuenti, chiedendo ai singoli candidati di impegnarsi formalmente ad abbassare la spesa pubblica e la tassazione comunale, rispettando il vincolo del pareggio di bilancio. Dopo le elezioni i firmatari eletti verranno monitorati e lodati o criticati pubblicamente a seconda che abbiano rispettato o violato l’impegno preso. 

Il testo dell’Impegno a Difesa dei Contribuenti:
Il sottoscritto (nome, cognome), candidato a sindaco/consigliere comunale di (città) per la coalizione (coalizione) si impegna nella difesa del contribuente:
- Con una politica di riduzione della spesa pubblica comunale complessiva
- Raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio o un attivo di bilancio
- Portando (o mantenend

o) e le addizionali comunali ai livelli minimi consentiti dalla legge, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove.

Chi ha già firmato?
Nel menù qui a destra si possono trovare le news sugli ultimi firmatari ed un riassunto per le grandi città e per le regioni. Inoltre c'è anche l'elenco dei firmatari che alle scorse elezioni regionali hanno firmato un impegno simile. 

Chi può firmare/chi posso invitare a firmare?
Possono firmare tutti i candidati alle elezioni comunali del 2011. Per le città capoluogo di regione vi invitiamo a comunicarci anche se avete invitato qualche candidato a firmare e questo non è intenzionato a firmare.

Dove trovo il modulo da compilare/far compilare ai candidati?
Qui si possono scaricare i moduli per l’Impegno per il candidato Sindaco e per il candidatoConsigliere


Come fare per farvi arrivare il modulo?
Si può scannerizzare il modulo e inviarlo all’indirizzo  segreteria@confcontribuenti.eu oppure inviarlo per fax allo 02-36215668

Come posso fare per dare più forza all’iniziativa?
Iscriviti gratuitamente a ConfContribuenti: più saremo più avremo "potere contrattuale"! Basta compilare il modulo riportato a questo indirizzo:
http://www.confcontribuenti.eu/index.php?option=com_wrapper&view=wrapper&Itemid=7

 

IN PIEMONTE:

 

Qui riportiamo lo stato di avanzamento dell'Iniziativa a Difesa dei Contribuenti nei comuni del Piemonte - tranne Torino: le informazioni saranno aggiornate il più rapidamente possibile. Quando inviamo un invito ad appoggiare l'iniziativa (nel caso delle associazioni) o a firmare l'impegno (nel caso dei candidati) lo "stato" diventa "Attendiamo risposta". Questo può voler dire tre cose: che il destinatario non ha (ancora) ricevuto la mail, che l'ha ricevuta ma non ha ancora risposto oppure che non ha intenzione di rispondere.

Associazioni che appoggiano il Pledge

ConfContribuenti
Tea Party Italia
Impresa è Rivoluzione
Unione per le Libertà

Candidati sindaco contattati

CittàCandidatoLista/CoalizioneStato
Trecate    Federico Binatti    Lista civica            In attesa di risposta

 

Candidati consigliere contattati

Candidato               Lista                                         Stato                      

 

TORINO


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permalink | inviato da UpL il 13/4/2011 alle 14:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
13 aprile 2011
Impegno a Difesa del Contribuente (Consigliere Comunale)
                                 

Ilsottoscritto candidatoa


nella lista


siimpegna ad operare in Consiglio Comunale, con le proprie proposte econ i propri voti
sulle proposte di altri, in modo da difendereil Contribuente:


  • Con una politica di riduzione della spesa pubblica comunale complessiva

  • Raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio o un attivo di bilancio

  • Portando (o mantenendo) e le addizionali comunali ai livelli minimi consentiti dalla legge, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove


Impegnoraccolto da:

Firma Luogo,data

ConfContribuenti

TeaParty Italia
Unione per le Libertà

Testimone1


 Testimone 2


L’impegnoa difesa del contribuente è un’iniziativa di ConfContribuenti, TeaParty Italia e Unione per le Libertà. I candidati che si impegnanonella difesa dei contribuenti saranno monitorati per
verificareil rispetto dell’impegno preso. Per vedere l’elenco dei firmataridell’impegno a difesa del Contribuente visitare il sitowww.confcontribuenti.eu.

POLITICA
13 aprile 2011
IMPEGNO A DIFESA DEL CONTRIBUENTE (Sindaco).
                                                         

Il sottoscritto ___________________

candidato a sindaco di_____________________________


si impegna nella difesa del contribuente:


  • Con una politica di riduzione della spesa pubblica comunale complessiva

  • Raggiungendo o mantenendo il pareggio di bilancio o un attivo di bilancio

  • Portando (o mantenendo) e le addizionali comunali ai livelli minimi consentiti dalla legge, riducendo le imposte e le tasse comunali esistenti e non introducendone di nuove


Impegno raccolto da:                             

Firma ____________________________

 Luogo_______________ data__________

ConfContribuenti

Tea Party Italia

Unione per le libertà

Testimone 1________________ 

Testimone 2_________________

L'mpegno in DIFESA del CONTRIBUENTE è un'iniziativa di ConfContribuenti, UpL e TeaPartyItalia

I candidati che si impegnano nella difesa dei contribuenti saranno monitorati per
verificare il rispetto dell’impegno preso. 

