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UpL
Per un' Italia Liberale, Liberista, Libertaria_Costituente Liberale Nazionale_PLI
politica interna
28 luglio 2010
tea party italia a forte. 31.7.2010

Di: Galgano Palaferri <UpL – Tea Party Piemonte – Tea Party Torino>

Oggetto: Sabato 31 Luglio, TEA PARTY FORTE DEI MARMI con il Prof. Antonio MARTINO, Carlo STAGNARO, Daniele CAPEZZONE.

Un grandissimo ed importante evento estivo che porta Tea Party Italia in pieno centro a Forte dei Marmi, per un appuntamento di rilevanza nazionale!

Nella deliziosa cornice della Terrazza dello storico Caffè Principe vi offriremo un aperitivo e trascorreremo una serata insieme per dire basta all'oppressione fiscale e confrontarci su temi economici e culturali.

L'evento non sarà una noiosa conferenza ma un momento di incontro e confronto tra amici, all'insegna della musica e del divertimento.

Al di là delle differenze, liberali, libertari e conservatori si trovano riuniti al motto di MENO TASSE PIU' LIBERTA'


http://www.facebook.com/l/b36e1KdU454fxg3ja1GrnPdVPXA;www.teapartyitalia.it
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A great and important national event in the center of Forte dei Marmi (Tuscany -Italy) one of the most popular sea place in Italy.

In the delightful setting of the historic Terrace of "Caffè Principe" we will offer you a drink and say together: Taxed Already Enough!
The event will be a real party between friends, with music and fun.
Beyond the differences, liberals, libertarians and conservatives are united under the same fight against the big government.

http://www.facebook.com/l/b36e1KdU454fxg3ja1GrnPdVPXA;www.teapartyitalia.it

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Interverranno:
- LEONARDO FACCO (A.D. Movimento Libertario)
- GIORGIO FIDENATO (Imprenditore, Pres. Agricoltori Federati Pordenone)
- CARLO STAGNARO (Direttore ricerche e studi Istituto Bruno Leoni)

...e i responsabili di varie associazioni tra cui:
-ISFIL (Italian Students For Individual Liberty) con CARLO LUDOVICO CORDASCO
-Usemlab con FRANCESCO CARBONE
-Studenti Bocconiani Liberali

Ospiti dell'evento:
- Prof. ANTONIO MARTINO
- DANIELE CAPEZZONE (portavoce PDL)

...e molti altri a sorpresa!

Info:
Riccardo Cavirani
366.4441666;
ric64bit@alice.it
Jimmy Landi
338.3973534;
jimmy19@interfree.it

POLITICA
9 luglio 2010
12.7.2010: TORINO IN MARCIA!
MENO STATO, PIU' IMPRESA,
MENO TASSE PIU' LIBERTA', MENO SOCIETA' PIU' INDIVIDUO.
LOTTA CON
NOI! PER IL LAVORO, PER IL MADE IN ITALIY, PER LE NOSTRE IMPRESE.
RIVOLTA
FISCALE, RIVOLUZIONE LIBERALE.
A TORINO, A TORINO, A TORINO.
12.7.2010.
A FIANCO DI ICR "IMPRESE CHE RESITONO".

SOCIETA'
9 luglio 2010
TORINO IN MARCIA. PER L'IMPRESA, IL LAVORO, IL MADE IN ITALY.

MENO STATO, PIU' IMPRESA,
MENO TASSE PIU' LIBERTA',
MENO SOCIETA' PIU' INDIVIDUO.

LOTTA CON NOI!
PER IL LAVORO,
PER IL MADE IN ITALIY,
PER LE NOSTRE IMPRESE.

RIVOLTA FISCALE, RIVOLUZIONE LIBERALE.

A TORINO, A TORINO, A TORINO.

12.7.2010. A FIANCO DI ICR "IMPRESE CHE RESITONO"!

http://www.facebook.com/event.php?eid=137236872961254#!/event.php?eid=137236872961254&ref=mf
SOCIETA'
30 giugno 2010
TEA PARTY CRESCE. ON-LINE IL SITO WEB
Tea Party Italia cresce come entusiasmo, come partecipanti, come tappe e come strumenti!
Dopo il gruppo su Facebook, il Blog, il Merchandising finalmente sono on-line il sito ufficiale e il canale youtube.

www.teapartyitalia.it
Il sito ufficiale offre importanti strumenti e informazioni, una newsletter, il feed con le prossime tappe e i tutti i collegamenti e il materiale necessario per organizzare un tea party nella vostra città e seguire le attività del movimento.

www.youtube.com/italiateaparty
Per quanto riguarda il canale su youtube ci aspettiamo i vostri contributi per farlo crescere e diventare il più grande videoblog contro le tasse d'Italia.
Per questo vi chiediamo di inviarci foto e video dei tea partygià svolti e dei prossimi, per far circolare il più possibile sui nostri canali quanto stiamo facendo.

fotogallery
Per aiutarci a far circolare tutte le iniziative che il territorio offre vi invitiamo a mandarci le vostre foto di banchini contro le tasse o dei vostri tea party. le aggregheremo volentieri nel fotoblog in allestimento.