Per vedere l’elenco dei firmatari dell’impegno a difesa del Contribuente visitare il sito www.confcontribuenti.e.

politica estera
20 marzo 2011
Alcune domande da porre a tutti gli intraprendenti e volenterosi esportatori della ""pace"" con le armi...

DI: LUCA FUSARI

Togliamo subito ogni velo di ipocrisia e di idealismo liberal o neocon: l'intervento militare in Libia è completamente tardivo nei tempi e nei modi oltrechè sbagliato in quanto pericoloso nei suoi esiti e come precedente.
Esso è tardivo in quanto è stato deciso un mese dopo lo scoppio delle rivolte, quando la situazione sul campo nella guerra civile è già ampiamente compromessa per i rivoltosi.
Di fatto tale intervento è completamente divenuto obsoleto e maggiormente complicato da portare a termine visto l'andamento proprio della guerra civile.
Qualcuno mi vuole spiegare come si elimina solo dal cielo Gheddafi asseragliato nel suo bunker di Tripoli?.
Come lo si caccia dalla Libia?
Invadiamo via terra la Libia?.
Questo è il "segreto di Pulcinella" della missione tenuto ancora per il momento nascosto all'opinione pubblica almeno sino a quando quest'ultima non si sarà passivamente abituata quotidianamente al conflitto, solo allora verrà chiesto un ulteriore sforzo bellico via terra, che ovviamente non verrà negato dato che verrà illusoriamente definito come "decisivo per le sorti e la stabilizzazione del conflitto".
Peccato che lo stesso CLNT (Consiglio Libico Nazionale di Transizione, il governo di opposizione politica a Gheddafi con sede a Bengasi) sia contrario alla presenza di terra di truppe straniere, ergo se davvero siamo al servizio del popolo libico dovremmo in ragione di questo rispettare le sue indicazioni di aiuto e di soccorso.
Ma lo faremo veramente a conflitto già avviato?.
E sopratutto come si pacificano gli animi dei rivoltosi e dei lealisti al governo nel dopoguerra?.
Come impedire che dopo la risoluzione del conflitto i rivoltosi, presumibilmente, possano vendicarsi a loro volta sui fedeli di Gheddafi?.
Come si giungerà a stabilire la fine della guerra se di fatto i popoli della Tripolitania e della Cirenaica sono delle tribù legate ad un odio profondo e reciproco tra loro acuito anche da Gheddafi e dal suo dominio dispotico?
Qualcuno ha tenuto conto che queste due regioni si odiano e si odieranno a maggior ragione anche dopo il rais?.
Come si cercherà allora di far ragionare i clan pro-Gheddafi anche qualora il rais venga ucciso o catturato, al fine di evitare il ripetersi di un dopoguerra simile a quello iracheno?.
Si è già considerata la possibilità di una divisione della Libia o di un sistema confederativo quale suo inevitabile esito amministrativo?.
E' inoltre difficilmente risolutivo nel risultato tale intervento militare proprio perchè privo di una correlazione e di una partecipazione attiva delle forze rivoluzionarie al fine di modificare l'egemonia nel frattempo recuperata da Gheddafi in Libia sul territorio.
Queste ora si attendono che il "lavoro sporco" lo compia la NATO dato che essendo loro mal armate e in pratica allo stremo certo non possono essere una valida opzione sul terreno.
E' forse anche per tale motivo che da una dichiarata volontà di no-fly zone si è passati istantaneamente ad una guerra aperta come pare (non a caso) essere stata subito dichiarata dai vertici della NATO.
Può essere che i tempi dell'invasione via terra siano più ravvicinati del previsto.
Il ruolo stesso della NATO anche in questa occasione è forzato visto che non c'è alcuna aggressione ad uno Stato NATO nè alcun paese NATO coinvolto in tale conflitto.
E' sbagliata nei modi dato che sin dalle prime mosse francesi si è vista una certa spavalderia e spacconaggine improvvisata priva di analisi e addirittura di un raziocinio strategico funzionale allo smantellamento di quelle prime difese libiche funzionali all'avvio poi di una no-fly zone in accordo tra gli stessi volenterosi.
I francesi hanno invece iniziato i bombardamenti e gli attacchi ai convogli libici a casaccio, senza dare prima un segnale di avvertimento intimidatorio con bombardamenti su bersagli militari fissi e senza mettere neppure fuori uso quelle stesse difese della contraerea utili per mettere in sicurezza lo spazio aereo ed evitare possibili perdite nella coalizione (in primo luogo francese)!!.
Inoltre non mi pare siano state convenute procedure o forme di adeguata analisi per quanto riguarda la difesa di Lampedusa e della Sicilia in termini di radar o sistemi antimissili in caso di eventuali reazioni libiche, dovrebbe essere buona cosa prima di iniziare un conflitto quantomeno porre delle contromisure efficaci sul campo al fine di evitare ritorsioni.
Non mi pare però che si sia presa alcuna precauzione o preventiva adeguata contromisura difensiva.
Ma siamo sicuri che Gheddafi non possa resistere con la Tripolitania a lungo e mandare in giro nel Mediterraneo suoi kamikaze per aereoporti e stazioni come già avvenuto in passato..?.
Davvero qualcuno pensa che Gheddafi e i suoi mercenari stranieri dopo aver massacrato uomini e donne libiche possa tirarsi indietro di fronte alla minaccia militare NATO e degli (odiati) italiani?.