Stiamo creando gli strumenti utili per la causa comune, ma senza i vostri contenuti e la vostra libera iniziativa la battaglia non ha senso.
Mandateci materiale a info@teapartyitalia.it

IMPORTANTE
Aiutateci a diffondere la battaglia e pubblicate sulle vostre bacheche o i profili di facebook o sui vostri blog il link al nostro sito: www.teapartyitalia.it

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politica interna
30 giugno 2010
TEA PARTY AVANTI TUTTA. ANCHE A TORINO, ANCHE IN PIEMONTE!
Quella di Boston fu una scintilla. Le navi della Compagnia delle Indie Orientali, agevolate fiscalmente rispetto ai dazi che erano costretti a pagare i commercianti locali, erano già state rispedite al mittente a New York e Filadelfia. Nel porto del Massachusetts, invece, un gruppo di coloni travestiti da pellirosse e guidati da Samuel Adams assaltò i mercantili britannici e ne rovesciò il carico di tè in mare. Era il 16 dicembre del 1773. Ancora oggi, nell'immaginario popolare, il Boston Tea Party è ricordato tra le tante rivolte americane contro la corona inglese come quella che fece divampare il fuoco della rivoluzione, al grido di «libertà» e «indipendenza».

Non sorprende, dunque, che all'inizio del 2009, di fronte a un pesante ritorno dell'intervento pubblico nell'economia, un movimento di opposizione popolare si sia raccolto intorno alla sigla Tea Party. Gli americani sono molto gelosi della loro sfera di autonomia e di quella delle loro istituzioni locali. L'istinto coloniale li porta, a due secoli e mezzo di distanza, ad amare le loro piccole comunità e a diffidare del grande Leviatano, anche se questo ha spostato nel tempo la propria sede da Londra a Washington e ha cambiato il suo nome da impero a governo federale.

L'amministrazione Obama, ormai in carica da un anno e mezzo, ha puntato decisamente sulla spesa pubblica. Non che questa non fosse cresciuta già sotto il governo del suo predecessore, ma il primo presidente afroamericano ne ha fatto il tratto distintivo del suo modo di gestire l'economia. Il bailout da 787 miliardi, l'invio di nuove truppe in Afghanistan, l'intenzione di adottare una legislazione di contrasto ai cambiamenti climatici e, soprattutto, la costosa riforma sanitaria sono provvedimenti destinati a gravare pesantemente sul bilancio pubblico del suo paese. E, come i suoi cittadini sanno, un debito oggi significa quasi certamente una tassa domani. La parola Tea, infatti, oltre a rimandare all'episodio di Boston, è l'acronimo di Taxed Enough Already, già tassati abbastanza.

L'idea di ispirarsi ai coloni del Settecento è stata lanciata dal giornalista Rick Santelli sul canale CNBC il 19 febbraio 2009. Santelli, tra gli applausi dei trader di Chicago, ha accusato l'amministrazione Obama di incentivare cattivi comportamenti rifinanziando i mutui spazzatura e ha proposto, quasi per scherzare, di organizzare un Tea Party per opporsi. Le sue parole, invece, sono state prese tremendamente sul serio. Nelle settimane successive si sono accesi qua e là per l'Unione, quasi spontaneamente, piccoli focolai di protesta che hanno iniziato a crescere mese dopo mese. Il 27 febbraio sono state organizzate 48 manifestazioni, mettendo insieme alcune migliaia di persone. Il 15 aprile, per celebrare il Tax Day, gli eventi organizzati sono saliti a 750 e i partecipanti hanno superato il mezzo milione. Da lì in poi piccole proteste si sono succedute quotidianamente, per mesi, in tutti gli angoli degli Stati Uniti.

Due grandi manifestazioni si sono tenute, dopo l'estate, nella capitale. Il 12 settembre oltre 70.000 manifestanti hanno invaso Pennsylvania Avenue e marciato fino al Campidoglio, in quella che è ricordata come la più grande mobilitazione del movimento. Il 5 novembre, nella Guy Fawkes Night, ne sono arrivati circa 10.000 per incontrare i rappresentanti nei loro uffici, a pochi metri dalla bianca sede del Congresso, e sventolare sotto i loro nasi un eloquente striscione che recitava «Clean House 2010».