Crediamo davvero che Gheddafi minacci l'occidente (e l'Italia in primo luogo) senza avere ancora scorte di armi chimiche (iprite e armi batteriologiche non smantellate) e forse qualche missile di lunga gittata nei suoi armamenti comprato dalla Nord Korea o dall'Iran?.
Noi siamo certamente la nazione più a rischio viste anche le accuse di tradimento più volte rilanciate nelle settimane scorse come minaccie da parte del rais e dei suoi figli visto anche la rottura/inadempienza dei contenuti del famoso trattato d'amicizia (specie nel paragrafo 4) in precedenza sottoscritti e ora stralciati in modo goffo.
Nella frenesia guerrafondaia nazionalista post 17 marzo tutti non si stanno rendendo conto che di fatto non esiste alcun piano militare NATO nè alcuna analisi disponibile sul terreno libico circa l'organizzazione delle forze militari pro-Gheddafi e l'entità di queste dislocate sul territorio (per non parlare dell'opposizione e della sua resistenza armata sul terreno di Bengasi).
Tutti stanno strepitando ad una missione che di fatto non è umanitaria visti i tempi ormai tardivi e che certamente al fine di rendersi risolutiva è inevitabilmente di regime change e molto probabilmente visto che l'Occidente diffida del CLNT anche di Nation building e di occupazione inevitabile della Libia nelle prossime settimane o mesi.
E' un conflitto senza dubbio costoso sia in termini di possibili vite da ambedue le parti ma anche sul piano economico visto in particolare il nosto debito pubblico italiano astronomico e una guerra ancora aperta in Afghanistan non meno onerosa.
Non mi pare molto saggio tale ennesima avventura belligerante priva di un effettivo scopo preciso anche sul piano economico.
Seppur a differenza di Iraq e Afghanistan qua ci sia un popolo che ha mostrato chiaramente di ribellarsi al suo desposta, questo oltre ad essere quasi pressochè decimato è stato completamente bypassato dalle decisioni della riunione di Parigi, il CNLT ha chiesto solo una no fly zone ma l'obbiettivo della NATO pare non essere meramente di tale tipo..
Qualcuno mi vuole spiegare come mai la NATO debba intervenire come "poliziotta del mondo" al servizio dell'ONU (ovvero di tutti i Paesi del mondo, dittature comprese) in un ambito offensivo quando la sua funzione originaria era puramente difensiva all'interno del contesto euro-atlantico di alleanza tra paesi (con un possibile attacco solo qualora un membro abbia ricevuto una minaccia sensibile da parte di un paese straniero)?.
La Libia al momento non ha attaccato nessun paese NATO e la Libia non è membro della NATO.
Le conseguenze di tale missione possono andare storicamente dal modello Somalia a quello della crisi di Suez (anche lì con intervento franco-britannico) della prima guerra del golfo, a quello della Serbia-Kosovo e in caso di recrudescenze NATO anche di tipo afghano o della seconda guerra del golfo.
Certo il nome in codice scelto per la missione: "Odissea all'alba" non fa ben sperare sui tempi della missione e assenza di menzogne all'orizzonte...
Al momento è ancora presto per definire una possibile traiettoria del conflitto in analogia a uno di questi modelli certamente la domanda sorge spontanea: da quando una missione di guerra è una missione di pace?.
Da quando la pace si esporta con le bombe?.
Devo desumere che Giorgio Napolitano e altri politici idealisti e ""benpensanti"" preferiscano il detto orwelliano la "Pace è Guerra" desunto dal loro mondo ideale: quello del Grande Fratello.
Il fatto che la neolingua sia attiva è evidente per le analogie semantiche per cui negli anni scorsi si è esportato non la guerra ma la "democrazia" con le armi (tralascio ogni commento circa l'idiozia riguardante l'esportazione in un paese dittatoriale di un'altra forma di tirannia).
Ora però che siamo in un mondo intellettualmente colto, con obbiettivi pianificati e idealmente perseguibili, fatto di premi Nobel e di buoni propositi, la "pace" è ovviamente divenuta materia all'ordine del giorno di Pentagono e NATO, il tutto con l'avvallo enciclico del Consiglio di sicurezza ONU.
Ma da quando abbbiamo il governo mondiale ufficialmente operante?.
Qualche cittadino ha forse votato tale governo mondiale?.
Qualcuno mi spiega come mai gli Stati abbiano prontamente obbedito alla risoluzione Onu (decisa da loro stessi a livello esecutivo) senza aver prima votato nei loro rispettivi parlamenti competenti livello di sovranità nazionale l'autorizzazione al via libera alla missione?.
Da quando i singoli esecutivi nazionali obbediscono all'ONU anzichè ai loro parlamenti?.
Da quando una missione militare operativa fuori dalla propria Nazione a scopo offensivo (quindi di guerra) è legittima e legale in assenza di un voto del Parlamento nazionale?.
A mio parere nessuna nazione occidentale neppure la Germania per quanto riguarda la Libia è ragionevole dato che di fatto questa a fronte del suo nonintervento in Libia aumenterà il numero di truppe in Afghanistan (anzichè ritirarle), il che di fatto implica che l'Occidente ritiene di rimanere a lungo in Libia e che molto probabilmente verranno impiegati e dispiegati soldati e mezzi NATO provenienti da quell'altro scenario di guerra, in terreno libico.
Figuriamoci la posizione di certi politicanti italiani che certo libertari non sono, i quali pensano al petrolio (nonostante di fatto la produzione sia a rischio a causa di bombardamenti o danneggiamenti volontari da parte di Gheddafi) o tesi a voler mantenere rapporti di amicizia con questi al fine di ridurre i processi migratori in chiave elettorale sperando che l'aguzzino beduino li elimini prima lui dalla circolazione.
Qualcuno crede realmente che Bossi sia diventato improvvisamente libertario noninterventista sulla Libia? Come mai allora la Lega ha sempre votato per la missione in Iraq e Afghanistan?.
Qualcuno mi vuole spiegare come mai la sinistra che ama la Costituzione (la quale ripudia la guerra) si sia tutta quanta messa il casco militare e passeggi a passo dell'oca dietro all'italico tricolore?.
Qualcuno mi spiega che fine hanno fatto i pacifisti fricchettoni arcobaleno di sinistra da quando negli Usa sono tornati i Democrats al potere?.
Dov'è finito il loro ""senso di precauzione"" nei confronti della guerra?.
Qualcuno vuole spiegare a loro che di fatto Obama è entrato in guerra con portaerei, navi e sommergibili militari?.
Ma lo sanno che Obama è entrato in guerra senza autorizzazione del Congresso degli Stati Uniti l'unico organo politico che può decidere sulla dichiarazione di guerra in un paese straniero (non l'Onu, visto che l'Onu non ha una sovranità data dal popolo americano ma solo diplomaticamente dai governi ergo sempre dal potere esecutivo) da parte della Nazione a stelle e strisce?.
Lo sanno che l'unica persona che ha ragione sulla Libia è un repubblicano libertarian conservatore congressista per il Texas, Ron Paul, il quale ritiene che per come si sta muovendo sul piano politico istituzionale, Obama di fatto è in continuità con l'epoca di Bush jr (vista la presenza alla difesa di Robert Gates) e financo di Bill Clinton (visto l'entourage clintoniano) con tutto ciò che ne conseguì in merito all'illegalità e illegittimità incostituzionale della guerra sul piano politico interno di consenso?.
Ma davvero qualcuno al governo pensa che si possano salvare gli interessi e gli investimenti libici nelle nostre corporazioni caldeggiando ai quattro venti prima un Trattato d'amicizia con Gheddafi, salvo poi sospenderlo momentaneamente in attesa della vittoria del rais, salvo poi romperlo dopo che la comunità internazionale ha deciso l'intervento militare in Libia?.
Pensiamo che i libici non se lo ricorderanno?.
E se Gheddafi dovesse resistere come resistette al bombardamento di Reagan, pensiamo davvero di poter tornare a fare affari con lui?.
Ma l'Italia anche in funzione della sua vicinanza strategica e di un passato coloniale in Libia alquanto poco virtuoso (di cui quest'anno ricorre peraltro il centenario) in quel Paese doveva proprio intervenire come membro attivo della coalizione multilaterale dei volenterosi?.
Quali interessi può indurre un governo che sino a poco tempo prima riteneva Gheddafi affidabile e amico a dichiarargli guerra?.
Quali interessi se non i pozzi di petrolio e i giacimenti di gas dell'Eni?.
Ma davvero l'Italia non poteva dare mero supporto logistico alla Nato senza usare propri mezzi entro l'intervento?.
Anzi, come mai l'Italia a differenza della Germania o dei suoi amici russi non ha deciso di astenersi dal supporto di tale missione anche a livello logistico?
Faccio notare come Malta (paese senz'altro più vicino alla Libia e avente anch'essa tutto l'interesse a veder finire gli sbarchi di immigrati) di fatto abbia deciso pur essendo membro NATO di non aderire alla coalizione e di non applicare la risoluzione ONU.
L'Italia a livello geostrategico poteva quindi analogamente non essere coinvolta direttamente nell'impresa franco-britannica.
Purtroppo dopo l'ennesima magra figura che il governo ha contribuito a creare con i suoi baciamani e cammellate varie, ora passiamo da un estremo di amicizia ad un altro.
Addirittura siamo disponibili a mandare soldati sul territorio sebbene non è possibile pensare a forme di interposizione a maggior ragionei visto anche il nostro passato che ci ritroviamo (non mi pare che i russi siano in Afghanistan nonostante la risoluzione ONU approvata visto la loro precedente fallimentare esperienza in loco nonostante).
L'Italia al di là degli interessi economici e politici internazionali avrebbe dovuto mantenere sin dall'inizio una certa neutralità evitando di ottemperare alla risoluzione Onu per una questione di opportunità e certo di cautela su un intervento che non si comprende nei suoi sviluppi.
Quella che si è venuta a formare è comunque una coalizione di politicanti con la coda di paglia e allo sbaraglio.
Obama alla regia manda portaerei in area ma nega l'evidenza dichiarando che non guida la coalizione per non far votare il Congresso la dichiarazione di guerra.