Via via si sono formati dei veri e propri gruppi parzialmente strutturati. I Tea Party Patriots, noti per il loro attivismo nei town hall meeting e per aver redatto un Contract from America: hanno raccolto le opinioni degli attivisti con un sondaggio on line al quale ha partecipato mezzo milione di persone e stilato così un elenco di priorità a base di responsabilità fiscale, trasparenza di governo e contenimento delle imposte. Oppure la Tea Party Nation, che a febbraio di quest'anno ha organizzato una convention che ha avuto come ospite d'onore Sarah Palin, ex candidata alla vicepresidenza in ticket con il repubblicano McCain. O ancora il Tea Party Express, un bus che ha fatto un paio di tour per i vari stati, uno per portare i cittadini alla manifestazione del settembre 2009 e uno per invitarli a non votare i rappresentanti che in Congresso avevano sostenuto la riforma sanitaria. Da un mese, poi, è nata la federazione che ambisce a riunirli tutti, cioè la National Tea Party Federation.

Visti da vicino, i manifestanti dei TeaParty sono un'allegra e colorata massa di individui, rappresentativi di praticamente tutti gli stati dell'Unione. Molti conservatori, certo, ma anche parecchi indipendenti e persino diversi democratici. Bianchi, ma anche qualche nero. Gente che crede a religioni diverse o che proviene dai gruppi sociali più disparati. Un gruppo eterogeneo, tenuto insieme da pochi principi fondamentali. Vogliono che l'America torni ai valori sanciti dai padri fondatori nella Costituzione del 1787. Vogliono più libertà economica, uno stato meno invadente che non aumenti il welfare e le tasse e che si preoccupi di mettere in ordine i conti pubblici contenendo il debito. Il loro nemico giurato è l'impopolare riforma sanitaria voluta dall'amministrazione Obama, contro la quale hanno combattuto per mesi. Diffidano dei politici di Washington, ma credono molto nelle istituzioni create oltre due secoli fa, che racchiudono il vero spirito unitario della nazione.

Come i partecipanti di tutte le manifestazioni alle quali siamo abituati dalle nostre parti, sono variopinti e fanno un po' di chiasso, ma confidano nella prassi democratica che Washington, Jefferson e Franklin hanno voluto. Il 5 novembre, tanto per dirne una, sono arrivati marciando fino al giardino del Campidoglio. Poi, dopo un paio di comizi, invece di disperdersi si sono messi in fila davanti agli uffici dei rappresentanti del Congresso. Hanno formato file ordinate di centinaia di metri e hanno aspettato un pomeriggio per poter andare a parlare uno per volta con i loro rappresentanti e convincerli che no, quella riforma non dovevano proprio votarla. File quasi commoventi di gente che non chiedeva a questo o quel politico dei favori, ma soltanto il rispetto della Costituzione.

Oggi si conta che il 18% degli americani si riconosce nel movimento. Non sono un partito, ma fanno sentire il loro peso nelle vicende politiche. Le primarie, per esempio. In Florida il loro sostegno a Marco Rubio ha spinto il governatore repubblicano Charlie Crist ad abbandonare la corsa interna al Partito Repubblicano e a tentare la scalata al seggio senatoriale da indipendente. In Kentucky hanno contribuito alla vittoria di Rand Paul, figlio del rappresentante libertario del Texas Ron Paul.

Il loro impatto sull'opinione pubblica è stato tale da vantare anche un tentativo di imitazione a sinistra, il politicamente corretto movimento Coffee Party, che invece difende il governo e i suoi programmi pubblici.

Pensare che qualcosa di simile possa nascere in Italia è quantomeno coraggioso. Nel nostro paese manca quell'anelito alla libertà dal Leviatano di cui è così intriso il sentire comune dell'americano medio. Il nostro è un paese abituato al debito, alle tasse e alla spesa pubblica elevate. Il fascismo prima e i partiti di massa della prima repubblica poi hanno emarginato la cultura liberale che aveva dominato il Regno d'Italia dall'Unità. La nostra classe politica si compiace nella gestione allegra delle finanze. Qualcuno ogni tanto promette di concedere qualcosa a chi vorrebbe vedere un po' di speranza, se non almeno di crescita. Se va bene, dalla tavola cadono le briciole.

Si può dire basta a tutto ciò e provare a copiare i nostri amici d'oltreoceano? Chi ha intenzione di trovare una risposta a questa domanda, tanto per incominciare, era a a Prato, nei giorni scorsi. Dove un gruppetto di persone amanti della libertà proverà ad accendere una piccola scintilla rivoluzionaria. E sarà a ROMA, dove il 26.6 la scintila continuerà a propagarsi inrrestabile. In ogni città, in ogni paese, in ogni dove. Perchè è ora di dire BASTA allo STATO PREDONE; DISSIPATOE D?ALTRI RICCHEZZA.
Perchè è giunta l'ra della RIVOLTA FISCALE, DELLA RIVOLUZIONE LIBERALE. E da TORINO, antesegnana di questa rivolta, oggi più che mai possibile, la città in cui nacque la "MARCIA dei QUARANTAMILA", sol qualche anno fa, ma che sembra un secolo fa, capitanata da A.MARTINO, MARONGIU, MIROGLIO, GADDI (e c'ero anchi, giovanizzimo), non può che venire l'incitamento al risveglio delle cscienze, indifesa e per una nuova LIBERTA'.
LIBERTA' di VIVERE, di non essere più VESSATI e RAPINATI da uno Stato sempr più TIRANNO.
Individui, Liberali, Liberisti, Libertari, AVANTI per la LIBERTA'!

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permalink | inviato da UpL il 30/6/2010 alle 18:22 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
POLITICA
1 gennaio 2010
VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!
E LA CHIAMANO STAMPA LIBERA!

mi chiedevo il perchè di questo "silenzio assordante" da parte
della stampa se-dicente libera a fronte di una notizia come questa:

http://www.facebook.com/note.php?note_id=228739557417&id=1108639210&ref=mf


Mah, sarà sicuramente il panettone, ms non è una giustificazione!
E comunque, VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!
Un abbraccio a tutti gli amici LIBERALI, agli Uomin...i Liberi, aiutateci
a rompere la cortina di silenzio, difendiamo la LIBERTA'!


Buon anno a tutti, per un Mondo Libero, per l'Italia Libera!

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Commenta Paola GARIFI:

Spero fortemente che il ricorso che sta portando avanti l'avvocato Anetrini contro l'attuale legge elettorale alla Corte Europea per i Diritti Umani riesca a sbloccare la situazione italiana: l'attuale legge elettorale, lo sappiamo bene, è illiberale e antidemocratica, dal momento che priva noi cittadini della possibilità di scelta del candidato al Parlamento.
E' inammissibile che il candidato presentato nelle liste sia un "sicuro eletto" piuttosto che un "possibile eletto": ecco perchè nel nostro Parlamento si possono attualmente permettere di prendere posto individui incompetenti e, haimè, a volte anche ignoranti.
Non entro nel merito del silenzio della stampa italiana riguardo al problema... ma un'idea non è difficile farsela.
Spero che nella prossima legislatura non avranno la possibilità non solo di essere eletti, ma di essere candidati personaggi di poco conto... che si permettono di decidere le sorti dell'Italia e di trattare i cittadini come fossero appestati (qualcuno lo conosco bene!)!... Mostra tutto... Mostra tutto
Vergogna!...
Buon Anno a tutti...
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Grazie Paola.
by UpL e PLI Presidio Città di Torino Luigi EINAUDI

POLITICA
30 dicembre 2009
I NODI, IL PETTINE E LA CORTE EUROPEA

UN' OTTIMA NOTIZIA, FINALMENTE! CI AVEVAMO DAVVERO VISTO GIUSTO. MA LA BATTAGLIA CONTINUA, DOBBIAMO VINCERE LA GUERRA. NON E' CHE L'INIZIO.
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Ci ho pensato,ma non c'era modo e mezzo migliore per comunicare ai 6000 aderenti che, oggi, ho ricevuto una lettera dalla Corte Europea dei Diritti dell'Uomo.
Riassumiamo i termini della questione.
Ho denunciato alla Corte la grave illegittimità della legge elettorale vigente, che ci priva di uno dei fondamentali diritti di libertà: quello di scegliere chi dovrà andare in parlamento e votare per il Governo.
Ho segnalato la grave lesione al principio democratico e ho chiesto che la Repubblica sia condannata per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo.
Ho atteso paziente per 22 mesi: ho fatto memorie, istanze. Tutto quello che potevo, insomma.
Ma non ho atteso invano.
Ho qui, tra le mie mani, la decisione della Corte che invita il Governo a rispondere - entro il 7 aprile - al quesito sulla legittimità delle norme ( quelle denunciate con il ricorso), con avvertimento che la Corte farà la sentenza.
Non è solo un primo passo.
Ora siamo in causa. Ho, in tasca, pareri autorevoli: anche quello di un ex Presidente della Corte Costituzionale.
Già sapevamo di avere ragione.
A breve ci sarà anche Qualcuno che ce la riconosce.