D'altronde gli Stati Uniti con George Bush jr e con Condoleeza Rice furono i primi a sdoganare in funzione antijihadista Gheddafi dopo l'11 settembre dandogli soldi e armamenti in cambio di uno smantellamento del programma nucleare e una maggior repressione sui possibili terroristi sul piano interno.
Sarkozy è stato finanziato elettoralmente da Gheddafi ed è ai minimi di consenso anche a destra, è quindi intento in tale opera di grandeur guerrafondaia al solo scopo di distrarre l'attenzione sul suo disastroso governo.
Cameron addirittura agisce in nome dei laburisti per nascondere quanto fatto da Brown (in merito al rilascio del terrorista della strage di Lockerbie in cambio della possibilità per BP di trivellare la costa libica per il petrolio).
Su Berlusconi presumo che abbiamo ben chiari i suoi atteggiamenti amichevoli tenuti (anche attraverso Frattini) sino a pochi giorni fa nei confronti di Gheddafi al fine di tutelare anche i suoi interessi economici personali con Gheddafi (Nessma tv ad esempio).
Tutti questi volenterosi sono personaggi talmente umanitari che hanno aspettato più di un mese per intervenire a difesa (retorica) dei libici attendendo che Gheddafi potesse prima riconquistare tutta la Cirenaica e proseguire l'eccido, il tutto al fine di giustificare il loro successivo "eroico" intervento.
Di fatto non hanno mai supportato o finanziato l'opposizione libica dall'esterno e anzi hanno auspicato cinicamente che lo stesso Gheddafi riducesse a zero l'impatto del CLNT sul territorio.
Tutto ciò allo scopo di favorire un ruolo di primo piano dell'Occidente-NATO e ovviamente per aumentare le difficoltà (leggasi spese e costi) sul terreno a livello strategico e militare.
Questo "provvido buonismo" messo in campo è naturalmente funzionale ad una logica di warfarismo keynesiano.
Dato che dalla no fly zone si è passati ai bombardamenti e attacchi di terra diretti senza attendere neppure uno studio attento e pianificato della situazione (qua abbiamo Stati che non pianificano ma che agiscono di impulso empatico, e non solo sulla Libia!) è evidente che si ritiene opportuno usare forme non certo invasive di intervento mirato, e certamente non si ha la minima intenzione di ridurre la spesa inerente i mezzi messi a disposizione (il che dimostra come Gheddafi sia tutt'altro che facilmente domabile).
Questo intervento è un pericoloso precedente dato che di fatto per le sue motivazioni implica che ogni Paese straniero agente contro i propri cittadini o delle minoranze etniche o politiche visibili di fatto è attaccabile dalla comunità internazionale.
Quindi di fatto è attaccabile ogni paese (del Terzo mondo) non presente stabilmente nel Consiglio di Sicurezza ONU ritenuto attaccabile in virtù di un suo non adempimento del rispetto dei diritti umani stabiliti dalla comunità internazionale sul piano interno o non avente un regime democratico o una sua statualità riconosciuta.
Ovviamente non la Cina, non la Russia e non gli stessi Usa dato il loro diritto di veto, anche se nulla impedisce di ritenere che tale discriminante non possa essere in futuro sospesa ponendo tali Paesi in analoghe situazioni belliche in caso di gravi rivolte popolari interne nel divenire (tese a delegittimare la sovranità sul territorio dello Stato e quindi del governo e del suo diritto di veto all'ONU).
Inoltre la presenza di paesi arabi all'interno della nuova coalizione dei volenterosi di fatto implica che Arabia Saudita e altri paesi non propriamente liberali e democratici parteciperanno certamente con finalità e scopi differenti da quelle della Nato legttimamente al conflitto.
Qualcuno mi spiega cosa succederà quando l'ONU deciderà analogamente alla Libia, in merito al Golfo Persico, nei casi di Yemen (dove un presidente sta sterminando i suoi oppositori sciiti e semplici sunniti) e in Bahrein (dove un sultano sunnita sta sterminando il popolo sciita manifestante contro di lui)?.
Saranno anch'essi attaccati dalla NATO al fine di salvare le loro popolazioni?.
Qualcuno mi spiega cosa succederà se l'Iran con le medesime nostre motivazioni attaccherà il Bahrein o lo Yemen al fine di tutelare le "minoranze" etniche in virtù di un profondo legame culturale religioso e forse anche politico?.
Con chi ci schiereremo se l'Iran attaccherà lo Yemen e il Bahrein (e quindi indirettamente l'Arabia Saudita) per ""fini umanitari"" allo scopo di aiutare tali popolazioni represse?.
Rischiamo paradossalmente o di trovarci alleati con l'Iran o addirittura tra due fuochi qualora intervenissimo in tale possibile conflitto sempre a scopo disinteressatamente umanitario.
Il problema però sarebbe analogo a quello della guerra Iraq-Iran, di fatto l'Occidente dovrebbe necessariamente supportare i sauditi ben sapendo però che questi finanziano il terrorismo internazionale della jihad globale.
L'Occidente rischia di dover partecipare a tale conflitto non solo in virtù dell'ombrello nei confronti di Israele (che potrebbe essere comunque coinvolto dalla follia iraniana più che da quella saudita quale incolpevole bersaglio) qualora vi fosse una resa dei conti su tutta la regione, ma anche per via delle sue forniture di petrolio in zona garantite dai sauditi.