Avv. Mauro ANETRINI
POLITICA
4 dicembre 2009
TORINO: SERATA CONVIVIALE LIBERALE
 C'era una volta.....
Formidabili quegli anni, gli anni della Old House Music (allora semplicemte House Music), e pezzi, i famoci "Evergree" che hanno fatto storia.
Per rivivere quelle notti magiche, dove le notti iniziavano molto prima, xchè poi al mattino si doveva....studiare, per irdare a tutti la possibilità di rivivere quei momenti(per chi c'era) e per chi non c'era di scoprire "com'eravamo", nasce questa serata evento. Preceduta dalla CENA a BUFFET, la selezione musicale inzierà già dalle 22.30, quindi anche chi al mattino dovrà alzarsi presto, per lavoro o studio, potrà agevolmente essere dei nostri.
Non mancate alla serata inaugurale, fate il consueto PASSAPAROLA.
Vi divertirete, ne siamo convinti.
E col nuovo anno, "Special Guest" che hanno fatto la storia dell'HOUSE.

E, stante l'avvicinarsi delle festività Natalizie e per l'anno nuovo, questa serata sarà anche una piacevole occasione per uno scambio di auguri tra amiche e amici Liberali.
FREEDOM NIGHT dunque, con cena buffet e saletta riservata per gli amici UpL. del Circolo Luigi Einaudi e i Liberali e liberali piemontesi.


Info Tavoli cena. dopo cena, Liste: 3317102065 -3406703498
(potete prenotare anche via sms, mpv su fb
RETRO', SERATA LIBERALE, mail (upl@hotmail.it )
indicando Nome,
numero persone,
Tavolo pre o post-cena).


VI ASPETTIAMO!
"OldHouseFashionEvent"
17 novembre 2009
IL MURO DI BERLINO, 20 ANNI DOPO. ALLA RICERCA DELLE LIBERTA'
 

Vent'anni dopo la fine della Guerra Fredda, la minaccia dei Verdi, Neri, Rossi contro l'Occidente...

ECONOMIA
3 ottobre 2009
TOLTA L'"IRAP" SULLE AZIENDE. Dove, in Italia? NO, IN FRANCIA!
Da Oltralpe giungono notizie di una sensibile riduzione della pressione fiscale.

Il governo Sarkozy ha deciso di togliere l’Irap sulle aziende per un valore di 11,6 miliardi di euro.

L'Imposta regionale sulle attività produttive, nota anche con l'acronimo IRAP, è stata istituita con il decreto legislativo 15 dicembre 1997 n.446. È un'imposta di competenza Statale, nella sua applicazione più comune, colpisce il valore della produzione netto delle imprese ossia in termini generali il reddito prodotto al lordo dei costi per il personale e degli oneri e dei proventi di natura finanziaria.

la mossa francese ha messo in stato di agitazione il numero uno di Confindustria, Emma Marcegaglia, che teme una sparigliamento delle carte sul fronte della concorrenzza.
«Nel momento in cui si muovono Paesi nostri concorrenti come la Francia e la Germania il tema fiscale va posto all'attenzione del nostro Governo, perché c'è un problema di competitività e concorrenza», ha chiosato il presidente di via dell’Astronomia.

Il tema della riduzione fiscale, dunque, torna al centro del dibattito politico. Sulla spinta delle parti sociali, l’esecutivo è alla disperata ricerca di risorse per avviare una progressiva riduzione del carico fiscale su persone e imprese. La soluzione non è semplice visto l’enormità del nostro debito pubblica. Ma c’è anche la consapevolezza che solo attraverso il rilancio dei consumi interni, stimolato attraverso la leva fiscale, l’economia nostrana può realmente imboccare un percorso di crescita sostenuta.

E in ITALIA, quando?
Ecco, se anzichè trastullarci col "gossip".........!
.......

IRAP:

Sono soggetti all'Irap (art.3 D.Lgs. 446/97):

Società per azioni, Società a responsabilità limitata, Società in accomandita per azioni
Enti che hanno per oggetto esclusivo o principale l'esercizio di una attività commerciale
Amministrazioni pubbliche (Stato, Regioni, Province, Comuni, ecc.)
Enti non commerciali residenti
Società ed enti non residenti di qualsiasi tipo
Società in nome collettivo e Società in accomandita semplice
Persone fisiche esercenti attività commerciali o di lavoro autonomo
Produttori agricoli (solo se non esonerati)

Determinazione dell'imponibile
La base imponibile si determina in maniera differente a seconda che il soggetto passivo sia:

un'impresa commerciale;
un produttore agricolo;
un ente non commerciale o un ente pubblico;
una banca o un'assicurazione;
è da notare che, se il contribuente esercita attività differenti, la base imponibile su cui si applica l'aliquota è costituita solamente dalla somma di quelle positive. Ad esempio, se un contribuente ha una base imponibile di € 100.000 relativa a un'impresa commerciale ed è anche produttore agricolo con una base imponibile pari a € -20.000, l'aliquota sarà applicata a una base imponibile di € 100.000.

Imprese commerciali

La base imponibile è data dalla differenza tra le voci classificabili nel valore della produzione come definito nello schema di bilancio del Codice Civile e le voci classificabili nel costo della produzione dello stesso schema. Dal costo della produzione è necessario escludere il costo del personale dipendente, le perdite su crediti (anche se di natura estimativa, come accantonamenti e svalutazioni) e gli interessi eventualmente compresi all'interno dei canoni di leasing. I costi vanno considerati con le stesse regole di deduzione previste dalla normativa Irpef e Ires. In linea generale un costo non deducibile dal reddito ai fini Ires, ad esempio per una Srl, non sarà deducibile neppure dall'imponibile Irap. Vi sono tuttavia talune eccezioni, quali ad esempio l'Imposta Comunale sugli Immobili (ICI) che pur non essendo deducibili ai fini Ires mantengono la deducibilità ai fini IRAP.

Anche i soggetti non obbligati alla redazione del bilancio previsto dal Codice Civile (quindi snc, sas e imprese individuali con un volume d'affari inferiore a certi limiti) dovranno comunque riclassificare i propri costi e i propri ricavi in detto schema per determinare l'imponibile Irap.

Prodotti agricoli
La base imponibile si determina come differenza tra l'ammontare dei corrispettivi e l'ammontare degli acquisti effettuati per la produzione come risultano da quanto dichiarato nella dichiarazione Iva.

È possibile scegliere di determinare l'imponibile come previsto per le imprese commerciali.

I produttori agricoli esonerati dall'Iva sono altresì esclusi anche dall'Irap.

Enti non commerciali e pubblici È necessario operare due distinzioni. La prima in relazione alla tipologia di soggetto distinguendo tra Ente non commerciale od Amministrazione pubblica.

Enti non commerciali (Art. 10 D.Lgs.446/1997)
al comma 1 del citato articolo si precisa che l'imponibile è pari al totale dei compensi per lavoro dipendente, assimilato od autonomo occasionale, calcolato con il criterio della competenza (criterio retributivo). Al comma 2 si precisa che qualora l'ente svolga anche attività commerciale può applicare per questa il calcolo dell'imponibile proprio delle imprese commerciali (Art. 5 del citato decreto). La possibilità data dal comma 2, detta dell'IRAP commerciale, o dell'IRAP mista, si esplica mediante l'esercizio di un'opzione da porre in dichiarazione e permette di ottenere risparmi sulla parte retributiva
Amministrazioni pubbliche (Art. 10-bis D.Lgs. 446/1997)
vale la stessa cosa detta per gli enti non commerciali con la differenza che per l'IRAP retributiva il criterio per il calcolo dell'imponibile è quello di cassa. In questo caso è previsto uno specifico modello di dichiarazione (IRAP-AP).

Banche e assicurazioni
Le banche, le assicurazioni e altri tipi particolari di attività quali le società di intermediazione mobiliare (SIM) e le Sicav seguono norme particolari nella determinazione dell'imponibile.

Aliquota e calcolo dell'imposta
L'importo da versare si ottiene applicando alla base imponibile, detta Valore della Produzione Netta, un'aliquota secondo quanto previsto dall'Art.16 del Decreto Legislativo 446 del 1997. Questo articolo prevede al primo comma l'aliquota del 4,25% (modificata nel 2008 al 3.90%), al secondo l'aliquota differenziata dell'8,50% per le Amministrazioni pubbliche ed al terzo comma la possibilità di elevare o ridurre la prima aliquota fino ad un massimo dell'1%.

Negli ultimi anni sono state introdotte alcune forme di abbattimento della base imponibile per le micro imprese, per l'inserimento nel mercato del lavoro e per la ricerca sotto forma di deduzione.

Con la legge finanziaria per il 2005 è stata stabilita la possibilità per le Regioni di elevare l'aliquota ordinaria dell'1% in caso di sfondamento della spesa sanitaria. Tale possibilità è divenuta obbligo nella Finanziaria 2006 ed ha comportato l'aumento dell'aliquota ordinaria al 5,25% per l'Abruzzo, la Campania, il Lazio, il Molise e la Sicilia relativamente agli anticipi dell'IRAP del 2006.