I sauditi al pari degli iraniani qualora ne uscissero vincitori potrebbero non soltanto aumentare il loro peso politico nella pensiola arabica ma anche in tutto il resto del medioriente e in particolare nel nordafrica (forse anche in Egitto), Siria e Giordania mettendo in dubbio ogni possibile sviluppo futuro di tipo liberale e democratico nella regione.
Non vorrei che le boutade retoriche di Gheddafi sulla presa di potere dei fondamentalisti islamici dopo di lui paradossalmente si avverassero non tanto in merito alla popolazione libica ma alle spinte e forti pressioni che poi queste riceverebbero dai finanziamenti sauditi post-conflitto in termini di ricostruzione a partire dalla loro presenza sin dall'intervento militare a fianco dell'Occidente come loro giustificazione d'ingerenza e "biglietto da visita".
Si è tenuto conto che di fatto Libia e Arabia Saudita sono storicamente acerrime nemiche e attualmente tra i principali bacini concorrenti di gas e petrolio del mondo specie per l'Occidente?.
Come si può pensare a fronte di un'isteria antinuclearista dilagante in Occidente di poter crescere economicamente e fronteggiare la crisi se si avranno possibili problemi di approvvigionamento energetico?.
Qualcuno mi spiega come ci si possa alleare sul caso libico con i sauditi che in Bahrein stanno dando man forte con il proprio esercito alle repressioni del sultano sunnita locale nei confronti dei sciiti manifestati?
Quale sarà l'influenza saudita in Libia dopo tale sua interessata partecipazione alla missione di pace?
Qualcuno vuole anche andare a bombardare per le medesime ragioni umanitarie, a causa delle continue repressioni nei confronti dei loro rispettivi popoli, la Siria e anche l'Iran?
Pensate che ve lo permetteranno senza gravi conseguenze sul piano regionale?.
L'intervento libico non è solo un caso a sè ma un modello che può creare una serie di conflitti su scala regionale senza fine, tenendo conto anche delle minaccie fondamentaliste e delle ritorsioni possibili di un intervento occidentale sia nei confronti di Israele che delle fonti di approvigionamento energetico.
Personalmente ci andrei molto cauto con tale schema basato sull'interventismo "a scopo umanitario", dato che le situazioni non sono omogenee in medioriente e sono in continuo fluido movimento e di fatto tutto ciò implica un alto tasso di incoerenza nella sua adizione quale metro ideale nell'evitare a tutti i costi il massacro dall'esterno di popolazioni civili (ovviamente operando al contempo il regime change al vertice di tali Paesi).
Potrebbero esserci situazioni paradossali come quelle del golfo persico che certamente rischiano di mandare in corto tale schema anche tenendo presente la situazione iraniana e il quadro più generale della questione atomica in medioriente (ma non solo, dato che potrebbe valere per Paesi come il Pakistan (il quale ha l'atomica grazie al finanziamento del programma nucleare da parte dei sauditi).
Quindi l'Occidente e i suoi Paesi volenterosi hanno ben presente quale sia il limite di tale loro idealità?.
Si rendono conto che la loro giustificazione tardiva dell'intervento è una clamorosa e pericolosa menzogna su un piano più generale nel quadro mediorientale?.
Insomma la Libia è una schermaglia che certo rischia di creare molto probabilmente un pantano visti gli interessi compositi in loco e nella coalizione dei volenterosi; ma rischia anche di essere un precedente per un escalation della guerra in tutto il medioriente.
Di fatto un rischioso "gioco della torre" tra alleati e interessi provvisoriamente utili e utilizzati al fine di giustificare e difendere di volta le possibili innumerevoli missioni sino forse a quando tali costi non porteranno al default di sistema tali Paesi in analogia con quanto accade a suo tempo con l'URSS, oppure sino ad un conflitto generale di carattere mediorientale (molto probabilmente contro l'Iran) che porterebbe ad incontrollabili conseguenze di ordine anzitutto energetiche, militari e geopolitiche non preventivabili a tavolino.
..............
Un mare di contraddizioni, come sempre, nella politica estera dell'Italia e dei suoi alleati, Usa e Francia in primis. E anche i "Diritti Umani" possono così essere di serie A (Libia) o di serie B (Barhein), dove nulla si muove, malgrado l'intervento, addirittura, dell'Arabia, un paese straniero, contro i ribelli. Praticamente, ormai, a quelle latitudini non si capisce più nulle, non si sa chi lotti per la libertà o per la controrivoluzione, la reazione, la negazione dei diritti umani. Ma, e siamo alle solite, stiamo analizzando realtà che nulla hanno a che fare coi ns.principi, le ns.regole, il ns.mondo, quello occidentale. Non si possono paragonare le per con le mele. Da quì l'estrema difficoltà di giudizio. L'unica certezza: un intervento tardivo, che ci pone al rischio di pesanti rappresaglie del regime libico nei confronti degli stranieri in loco, italiani in primis (in Italia razzi nn ne arriveranno, non ne ha, dormite tranquilli), l'esplosione della bomba immigrati, e il grande caos sotto il cielo. Staremo a vedere!
<upl>