Con la legge finanziaria 2007 nell'ambito degli interventi noti come riduzione del cuneo fiscale è stata introdotta la deduzione dall'imponibile dell'intero costo dei contributi assistenziali e previdenziali versati per i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato e di una deduzione di 5.000 euro, rapportata ad anno, per ogni lavoratore dipendente a tempo indeterminato impiegato nel periodo d'imposta. La deduzione decorre dal 1º febbraio 2007 nella misura del 50% e per l'intero ammontare a decorrere dal 1º luglio 2007. La deduzione potrà essere applicata con il primo acconto 2007 scadente il 18 giugno 2007 in quanto il decreto legge n. 67/2007 ha eliminato il vincolo dell'approvazione comunitaria. Ciò nonostante non sono del tutto esclusi vincoli di compatibilità con la normativa comunitaria sulla concorrenza, in particolare se le deduzioni non fossero estese agli operatori dei settori bancario, assicurativo e finanziario per il momento escluse dall'agevolazione (il Governo si è impegnato ad estendere la deduzioni anche a queste categorie), ma anche qualora venissero sollevate obiezioni su altri aspetti della nuova norma.

Con la legge finanziaria 2008 (Art. 1 comma 226) l'aliquota del 4,25 % è stata abbassata al 3,9 %. Per le Regioni che avevano adottato una diversa aliquota, essendosi avvalse della possibilità di cui all'Art. 16 comma 3 del D.Lgs. 446/1997, od essendo incorse nella misura richiamata sopra, relativa alla Finanziaria 2006, l'aliquota per il 2008 viene calcolata moltiplicando quella in vigore per il coefficiente 0,9176.

Modalità di versamento
Il periodo d'imposta è determinato con le stesse regole previste per le imposte sul reddito. Anche per le regole di dichiarazione e di versamento si seguono le stesse regole di Irpef e Ires.

Fino al periodo fiscale 2007 è necessario allegare il modello della dichiarazione Irap (Quadro IQ) al modello Unico; successivamente in ottemperanza al disposto dell'Art.1 comma 52 della Legge 244 del 2007 (Legge Finanziaria 2008) la dichiarazione non dovrà più essere presentata in forma unificata. Il versamento, per le imprese commerciali, dovrà essere effettuato tramite il modello F24, sezione regioni, in due rate, generalmente da effettuarsi entro il 16 giugno (modifica con decorrenza 1º maggio 2007, precedentemente era il 20 giugno) e il 30 novembre dell'anno di competenza. Il saldo andrà versato il 16 giugno (precedentemente era il 20 giugno) dell'anno successivo unitamente al primo acconto del periodo d'imposta in corso. È previsto per la rata del 16 giugno il versamento nei 30 giorni successivi con la maggiorazione dello 0,4%. Fanno eccezione al modello F24 le pubbliche amministrazioni che calcolano l'imponibile ai sensi dell'Art. 10-bis del D.Lgs.446/1997 che dal primo gennaio 2008 debbono utilizzare a tale scopo il modello F24-EP (Enti pubblici). Dal 14 marzo 2008 sono stati predisposti con la risoluzione n°98E i codici di versamento anche per la cosiddetta IRAP commerciale o mista, per quanto riguarda gli acconti ed il saldo. Precedentemente, fino al 31/12/2007 le pubbliche amministrazioni dovevano versare l'IRAP, sia quella Retributiva che quella Commerciale, utilizzando il modello 124T, essendo vietato per loro, l'utilizzo del modello F24. Conseguenza del divieto dell'utilizzo del modello F24 (diverso dall'F24-EP) per le pubbliche amministrazioni è l'impossibilità di fare compensazioni tra IRAP ed altre imposte.


Rimborso dell'imposta
L'Irap è indeducibile dalle imposte sui redditi. Diversi contribuenti avevano proposto ricorso contro i provvedimenti di diniego da parte dell'Agenzia delle Entrate dei rimborsi richiesti per le imposte dirette pagate in conseguenza dell'indeducibilità dell'Irap. Alcune Commissioni Tributarie avevano ritenuto che la norma in questione (art. 1 D.Lgs. 446/1997) poteva risultare illegittima per violazione del principio di capacità contributiva e rimesso gli atti alla Corte Costituzionale.