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permalink | inviato da UpL il 20/3/2011 alle 17:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
20 febbraio 2011
UN SINDACO "LIBERALE" PER TORINO.

Nella giornata di ieri si è tenuta la conferenza stampa di presentazione del Candidato Sindaco per la Lista PLI-PSDI, Claudio MARCHESINO, Segretario Provinciale PLI, già Reggente Nazionale UpL.


Detta Lista rappresenta, forse, l'unica vera novità Politica in Città. Ci auguriamo che altri amici Liberali vogliano seguire tale esempio. E he da Torino possa partire un Nuovo Risorgimento Liberale.

Noi di UpL come già anticipato, appoggiamo convintamente questa candidatura che facciamo nostra.

 

COMUNICATO STAMPA.


Liberali e i Socialdemocratici piemontesi e torinesi in particolare hanno ritenuto di concorrere assieme alle prossime elezioni per il Sindaco, il Consiglio Comunale e i Consigli Circoscrizionali di Torino.

Il fine di questo impegno è di contribuire alla crescita sociale e politica della città di Torino, di riportare il singolo individuo e la sua libera partecipazione alle realtà collettive, ridando vigore e valore agli ideali che la città seppe esprimere facendola diventare, nel suo passato, il faro dell'innovazione civile economica e tecnologica.

La costruzione di un programma comune che individui i bisogni individuali e collettivi dei Torinesi per dare loro adeguate risposte da parte della civica amministrazione, è stato il primo passaggio di un percorso che ci porta oggi ad individuare il candidato comune al ruolo di sindaco nella persona diClaudio MARCHESINO.

Un candidato che pur avendo avuto un impegno politico e e civile lungo tutto l'arco della sua vita, non ha mai da questo tratto alcun vantaggio materiale a simbolo di una volontà di riportare la politica e l'amministrazione alla forma più alta del servizio agli altri che un cittadino può rendere, abbandonando il triste abito di renderle professioni.

L'invito ora è a tutte le componenti laiche della città per costruir assieme un percorso che porti a liste per il Consiglio Comunale e per le Circoscrizioni che siano l'espressione vera della città, della sua storia e della sua tradizione.

Liberali ed i socialdemocratici torinesi, eredi delle anime cavouriane e garibaldine che costruirono assieme l'Italia, e che furono sintesi di politica e sociale degli italiani del Risorgimento, non potevano in quest'anno che celebra la nostra Patria e la sua storia essere assenti.

L'obbligo di fornire a Torino la possibilità di un rilancio e di un ritorno al suo storico ruolo di capitale, oggi non amministrativa, ma in campi altrettanto significativi, non poteva che farci scegliere uno slogan che simboleggi l'intero nostro programma: "TORINO è CAPITALE"!

 

Saluti Liberali

 

segreteria@plipsdi.it

www.plipsdi.it




permalink | inviato da UpL il 20/2/2011 alle 1:29 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
politica interna
15 febbraio 2011
BRAMBILLA: la dignità non si trova in piazza.
RICEVIAMO E VOLENTIERI PUBBLICHIAMO.

Dagli anni settanta ad oggi, le donne italiane hanno fatto tanta strada. Ero una bambina quando la componente più radicale e di sinistra scendeva in piazza inneggiando al diritto di potere disporre del proprio corpo e della propria libertà di scelta. Rivendicavano un cambiamento culturale che potesse metterle in una condizione di indipendenza, faticosamente affermata nei decenni a seguire, e per la quale tutte noi siamo debitrici. Hanno ottenuto il divorzio, la legge 194, purtroppo ancora in parte non applicata per l'aspetto del sostegno alle donne in difficoltà, perché l'aborto è un'opzione estrema – e sulla quale personalmente dissento -, che apre una ferita nella coscienza. Hanno ottenuto la legge sulla procreazione assistita, contrastata e discussa quanto si vuole, ma certamente un significativo passo verso la libertà di scegliere la maternità. E poi tutti gli strumenti di sostegno e gli incentivi, che negli anni la politica ha saputo concretizzare. Fino ad arrivare alla legge sullo stalking, un fiore all'occhiello di questo governo, che si è particolarmente distinto per la sua attenzione alle donne ed alle loro esigenze. Ma molto resta ancora da fare.
L'occupazione femminile in Italia – lo rilevo anche da imprenditrice - è inferiore alla media di altri paesi europei. Le ragioni sono da ricercare nella scarsità di servizi dei quali le mamme possono usufruire per potere crescere i propri figli e nel contempo continuare a lavorare. Gli asilo nido non bastano, i costi non sono sempre abbordabili anche per quanto riguarda le soluzioni alternative, c'è il problema degli orari pomeridiani che mal si conciliano con quelli di chi svolge un'attività di qualunque genere, c'è la cura degli anziani della quale farsi carico. Ma se è scarsa la partecipazione femminile al mondo del lavoro, lo è ancora di più ai piani alti dell'economia. Come nella politica. Dopo anni di chiacchiere sulle "quote rosa", il Governo Berlusconi ha senz'altro segnato un significativo cambiamento con 5 donne ministro e portando in parlamento un congruo numero di deputate e senatrici.
Tuttavia, l'effettiva parità è ancora lontana.
Dilungarsi ancora sarebbe facile ma credo che oramai sia abbastanza chiaro perché, a mio avviso, non abbia alcun senso scendere in piazza per reclamare dignità. La dignità ce la diamo da sole. Sia che scegliamo di declinarla nel mondo del lavoro, sia crescendo i nostri figli. Quello che conta è la libertà di scelta. E se dobbiamo scendere in piazza, facciamolo per qualcosa di concreto, per pretendere strumenti che ci garantiscano maggiore autonomia. Non certo per la manifestazione di ieri, che non trova una sua giustificazione nella realtà ma – e mi dispiace dirlo - solo nella politica del tutto strumentale che la sinistra cerca di portare avanti, in mancanza di altri più credibili argomenti.
Qual è, infatti, il problema che tanto scalda gli animi delle signore di sinistra? Non volevano per sé quella libertà di disporre della propria vita, che oggi le giovani donne esercitano in misura sconosciuta alle loro nonne e forse anche alle loro madri? Le loro scelte vanno quindi rispettate, senza giudicarle. E questo certamente vale anche per coloro che ora sono scese in piazza. Libere di farlo, naturalmente. Ma non confondiamo un gruppo di donne fortemente politicizzate con tutte le donne italiane, che certamente esse non rappresentano e che, oltretutto, non hanno loro chiesto di farlo. Come donna e madre, ancorché Ministro della Repubblica, rivendico la mia totale non adesione a questa passerella. E propongo invece alle colleghe dell'opposizione, che sono state l'anima di questa manifestazione, di unire le nostre forze intorno ad un progetto comune: quello di lavorare per garantire a tutte le donne italiane il diritto ad un'uguale rete di servizi e di opportunità, che garantisca loro la libertà di vivere la propria vita come desiderano.