Nell'attesa del giudizio, è stato emanato il decreto legge n. 185/2008 (convertito dalla legge n. 2 del 2009) il quale dispone che è deducibile dalle imposte sul reddito una quota pari al 10% dell'Irap versata, qualora il contribuente abbia sostenuto costi del lavoro od oneri finanziari indeducibili. La norma agisce retroattivamente ed è quindi possibile presentare istanza di rimborso per la parte di imposta sul reddito pagata in eccesso, purché alla data del 29 novembre 2008 non fossero trascorsi 48 mesi dal versamento. Restano accoglibili, nei limiti indicati, le istanze di rimborso già presentate

La situazione può essere chiarita da un esempio numerico:

reddito 1000
imposte sul reddito Ires 275
Irap versata 100
In questo caso, ipotizzando che sussistano costi del lavoro od oneri finanziari indeducibili, il contribuente può dedurre il 10% di 100 ovvero 10. Ne consegue che:

reddito 990 (1000 - 10)
imposte sul reddito Ires 272,25
Come si vede l'imposta sul reddito è ridotta di 2,75: questo è l'importo da richiedere a rimborso. In sostanza occorre applicare al 10% dell'Irap versata, l'aliquota dell'imposta sul reddito vigente nell'anno. Qualora l'impresa sia in perdita, per effetto della deduzione potrà ottenere una maggiore perdita che, potrà portare in riduzione di altri redditi nell'anno o nei successivi secondo le norme ordinarie.


Cenni storici e critiche
L'Irap è stata istituita nell'ambito della riforma della finanza locale che ha tra l'altro istituito anche l'addizionale regionale Irpef. Con la sua istituzione sono stati soppressi l'Ilor (Imposta locale sui redditi), Iciap, imposta sul patrimonio netto delle imprese, tassa di concessione governativa sulla partita Iva, contributo per il servizio sanitario nazionale (tassa della salute), contributi per l'assicurazione obbligatoria contro la tubercolosi, contributo per l'assistenza di malattia ai pensionati, tassa di concessione comunale e la tosap.

L'imposta ha, sin dalla sua introduzione, suscitato notevoli polemiche. Questo in quanto, andando a colpire il reddito al lordo del costo del personale, grava in particolar modo su imprese ad alta intensità di manodopera riducendone la redditività. Inoltre l'Irap spesso viene pagata dalle imprese anche in presenza di una perdita di esercizio andando ulteriormente ad aggravarla.

L'imposta è stata oggetto di diverse critiche ed anche di alcuni ricorsi alla Corte Costituzionale per presunti vizi di costituzionalità. Ad oggi (ma alcuni ricorsi sono ancora pendenti), la Corte ha respinto tutte le censure dei ricorrenti. Particolarmente importante la sentenza 156 del 2001, nella quale la Corte respingendo diverse questioni di legittimità sull'Irap, ha individuato il presupposto dell'imposta nel valore aggiunto prodotto da attività autonomamente organizzate.[4] Alla pronuncia sono seguite decine di sentenze delle Commissioni Tributarie, confermate anche in Cassazione, tendenti ad escludere il pagamento dell'imposta e ad ammetterne il rimborso per i lavoratori autonomi privi di autonoma organizzazione. La stessa Agenzia delle Entrate ha accolto la tesi della necessità dell'autonoma organizzazione per i lavoratori autonomi, dando istruzioni agli uffici per l'abbandono del rilevante contenzioso in corso. In ogni caso, doveva proseguire il contenzioso nei confronti di taluni imprenditori (dal punto di vista fiscale), quali artigiani, agenti di commercio e promotori finanziari, che avevano avviato cause sostenendo anch'essi la mancanza di organizzazione. Secondo l'Agenzia delle Entrate, l'organizzazione è infatti elemento necessario dell'attività d'impresa svolta da questi soggetti. Le innumerevoli sentenze in materia di autonoma organizzazione hanno ormai fissato due principi, la cui prova deve essere fornita dal contribuente:

non devono essere presenti lavoratori dipendenti o collaboratori;
i beni strumentali devono limitarsi al minimo indispensabile per l'attività svolta.
Recentemente, la Cassazione ha sostenuto l'applicabilità del concetto di autonoma organizzazione, anche ad agenti di commercio e promotori finanziari. Secondo la Corte è infatti irrilevante il fatto che tali attività ai fini delle imposte sul reddito siano qualificate come redditi d'impresa, ben potendo le stesse essere svolte anche senza organizzazione. Il punto però è ancora controverso.

Un altro intervento contro l'Irap è stato effettuato presso la Corte di Giustizia dell'Unione Europea che è stata chiamata a decidere se tale tributo fosse in realtà un duplicato dell'Iva, come da parere dell'ormai famoso avvocato Jacobs. Tuttavia, il ricorso è stato respinto: in data 3 ottobre 2006 la Corte ha dichiarato la compatibilità dell'IRAP col diritto comunitario (sentenza 82/2006).

(Nota: Le informazioni riportate, specialmente quelle di carattere tecnico (aliquote e modalità di calcolo versamento), possono essere oggetto di modifiche anche radicali con l'evoluzione della normativa).




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permalink | inviato da UpL il 3/10/2009 alle 17:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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