Michela Vittoria Brambilla, "Corriere della sera", 14 febbraio 2011


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SOCIETA'
10 febbraio 2011
NAPOLITANO SULLE FOIBE. MA QUALCOSA NON CI CONVINCE.
DA FB: http://www.facebook.com/home.php?sk=group_153057834749146&id=154090347979228&notif_t=like

(ASCA) - Roma, 10 feb - ''Il sacrificio delle generazioni che ci precedono non e' stato versato invano se oggi possiamo insieme costruire un avvenire migliore per i nostri popoli e per l'Europa''. Lo ha detto il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nel suo discorso al Quirinale in occasione del 'Giorno del ricordo', ricorrenza dedicata alle vittime delle foibe ed istituita con la legge del 30 marzo 2004.

Alla cerimonia hanno preso parte anche il ministro della Difesa, Ignazio La Russa, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Gianni Letta e lo scrittore italiano di origini dalmate, Enzo Bettiza.

''L'Adriatico - ha aggiunto Napolitano - dopo aver sofferto a lungo lacerazioni e conflitti, viene oggi trasformato dalla prospettiva euroatlantica. Le nuove generazioni, slovene, croate e italiane si riconoscono in una comune appartenenza europea che arricchisce le rispettive identita' nazionali''. ''La presenza di minoranze nazionali nei nostri tre paesi - ha concluso Napolitano - rievoca vincoli storici e culturali che si snodano attraverso secoli di civilta' e costituisce una ricchezza comune di cui fare tesoro. Il quadro di fondo e' dunque una nuova comunita' di valori fra i tre paesi''.

dab/mcc/rob

NON E' STATO VERSATO INVANO, IL SACRIIFICIO? MA CHE VUOL DIRE!!! CERTO CHE GLI UOMINI NON SI MASSACRANO TRA LORO INVANO, MA MICA E' GIUSTO!!

CHI L'HA VERSATO E PERCHÉ, DEVI SPIEGARE, ALTRIMENTI A CHE SERVE LA STORIA?

MASSACRI SENZA RAGIONE, DI GENTE INERME. ALTRO CHE! E FUGA DI 350.000 PERSONE, PER EVITARE DI ESSERE CARNE DA MACELLO, PURE LORO, SENZA UN PERCHE'. QUALCUNO CI SPIEGHI. INUTILE NASCONDERSI DIETRO UN DITO, FAR FINTA DI NIENTE, RIMUOVERE LA MEMORIA "SCOMODA". UN PO' PIU' DI CORAGGIO, SPECIE A SINISTRA, UN PO' DI VERA AUTOCRITICA, NN GUASTEREBBE. NO, PROPRIO NO! 


<UpL Unione per le Libertà>



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POLITICA
9 febbraio 2011
COMUNICATO STAMPA: FOIBE, TRAGEDIA DIMENTICATA, NELLA ROSSA TORINO
COMUNICATO STAMPA UPL:

«A Torino l’amministrazione comunale ignora, ancora una volta, che tra qualche ora, il 10 febbraio, l’Italia celebra il Giorno del Ricordo, per non dimenticare la tragedia delle migliaia di vittime innocenti gettate nelle foibe dai Komunisti titini e non solo, ed i 350mila italiani dell’Istria, di Fiume, di Zara costretti all’esodo». Così Galgano PALAFERRI Coordinatore Nazionale dell'UNIONE PER LE LIBERTA', Segretario del Presidio PLI Città di Torino Luigi EINAUDI, e Membro della Direzione Nazionale del Partito Liberale Italiano. "Esprimo  sdegno per tutto ciò, vicinanza alle famiglie delle vittime e invito tutti i Torinesi a protestare contro la scarsa attenzione nei confronti di una popolazione, quella degli esuli, che proprio a Torino ha contribuito fattivamente  allo sviluppo della città".

«Infatti erano oltre 10mila – conclude PALAFERRI – gli esuli istriani, dalmati e fiumani accolti a Torino, al termine della Guerra. Essi si son distinti per onestà, laboriosità, cultura e competenza. Ma, si sa, la sinistra ha memoria corta, quando non gli conviene ricordare o quando certi ricordi non possono che provocare fastidio e imbarazzo».

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